Articoli per aprile 2019

Cambiare aria

Un pub Un parametro importante per valutare un pub è lo spessore dei tavoli.

Mi sono vantato in precedenza di aver letto un gran numero di libri, e per ogni libro aver scritto un post. Ma c'è un lato oscuro della faccenda: a parte quei post, ho scritto poco altro. La situazione è peggiorata negli ultimi mesi, ed il rigagnolo si è asciugato.

Così oggi sono uscito dal lavoro e mi sono fermarto ad un pub sulla via, dove nessuna delle distrazioni casalinghe può manifestarsi, per rimettere in moto il macchinario mentale della scrittura. E con il giusto tavolone di legno, tutto è più facile. Ho fatto un errore però, ed ora ho accanto una porzione di patate fritte misurabile in metri cubi.

L'anno è iniziato positivamente: l'inverno non mi ha oppresso con troppa pioggia o vento, ed il lavoro nuovo è assai più piacevole di quello vecchio. Arrivo a casa con più energia e meno aggrottamento. Cosa mi ha distratto quindi negli ultimi mesi? Ho scritto cose altrove, ed esplorato progetti nuovi e vecchi, miei ed altrui: BorderColors, ZakStunts, Keypirinha. Ma queste sono tutte occupazioni "leggere", che posso prendere e lasciare secondo la direzione del vento. Ho trovato assai più resistenza a lavorare su cose serie, fosse anche solo questo sito.

Buona parte dell'energia e della buona volontà è stata risucchiata dall'ambiente, avvelenato da quel disastro politico ed organizzativo che è il tentativo del Regno Unito di uscire dall'Unione Europea. Un lento, inesorabile incidente ferroviario, sotto forma di trilogia cinematografica extended edition, dove tutti danno la colpa a tutti e gli unici passi sono all'indietro. Il continuo alternarsi di speranze e scadenze fallite mi ricorda gli ultimi mesi del mio inconcluso dottorato, ma ora moltiplicato per tre anni, decuplicando le discussioni auto-simili, tutte potenzialmente importanti, tutte eventualmente inutili.

Essere in Scozia aiuta: percentuali astronomiche di quest'area guardano a sud ed affilano i forconi, e mi esentano da discussioni quotidiane su pro e contro dell'Unione Europea. Ma esser fra color che son sospesi è comunque scomodo, e con i mesi e gli anni ha creato accumulo, sedimenti di fatica. Qualsiasi soluzione alla faccenda non può che giovare.

Il pub si riempie, lo stomaco ha raggiunto il limite di patate che può contenere, un post è scritto. Posso lasciare il tavolone, soddisfatto.

The Yiddish Policemen's Union

Michael Chabon, 2007

C'è un mondo intero di autori contemporanei di cui non ho mai notato l'esistenza, che abbiano vinto premi Pulitzer oppure no. Michael Chabon è uno di questi. Ma se io guardo di rado oltre all'orizzonte della fantascienza, tengo comunque l'orecchio teso per suggerimenti inaspettati. Così quando Alex menziona The Yiddish Policemen's Union, e l'insolita realtà alternativa che descrive, passo in libreria e ne raccolgo una copia senza indugio.

Il romanzo si aggira per la costa dell'Alaska, dove una parte degli ebrei fuggiti dall'Europa ha trovato rifugio alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in una striscia di terra circondata da mare, foreste, e riserve Indiane, data in concessione dagli Stati Uniti. Ma la concessione sta per scadere, ed il destino della colonia è incerto. La storia dell'insediamento sul bilico della dissoluzione si intreccia con quella di un detective decisamente giù di morale, l'investigazione di un omicidio, ed una partita a scacchi.

Un giallo quindi? Si, con un pizzico di Le Carré, verso la fine. Ma come per The City and The City la trama è quasi secondaria, mentre il mondo ed il linguaggio sono protagonisti. L'Yiddish, quasi sparito dopo l'Olocausto e le scelte del movimento Sionista, ritrova vita e si adatta al clima sub-polare, ed al mondo del crimine organizzato.

Chiude il volume un breve saggio che Chabon scrisse anni prima del libro. Secondo me va letto prima, invece, come antipasto. Non da via la trama (che al tempo non era stata ancora concepita) ma da contesto al mondo, aggiunge profondità. E se vi fa venire voglia di leggere il libro, non è un caso.

Struttura primaverile

Waterstones Al terzo piano della libreria si nasconde un placido bar.

Aprile giunge al termine, e come ogni anno le foglie sono esplose, seguite da un paio di giorni di caldo. E poi la pioggia, fedele compagna della Scozia, cambia densità e segna l'inizio della primavera.

Non ero molto convito del pub, ma appena fuori dal lavoro ho trovato una piacevole alternativa, ed oggi scrivo in libreria. I tavoli sono più sottili, ma c'è sufficiente legno attorno, sotto forma di scaffali, o di più raffinati libri. Il pavimento è di legno, le scale sono di legno, e fuori dalla finestra scorgo il parco alla base del castello. Anche gli alberi contano come legno, e sono a mio agio.

Ma se cerco di raccogliere l'ultime settimane e metterle in parole, c'è un po' di vuoto. Credo di esser corso dietro ad un numero eccessivo di occupazioni e progetti, sia sul lavoro che a casa, e frammentato tempo ed attenzione. Le cose si sono calmate la settimana scorsa, e sono riuscito a reintrodurre struttura nelle mie giornate. La struttura è fatta di scelte e di priorità, di tagliare fuori progettini meno importanti.

Ho anche deciso di disinstallare Nuclear Throne: ho visto il Trono solo una manciata di volte, e speso fin troppe ore nel tentativo. È un gioco che ben bilancia frustrazione e soddisfazione, morte improvvisa e progresso, nemici degni di uno sparatutto con varietà di armi e di tattiche. Ma è giunto il momento metterlo da parte. Posso perdere ad Into the Breach invece—e perdere, e perdere—nel vano tentativo di salvare altri universi.

Il sole, quando riesce ad asciugare l'asfalto, ha rimesso anche in moto i pattini. Come esperimento, un giorno sono riuscito ad usarli da pendolare, raggiungendo l'ufficio senza eccessivi rischi o sudore, e tornando a casa sano e salvo. Posso ora affiancare il personaggio locale che ogni tanto incontro in centro, che si reca sul lavoro con un sovradimensionato monociclo. Si muove senza paura in mezzo al traffico, e l'ho visto con anche un ombrello in mano. Edimburgo è un posto strano, ottimo per passare inosservati.