Articoli per aprile 2020

Ancillary Mercy

Ann Leckie, 2015

Leggere nel mezzo de La Situazione non mi viene facile. Scrivere nemmeno, ma quello è un altro problema.

All'inizio di Aprile ho deciso di mettere da parte i libri in corso, e di prendere dallo scaffale qualcosa di più facile. La scelta è caduta su Ancillary Mercy, il terzo ed ultimo volume della trilogia di Ann Leckie, accanto a Ancillary Justice ed Ancillary Sword. Continuare una storia che già si conosce richiede meno concentrazione rispetto a cominciare un libro nuovo, ed a questo punto Leckie è comfort food: ho apprezzato i primi due volumi, ed il terzo era da tempo pronto sullo scaffale.

La storia riprende esattamente dalla conclusione del libro precedente, i componenti dell'opera sono in moto, ed i personaggi sono tutti ai loro posti: capitano ribelle, imperatore parzialmente malvagio, burocrati corrotti. Eppure, avanzo di capitolo in capitolo con soddisfazione, perché continuano ad esserci novità, sorprese, ed evoluzione. Numerosi personaggi secondari guadagnano la loro indipendenza, ed il punto di vista alieno del protagonista diventa più umano. O forse umano lo era già, ma la definizione era troppo ristretta?

Il finale evita la tipica battaglia campale, restringendo invece il campo quasi fosse il palco di un teatro. E se il racconto finisce, nulla si conclude, ed il mondo è pronto per mille altre storie. Alcune sono già state scritte dall'autrice, ma non sento il bisogno di andarle a cercare, soddisfatto con la trilogia.

Ho letto Ancillary Mercy in casa, in sala, quasi sempre sulla stessa sedia: lockdown. Gli altri due libri hanno percorso migliaia di chilometri, volato ed attraversato confini. Ma i tempi sono cambiati, ed attendo paziente di poter di nuovo leggere in viaggio.

La normalità

Salgo le scale con la bicicletta su una spalla, accaldato nel felpone forse eccessivo. La primavera è arrivata, ed ho pedalato fra suburbi e colline nel sud della città. Rientro stanco e soddisfatto. Sarebbe tutto normale, se non fosse la prima attività fisica seria, dopo quattro settimane in casa. Il nuovo normale è il pendolarismo casalingo, e magari il giro dell'isolato di prima mattina, o dopo pranzo.

Questo è il post nel mezzo de La Situazione, o comunque ricorderemo le settimane in cui abbiamo messo da un lato grossi pezzi della vita di tutti i giorni, e li abbiamo rimpiazzati con un sperimentale miscuglio di alternative, assemblate con quello che abbiamo trovato in casa, e software vario.

Come altri stranieri in Scozia, leggevo già con attenzione le notizie sull'Italia quando la maggior parte dei locali sembrava non preoccuparsene. La seconda settimana di Marzo annullavo il viaggio a Londra—un altro IndieWebCamp andato—e compravo un paio di cose extra da mettere in dispensa. Percorrendo marciapiedi ancora affollati, passavo persone al telefono; l'argomento delle telefonate convergeva alla pandemia, ed alle avvisaglie delle settimane a seguire. In sottofondo una vibrazione, l'ansia del “qualcosa sta per succedere”. Venerdì, ho deciso che il momento lavorare da casa era arrivato, una settimana prima del lockdown ufficiale del Regno Unito—che sarebbe arrivato troppo tardi.

La Situazione non mi ha catapultato inaspettatamente in un nuovo mondo. Mi tenevo già in contatto con amici e famiglia via Skype e simili, e di tanto in tanto lavoravo già da casa. Ho ancora un lavoro, un bilancio in nero, il frigo pieno. Ho spazio per muovermi, un minimo di pesi ed attrezzi, un parco dietro casa. Il privilegio dell'informatico caucasico e maschio crea un notevole campo di forza. Eppure gli eventi di queste settimane pesano anche sulle mie spalle.

Non c'è preparazione che annulli completamente l'istinto. E l'istinto mi dice che devo stare attento, c'è un pericolo vicino! Che io e le persone che mi stanno care siamo in pericolo, che non sono pronto, che devo saperne di più. Che la priorità è mettere tutti al sicuro, ed uscire da questa situazione. Suggerimenti molto utili se potessi farci qualcosa, ma poco costruttivi quando stare in casa ed aspettare è la migliore scelta, mentre continuo a badare alle responsabilità preesistenti. Concentrarsi sul lavoro però (quello che stavo pensando di lasciare) o concentrarsi in generale, è stato assai difficile fin'ora.

Dopo quattro settimane, forse, l'ansia sta diminuendo. Posso uscire senza sentirmi a disagio, posso non leggere tutte le notizie, posso sedermi e scrivere un post. Sprone anche il notare che se c'era riuscito Alex, dopo sei mesi di pausa, potevo farcela anch'io. Magari domani riuscirò ad interessarmi al lavoro, ed aggiungere una pedalata serale alla passeggiata, visto che qua è ancora permessa l'ora d'aria. Visto che la normalità ora si evolve più lentamente, è il momento di spingerla in qualche direzione utile.

Gemme La natura, nel frattempo, va avanti lo stesso