The Stone Sky

Nora K. Jemisin, 2017

Ho acquistato l’intera trilogia “Broken Earth” di Nora K. Jemisin nel 2019: tre premi Hugo nella stessa serie erano un buon segno. Avevo letto subito l’ottimo The Fifth Season, ma ho tenuto The Obelisk Gate da parte per un paio d’anni. Un altro paio, ed è arrivato il momento di leggere The Stone Sky e completare la storia.

Il pianeta è sull’orlo del disastro da pagina tre del primo volume. Il secondo alza la posta, se possibile: accando al ‘normale’ (in questo mondo) disastro naturale che minaccia di annientare l’umanità, appare la possibilità di distruggere l’intero pianeta, o di riportare un po’ di ordine nell’attività sismica, ed un po’ di speranza per è ancora vivo. Agli estremi del conflitto le due protagoniste, madre e figlia. Il dramma personale si intreccia con quello di comunità in conflitto e sfacelo, mentre la cenere oscura il cielo e l’inverno nucleare sismico cala sul mondo.

La fantascienza del primo libro era di soddisfazione, mentre il secondo iniziava a mischiare magia un po’ inspiegabile. Il terzo la identifica—ahimé—con la forza vitale, che pervade tutto ciò che è vivo, torna alla terra in un circolo virtuoso, ma può essere rubata e consumata. Se vi ricorda Final Fantasy VII, non siete i soli. C’è persino la Shinra Inc. della situazione, una nazione tecnologicamente avanzata e (quindi) malvagia, che in passato usava la forza vitale come fonte di energia. Di essa rimangono artefatti dimenticati ma ancora funzionanti. Potevano fare di tutto, incluso volare sulla Luna a batterie, o percorrere tunnel attraverso il mantello di un pianeta le cui zolle stanno dando di matto da 40000 anni. Se il tunnel non vi sembra una buona idea, potete tenere la mano di creature magiche e compiere lo stesso tragitto, più velocemente. Non si bruciano neanche i vestiti.

Un po’ troppo per me, e la sospensione inizia a perdere colpi, mentre cerco di collegare i dettagli di queste cose magiche. Un antico peccato, la Terra che vuole vendicarsi uccidendo tutti, ma al tempo stesso controlla i Guardiani che... aiutano l’umanità a sopravvivere ai disastri naturali? Rimpiango l’asfalto nel primo libro: un materiale così normale, trasformato in artefatto di una tecnologia perduta; le poche strade rimaste ammirate dai viaggiatori. Fatico ad inserire gli incredibili sistemi del terzo volume nello stesso mondo.

La trama della trilogia non va dove avrei preferito, ma rimane ottima. I personaggi e la loro evoluzione rimangono solidi. Hanno avuto tre libri per crescere, è l’hanno fatto in modo interessante e consistente, lungo percorsi diversi e altrettanto difficili. L’epilogo non ha bisogno di colpi di scena.

Sono sempre incerto sull trilogie: fermarmi al primo libro, o dedicare tempo all’intera storia? Il giudizio rimane incerto, forse lo digerirò col tempo. Per ora i volumi ritornano sullo scaffale — lo spazio è limitato, ma Broken Earth ne merita un pezzetto.