Articoli per luglio 2019

Cathedral

Raymond Carver, 1983

Cathedral è una sottile raccolta di storie di Raymond Carver, brevi, belle, ma infelici. Scorrono veloci, ma per ognuna è saggio un momento di pausa, tornare indietro a rileggere un paragrafo o due, e lasciarla mantecare qualche giorno.

Capita a volte che prima di aprire un libro vada ad informarmi (vedi: Wikipedia) e legga qualcosa sull'autore od il contesto. In questo caso invece, mi sono gettato nel primo racconto senza sapere nulla, se non vaghi pensieri tipo “ah, questo è forse l'autore di quell'altro libro?” Una pagina alla volta, il tema è diventato evidente: sono storie a proposito di momenti nella vita, di cambiamenti e svolte. Alcuni sono volontari, alcuni accadono senza che i protagonisti abbiano voce in capitolo; certi hanno successo, altri sono destinati a fallire, oppure evitati all'ultimo istante. Ma sono storie di alcolismo, solitudine, disattenzione, e divorzi; sono racconti che cominciano male, e finire meglio sarebbe uno spreco.

Leggendo una storia alla volta, chiudendo il libro ogni venti pagine o giù di li, ho avuto diverse occasioni per fermarmi e ripensare. Ed ogni volta il primo pensiero è stato, dopo un momento di vuoto, “Ah.” La narrazione porta in primo piano la pendenza e scivolosità di certe scelte, ed il suono della metaforica porta che si chiude dietro ai protagonisti, incastrandoli in una situazione infelice, risuona a lungo. Non c'è facile via di uscita, ed una catarsi è assai improbabile.

Non so esattamente cosa fare di quello che ho letto, delle vicende e del simbolismo, se non osservarlo, annuire, e poi chiudere il libro. Forse lo lascerò mantecare sulla libreria per numerose stagioni, ed un giorno lo rileggerò.

L'ultimo ultimo uomo sulla terra

Anni fa ho sognato un mosaico di storie a proposito dell'ultimo uomo sulla terra. Questa è l'ultima, messa infine in parole.

L'ultimo uomo sulla terra sedeva solo, un puntino rosso-arancio nell'interminabile distesa di ghiaccio. Prendeva fiato, con la schiena appoggiata allo zaino, e teneva una pistola in equilibrio su un ginocchio. Poco distante facevano capolino dalla neve altri zaini, e gli informi resti dei suoi compagni, già luccicanti sotto il sole alto.

L'asteroide era caduto in un oceano, probabilmente. Nessuno se ne era preoccupato. Ma di nascosto a tutti, sui fondali, qualcosa aveva iniziato a correggere l'acqua. Una goccia alla volta, era stata sostituita da un fluido viola, inodore, che a contatto con altra acqua la trasformava e cresceva, assorbendola lentamente. E quando il fondo degli oceani era ormai ricoperto, il livello del fluido era salito verso la superficie. Verso i pesci, le reti, ed i pescatori. Lentamente, costantemente, piccole gocce d'acqua diventavano viola, gommose, aliene. Il corpo umano è costituito per più del 60% di acqua.

In poco tempo i mari, i fiumi, i laghi iniziarono ad avere riflessi viola. E così le piante, la frutta, l'auto appena lavata. L'unica acqua immune era quella sotto forma di ghiaccio, e chi poteva iniziò a rifugiarsi in montagna, e poi ai poli. E poi a morire, prima perdendo forma, accasciandosi al suolo in una sacca violacea, per poi congelare velocemente a contatto con il terreno gelato.

L'ultimo uomo sulla terra mise una mano guantata in una tasca del giaccone, ed estrasse un proiettile di ghiaccio. Lo sostituì nel caricatore, ed alzò l'arma alla tempia.

Ancillary Sword

Ann Leckie, 2014

È estate, e sono più di sei mesi che non prendo un aereo, quando mi ritrovo indeciso davanti allo scaffale in sala. Ho bisogno di un libro sottile, se non proprio tascabile, da portare in viaggio invece dei tomi spessi o pesanti che sto leggendo al momento. Con un movimento a spirale, lo sguardo converge sulla zona "serie in corso che prima o poi devo finire."

Agguanto così Ancillary Sword, il secondo libro di Ann Leckie. È passato quasi un anno da quando ho letto il primo volume della sua trilogia d'esordio. Gli altri due sono rimasti a fermentare sul ripiano, mentre cercavo (senza troppo successo) di variare genere.

La trama riprende dopo un paio di settimane di pausa, giusto per dare ai personaggi tempo di riposare. La galassia è in subbuglio, l'impero è in pericolo, l'orchestra della 'space opera' è pronta al glorioso crescendo... ma il previsto non accade. Invece di espandersi come spesso accade in questo genere, lo spazio della narrativa collassa in un solo sistema, dentro una sola stazione spaziale, concentrandosi sulle storie di un piccolo numero di personaggi. È una mossa inaspettata—almeno da me— ed interessante, una volta superata l'iniziale dissonanza con le aspettative. La scelta definisce la trilogia come la storia dell'insolito protagonista, reticente eroe a corto raggio, e non di una qualche grande crociata o missione ad alto rischio.

She could only be Anaander Mianaai, Lord of the Radch. “She sent us here to do exactly what we're doing. Doesn't it bother you, sir, that she took something she knew you wanted and used it to make you do what she wanted?”

“Sometimes it does,” I admitted. “But then I remember that what she wants isn't terribly important to me.

Neanche il grande piano dell'imperatore di tutto è importante.

Resto in Italia neanche una settimana, ma finisco il libro prima del ritorno, complice il caldo che mi tiene in casa nel pomeriggio. Da buon secondo volume, “Ancillary Sword” chiude un arco, ma allinea numerose costolette sulla grigliata della trilogia. Se avessi avuto il capitolo finale con me, probabilmente l'avrei letto subito, duplice conclusione sulla via del ritorno.