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Problemi strutturali

Toh guarda, Aprile è sfuggito veloce. Di questi tempi mi sento un po' in sospeso e fatico a mantenere una routine—almeno fuori dal lavoro. L'origine di questa incertezza nell'aria non mi è chiara, ma ho dei sospetti. Da un lato è primavera: le giornate si allungano fin troppo velocemente da queste parti, ed il tramonto non è più utile per demarcare parti della giornata; ogni dì è diverso, e mi ritrovo spesso in ritardo con i miei piani. Dall'altro la Scozia sta riaprendo dal lockdown, cominciato sotto Natale, in una sequenza monotòna di riaperture che rendono ogni settimana diversa da quella precedente. Non ho ancora sfruttato molto le nuove libertà, ma almeno ho incontrato un paio di amici contemporaneamente—all'aperto.

Questi continui cambiamenti sembrano tenermi in tensione, e finisco per saltare di faccenda in faccenda, di progetto in progetto, senza fermarmi a considerare se è davvero quello che voglio fare con il mio tempo. Spesso non lo è, è soltanto la prima cosa che mi passa in mente. Così alla tensione si accosta una generale insoddisfazione. Quando mi siedo a scrivere le idee scarseggiano, e rimando. E rimando ancora. Non mi sembra di aver concluso molto ultimamente; ma se metto tempo da parte e rallento, idee e risultati tornano a galla.

Per ridare struttura al mio tempo, oggi ho preso ferie. Ho vagato un poco per il centro, visitato due librerie che hanno riaperto di recente, e comprato libri che da mesi attendevano in cima alla lista. Sulla via del ritorno mi sono seduto a leggere su una sponda verde, sotto il sole, smezzando oatcake con un corvo di passaggio. Pace e silenzio, e niente video-chiamate.

Un pila di tre libri Non vedo l'ora

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