Kafka on the Shore

Haruki Murakami, 2002

Con l'avanzare della primavera, mi sono ritrovato a leggere più libri in parallelo. Così siamo arrivati a Giugno, e solo ora finisco il quarto libro dell'anno.

Kafka on the Shore mi è stato suggerito da Fabio quasi un anno fa, quando la pila dei libri era bassa, ed avevo chiesto suggerimenti in giro. Murakami è uno dei nomi che si sentono spesso, ed i suoi libri spesso disposti piatti su un tavolo, in libreria. Ma anni fa avevo letto “Hardboiled Wonderland and the End of the World” ed ero rimasto incerto: il misto di fantascienza e fantasy sembrava mancare la rigorosità a cui sono abituato. Prendere in mano un secondo romanzo sembrava una buona idea per rivalutare l'autore.

In realtà sono passati mesi prima che lo portassi a casa. La pila si era rapidamente alzata all'inizio dell'estate, e quando ero andato a cercarne una copia, la libreria era senza. Un'altra volta ce n'erano due, entrambe danneggiate. Soltanto ad Aprile ho avuto successo.

Kafka on the Shore è un libro pieno di gente in viaggio, fisico e metaforico, ma il volume non ha mai lasciato casa. L'ho letto alla sera, più di traverso sul divano che sulla sedia a dondolo. Sono dettagli importanti, che rappresentano gli ultimi mesi: la sedia spesso occupata, entrambi un po' stanchi, e la lettura a riempire tempo che avanza, in modo passivo, invece di un momento pianificato.

Il romanzo mi ha lasciato... un po' incerto. Come Hardboiled Wonderland, avanza con due storie parallele ma collegate. In modo simile mischia reale, mondano e fantastico. Le storie di Kafka, e dell'anziano che parla con i gatti—e si, i gatti rispondono—prendono pieghe strane ed originali, ma ogni tanto c'è un eccesso onirico che mi lascia dubbioso. Ci sono dubbi, domande, ed ovviamente poche risposte. Il che mi lascia nella stessa incerta posizione su Murakami: il viaggio è un piacere, ma non sento il vuoto della non-destinazione.

Lascio la porta aperta ad un terzo libro, però, per triangolare lo stile. I mondi di Murakami sono sfuggenti, ma la prosa scorre alla velocità giusta, e le immagini sempre strane ed interessanti.