Articoli per agosto 2018

The City & The City

China Miéville, 2009

È una notte di fine Luglio sulle strade attorno a Strasburgo. In auto siamo tutti stanchi ed assonnati da una combinazione di eventi: un volo all'alba, l'ondata di caldo, l'eclissi di luna ed i gloriosi bagordi del matrimonio del Venza, parte seconda.

Alla guida, il Proppo si tiene sveglio a fatica, ma il pisolino sembra averlo rinfescato abbastanza da raggiungere l'albergo. La via è indicata dal navigatore, e non mi resta altro che guardare la città scorrere ai lati della strada. Quale sia la città in questione non ne sono certo: forse siamo ancora in Germania, vicino a Kehl, oppure siamo già in Francia e sto guardando edifici nei sobborghi di Strasburgo. Il confine, dopo decenni di unione europea, è diventato invisibile: una linea immaginaria che attraversa vari ponti sopra fiumi e canali navigabili, pezzi del Reno ordinatamente incanalati.

I nomi delle strade o dei negozi (un misto di francese, tedesco, con una spolverata di turco e medio-orientale) non chiariscono questa incertezza geografica. Sono in una città, una nazione, o forse in un'altra.

Questo mi riporta a The City and The City, il libro che ho cominciato sul volo all'alba, il giorno precedente, in cui un detective investiga un crimine avvenuto a cavallo fra due città assai vicine, eppure così diverse. E qui finisce quello che posso descrivere senza darvi dettagli importanti sulla trama, che preferirei scopriste da soli. Io ho fatto l'errore di leggere un paio di paragrafi nell'introduzione del libro, che con sorprendente incuranza danno via fin troppo. Vorrei evitarvi la stessa situazione, e la stessa rabbia.

L'autore, China Miéville, è passato per anni sotto il mio radar. Ho visto il nome menzionato qua e la, ma l'ho preso in considerazione solo quando menzionato da Krustard che chiedeva informazioni. Non sapendone nulla, al tempo gli avevo suggerito di leggere The Peripheral invece. Ma “The City and The City”, questo giallo da qualche parte nell'est europeo, in una luogo di cui Borges e Calvino sarebbero fieri, probabilmente gli piacerà di più.

The Atrocity Archives

Charlie Stross, 2004

Nella prima metà di Agosto sono rimasto seduto su un gran numero di autobus, treni ed aerei. Avendo solo un libro con me, complici un paio di inattesi giorni di pioggia, ho finito per leggerne troppo. Per variare, ho cominciato in parallelo The Atrocity Archives, una raccolta che introduce la serie The Laundry Files di Charlie Stross (lo stesso di Accelerando).

Nel mondo della serie esistono dimensioni parallele piene di orrori vari, e la matematica (con un contorno di sacrifici umani) permette di aprire portali e far passare cose da un lato all'altro. I computer, ovviamente, aggravano il problema. La "Laundry" è un'agenzia segreta che cerca di tenere sotto controllo il problema, con un misto di nerderie e spionaggio occulto. Ma è pur sempre un agenzia britannica, un agglomerato di burocrazia e regolamenti.

Il libro contiene un paio di storie, entrambe simpatiche. Ho apprezzato il misto spionaggio-orrore, ma l'umorismo "da ufficio" non è il mio preferito, e il continuo citare nomi connessi alla matematica o all'informatica sarà anche flavour, ma dopo un po' mi stanca.

Ho apprezzato anche la postfazione, quasi un breve saggio in cui l'autore racconta come l'idea abbia avuto origine, ed a quale letteratura si ispiri. Un punto interessante che fa notare: molti libri di spionaggio sono storie dell'orrore, dove la guerra nucleare è una mostruosità sempre vicina e indescrivibile, mentre certi racconti di Lovecraft sono principalmente spionaggio, in cui un “uomo comune” rincorre una verità tenuta segreta da complesse organizzazioni.

Libro approvato, ma credo di essere un po' allergico a libri che uniscono fiction e informatica.

The Confusion

Neal Stephenson, 2004

Ho iniziato a pregustare questo libro giorni prima di iniziare a leggerlo. Con un lungo viaggio in arrivo, l'ho messo sul tavolo in sala, pronto ad agguantarlo la mattina della partenza. E comodamente seduto sul primo treno di una lunga tratta, sono tornato nel 17° secolo.

The Confusion è il secondo volume del “Baroque Cycle” di Stephenson. È composto da due libri, due storie contemporanee, separate ma parallele, con effetti l'una sull'altra—chissà come sarebbe leggerli separatamente! Sezioni dei due si alternano nel volume, sincronizzando eventi che avvengono a capi opposti del mondo. A volte sono capitoli lunghi centinaia di pagine, a volte brevi come una singola missiva fra due personaggi, a seconda che un periodo sia denso di avvenimenti, oppure monotono come la navigazione d'altomare.

Era passato più di un anno da quando avevo completato la complicata lettura di Quicksilver, la prima parte del Cycle. Magari non ricordavo tutti gli intrecci delle varie storie, ma sapevo esattamente dove avevo lasciato i personaggi principali. Non c'è voluto molto per riagguantare anche la moltitudine di quelli secondari. Alcuni attraversano ancora l'Europa in ogni direzione, ma altri raggiungono coste assai più lontane.

Perché se il primo libro si incentrava sulla nascita della scienza moderna, il secondo sposta la lente sull'economia. E l'economia di fine 1600 si basa su vaste reti commerciali verso est, e sull'oro e l'argento delle Americhe. Il campo si espande all'improvviso, circumnaviga un pianeta le cui mappe sono ancora imprecise.

E così i personaggi si perdono un po', poi si ritrovano. Nel frattempo, accumulano 800 pagine di avventure. Tante, eppure poche: è un libro che finisce velocemente. Il terzo volume è già sullo scaffale, ma lo lascerò chiuso ancora per qualche mese. Sarà ottimo, lo so già, ma sarà anche l'ultimo.