Atomic Habits

James Clear, 2018

Ho visto Atomic Habits menzionato in giro più volte negli ultimi anni, e quando mi è passato davanti ne ho letto un paio di capitoli per curiosità. Era leggero (soprattutto in confronto all'altro libro che avevo sul tavolo) così ho pensato di andare avanti.

L'autore, James Clear pubblica da anni sul web, e si nota dalla voce, colloquiale e amichevole. Non è un problema leggerla su carta, ma ho notato il suono diverso. Nel libro analizza le componenti delle abitudini, e le loro relazioni con l'identità della persona, i luoghi e gli ambienti in cui la persona vive, e come questi possono essere adattati per favorire certi comportamenti ed ostacolarne altri. Il punto è rendere certi passi facili ed interessanti, altri difficili o costosi. La forza di volontà è qualcosa di incostante, quindi è meglio non affidarvisi. In particolare, di rado ha successo quando si cerca di non fare qualcosa, perché è uno sforzo senza soddisfazione. Clear suggerisce invece di “invertire” il non-fare in qualcosa di positivo, che di cui si possa tenere traccia e vedere il progresso.

Non sono mai andato in cerca di libri sull'argomento, ma la questione abitudini è qualcosa che mi ha sempre affascinato. Salvato da qualche parte—nel 2003—ho un titolo per un post mai scritto: “Abitudine: ossido di vita”. Se ripeti un'azione un numero sufficiente di volte, il movimento si solidifica, nel bene e nel male. Diventa più semplice e veloce da compiere, ma inversamente perdiamo attenzione e considerazione. Ho sviluppato così un rapporto duale con le mie abitudini, e le tengo d'occhio. Mi interessa notarle, e categorizzarle.

Ci sono quelle che definisco “metodo”, per esempio un modo efficiente e particolare di procedere, che ogni tanto rivaluto per vedere se sono ancora valide, sono diventate obsolete, o possono essere migliorate. L'ordine in cui i piatti finiscono nella lavastoviglie, l'impilarsi dei vestiti nell'armadio, la sequenza di passi in una ricetta che ripeto con una certa frequenza. Ci sono abitudini di sociali o di comportamento, più subdole e difficili da notare a volte, che finiscono in questione quando le noto in altri, o creano attrito. Ho anche abitudini legate ad un luogo od uno spazio: quello che faccio in un certo posto, o in un certo momento della giornata. Queste creano binari lungo cui la vita si svolge, ed è importante smuoverle in modo da creare tempo per quello che si vuole fare. L'alternativa è quella sensazione di giorni sfuggiti, senza particolari ricordi. Giorni in cui l'abitudine mi guida, e l'attenzione non deve far niente.

Smuovere abitudini è qualcosa che cerco di fare spesso, giusto per tenermi in allenamento. Invertire le posate a tavola, riposizionare oggetti di uso frequente, o fare colazione seduto ad un lato diverso del tavolo. Sono piccoli momenti di esplorazione, in cui osservo i binari dell'abitudine, li abbandono, e vedo cosa succede. La sveglia in un posto diverso cade sempre, la rimetto dov'era. La vista da entrambi i lati del tavolo è equivalente, non ho preferenza. Usare posate al contrario è complesso, ma dopo qualche giorno diventa naturale. Ho imparato qualcosa di nuovo, annodato diversamente un po' di neuroni.

Nel libro ho trovato alcuni spunti interessanti, cose da provare o tenere in mente. Mi ha ricordato che cominciare qualcosa di nuovo dev'essere facile, quindi è meglio fare passi piccoli, non importa quanto, ma con costanza. I risultati saranno microscopici, ma il primo obbiettivo è la costanza, non qualche ideale lontano.