Articoli per novembre 2007

Lettera aperta ad un coinquilino festivo

Un orologio, di notte Secondi, minuti... anni?

Hai lasciato l'appartamento di nuovo alle cinque e un quarto.

Lo so perché stavo fissando le sfuocate lancette verdi del mio orologio, per quello che avrebbe potuto essere il tempo di sviluppo di una galassia, dei suoi sistemi solari, delle stelle e dei pianeti e dei satelliti e di tutte le piccole forme di vita che su di essi sarebbero potute nascere.

Per le cinque e mezza una di queste forme di vita avrebbe probabilmente evoluto una qualche forma di intelligenza, poi raggiunto coscienza di sè, e cominciato a chiedersi se il suo universo fosse soltanto la creazione di un dio insonne ed incazzato.

Ma tu hai lasciato l'appartamento alle cinque e un quarto, e tutto fu silenzio.

No, in effetti hai sbattuto la porta un'ultima volta alle sei meno un quarto, e di ciò ti ringrazio, improvvisamente la mia notte mi è parsa completa.

Fra, che dorme vicino all'uscita

Si, la mia notte-di-un-giorno-duro è decisamente completa, se non per me, almeno per la mia insonnia. A me non rimane che sedere nel letto e scrivere queste parole al buio, solo una piccola lucina usb a proiettare la mia ombra sulla parete, e ad aiutarmi a trovare i tasti giusti nel sonno.

Ieri era sabato, e come il tipico sabato di solito non fa, è cominciato alle 8:30. Ho da lavorare, su quattro cose diverse, e per tutte e quattro la scadenza è martedì, e per tutte e quattro la scadenza mi è stata data, con vari livelli di finta o reale disperazione, giovedì scorso—benvenuti nel mio mondo :-)

Così ho speso il mio sabato in ufficio dalle 9 alle... no, non alle 5, fino a mezzanotte. Quattordici ore in una stanza, un'ora di pausa per pranzo, dodici ore effettive di tic-tac-tic sulla tastiera. Due fette di pane e nutella per colazione, due fette di pane con in mezzo qualcosa che doveva essere pollo fritto per pranzo e due fette di pane con in mezzo del prosciutto e dell'insalata per cena.

Così, ora sono le 6:30, ho una fame boia, non ho dormito più di un paio d'ore grazie a—chiamiamoli così—rumori nell'edificio, e cosa mi aspetta? Si, esatto. Ancora ufficio, ancora roba da finire, ancora panini al volo.

Ecco, a volte è piacevole avere un blog e usarlo per lamentarsi senza ritegno. Fra parentesi, la lettera l'ho scritta prima su un foglio per bene, e lasciata sul tavolo della cucina.