Articoli per ottobre 2020

Refactoring

Martin Fowler, 2018

Chiudo il volume con un inaspettato senso di soddisfazione, se tengo in conto che Refactoring non ha un finale. Non ha neanche una storia, e per due terzi è un catalogo di tecniche. È assai raro che legga un libro di informatica. In vent'anni e più di “carriera”, ne avrò letto meno di dieci. Probabilmente ho imparato di più da documentazione ufficiale ed articoli ufficiosi, che da opere monografiche, cartacee o digitali. Ma sono assai contento di aver comprato questo.

Oltre agli effetti più evidenti, il codice di un programma definisce implicitamente una serie di premesse e confini. A volte ne siamo consci, a volte passano inosservati, ma questi presupposti definiscono e limitano la possibile evoluzione del software che stiamo scrivendo. Refactoring è la pratica—l'arte?— di modificare questi limiti, senza modificare il funzionamento del codice. Il libro cataloga numerose tecniche per evolvere il codice, descrivendone gli effetti sui limiti, ed i passi necessari per metterle in atto. Passi piccoli ma certi, scelti in modo da lasciare sempre integro il comportamento iniziale.

Refactoring è un libro rilassante, e si è rivelato quasi un calmante in un periodo teso come questa primavera, quando La Situazione ci teneva chiusi in casa, e sul lavoro (vecchio) tutto avveniva di corsa e alla meno peggio. La narrazione di ben definiti spezzoni di lavoro, nella calma voce di Martin Fowler, riportava l'intera professione nella normalità. Si fanno cose per una ragione, con metodo. L'entropia è inevitabile, ma è possibile controllarla.

A questo punto mi sono probabilmente già dimenticato i passi descritti nella maggior parte delle sezioni, ma mi resta un arsenale di concetti. Posso tornare al volume in qualsiasi momento, se mi servono i dettagli. Oppure posso leggerlo online. Il libro fisico permette l'accesso alla versione web, che è anche la versione canonica. Il volume rigido che ho comprato è solo un'istantanea del sito, e quest'ultimo continuerà ad evolversi.

Foglie e tensione

Auto rosse e foglie gialle I colori dell'autunno

Ottobre si è rubato il verde, poi le foglie stesse, e per finire la luce diurna. Oggi il sole si è nascosto dietro al palazzo di fronte subito dopo mezzogiorno, così dichiaro iniziata la stagione buia. Pioggia e vento hanno già ridotto il piacere della passeggiata postprandiale. Eppure il bosco dietro casa, l'ultima volta che ci son passato, era assai più luminoso, ora che gli alberi sono quasi spogli. Gli scoiattoli girano iperattivi, impegnati a nascondere o spostare provviste.

Tutte cose normali, ma è giusto notarle. Meno tradizionale per l'autunno è La Situazione, che è tornata in prima pagina. La Scozia continua a sfuggire al peggio (riservato all'Inghilterra, dove il governo centrale tentenna e fa pasticci) ma alcune restrizioni sono tornate anche qua. Nelle ultime settimane ho ripreso a sentire una preoccupazione di sottofondo, che mi ha reso stanco e improduttivo. Più leggera rispetto ad Aprile, perché ci si abitua a tutto, ma con l'aggiunta di dubbi sulla situazione politica britannica, e tensione per le elezioni nell'altro continente. Ed i miei vaghi piani di scendere in Italia sono di nuovo in alto mare. Manco da Gennaio, e per quanto la famiglia sia altamente tecnologica—mancano giusto gli ologrammi—preferirei visitarla di persona. Questa volta cercherò di attivarmi appena i grafici puntano nella direzione giusta.

Nel frattempo la normalità è più o meno stabile: lavoro da casa, girello attorno quando il tempo lo permette. Mi sono addentrato in una libreria, perché sto finendo i libri da leggere, e preferisco comprarli dal vivo. Ma mascherato e distanziato mi è mancata l'ispirazione, e sono tornato a casa a mani vuote. Dovo riprovare, oppure arrendermi ed ordinarli online.

Il lavoro nuovo almeno continua a soddisfare. Superati i primi mesi nebbiosi, il paesaggio è assai più chiaro. E come avevo sperato la posizione non è “so tutto, ma non lo posso fare” come nelle ultime avventure, ma “non ne so abbastanza!” e devo imparare tutto l'imparabile. E l'idea mi mette un enorme sorriso.