Articoli per marzo 2018

La neve e l'apocalisse

Alla fine di Febbraio è arrivata sulla Scozia (e su gran parte dell'Europa) un botta di freddo, prevista con giorni di anticipo. Assieme alla neve, sulla città è sceso il panico: negozi chiusi, supermercati svuotati, auto abbandonate di traverso fra marciapiede e strada.

Gli scozzesi gestiscono la neve peggio dei genovesi, e nessuno qua sembra avere delle catene. Non averle pronte nel bagagliaio, proprio possederle. Sanno che esistono, ma non le comprano perché tanto non nevica mai.

Aggiungo quindi le catene alle innumerevoli stranezze di quest'isola, ai loro rubinetti e lavandini insensati, alle prese di corrente post-atomiche, etc.. Ringrazio la neve per i giorni di quiete nel centro città.

Panchine nella neve

Accelerando

Charles Stross, 2005

Ho preso in mano Accelerando alla fine di Febbraio, appena finito The Sense of Style: il mio piano “un libro al mese” era, ed ancora è, un mese in ritardo. Fuori, Edimburgo era sotto la più grave nevicata degli ultimi anni, e nella quiete di un fine settimana in casa il tempo di leggere si trova.

Ho finito il libro giusto in tempo, prima che Marzo diventasse Aprile ed il ritardo diventasse due mesi. Fuori nevischia ancora, ma senza troppa convinzione. Un paio di giorni più miti hanno conciliato una gita a Dublino con visita al Bonzo, mentre mini-foglie iniziano ad apparire su cespugli ed alberi. La primavera porta rivalutazioni sul lavoro, ed incomincio a chiedermi se sia ora di cambiare. Lascerò la domanda in sospeso per un paio di mesi.

“Accelerando” è fantascienza che ha passato un sacco di tempo a leggere cose su internet, e poi ci ha rimuginato sopra per settimane. Il mondo è ricco, la tecnologia ha risolto la maggior parte dei problemi, ma ne ha inventati di una magnitudine superiore: l'intelligenza artificiale ha preso abbrivio e va per conto su. Ma allo stesso tempo la coscienza umana diventa registrabile e simulabile, con effetti relativistici: gli spazi di restringono, i tempi si allungano. E grande confusione fra cosa, chi, e dove. E un mondo è piacevolmente consistente, in cui un genere umano profondamente cambiato guarda la singolarità da lontano, letteralmente, perché nel momento in cui ne fai parte, umano non lo sei più.

La versione che ho letto, un inaspettato regalo di Natale, era in italiano. All'inizio ho faticato un poco, in parte perché il linguaggio era barocco, in parte perché mi ricordava cose scritte per scherzo. Poi mi sono abituato, ed ho iniziato ad apprezzare l'umorismo nascosto in sequenze di aggettivi illeggibili.

L'autore, Charlie Stross, scrive spesso a proposito di varie nerderie (e c'è un feed RSS) ed ho scoperto vive qua in città. Così nel mezzo di un capitolo mi ritrovo a leggere questo:

"McMurphy's. Used to be called Bannerman's. Down yon Cowgate, thataway."

[...]

McMurphy's is a fake Irish pub, a stone grotto installed beneath a mound of blank-faced offices. It was once a real Irish pub before the developers got their hands on it and mutated it in rapid succession into a punk nightclub, a wine bar, and a fake Dutch coffee shop; after which, as burned-out as any star, it left the main sequence.

Nel mezzo di un libro di fantascienza, in un posto imprecisato di un futuro imprecisato, so esattamente dove si svolge l'azione. Sono stato nel grotto del Bannerman's innumerevoli sere, incastrato sotto un ibrido edificio-ponte-collina. È ancora nella sequenza principale, nella fascia “pub”.

Sorpresa finale: sul sito dell'autore c'è l'intero testo inglese, con licenza CC. Forse un giorno, probabilmente lontano, lo rileggerò in quella versione e lo paragonerò al presente.