Articoli per maggio 2005

Il pendolare elettrico

Oramai sono cinque anni che ogni mattina siedo su uno degli scomodissimi treni pendolari che portano una massa di gente avanti e indietro fra i paesi limitrofi, i quartieri dormitorio e il centro città. In questi anni ho visto i passatempi cambiare: chiacchere, libri, giornali, riviste, musica, telefonini...

Poi sono arrivati i pendolari con i portatili—io sono uno di quelli—che cercano di sfruttare le due ore di treno giornaliere portandosi avanti sul lavoro, buttando giù le idee venute nel mezzo della notte insonne o semplicemente perdendo tempo.

Oggi ho scoperto un nuovo passatempo—un nuovo peccato per cui un giorno andrò all'inferno?—che ha a che fare con i progetti del Venza. Ok, lui è un professionista di quelli pieni di schede, antenne, gps, PowerBook (ma non ditelo a nessuno), mentre io solo un perditempo, ma il wardriving è divertente. Anche se nel mio caso è war-walking o war-commuting :-)

Un primo curioso lampeggìo mi distrae dal mio lavoro a metà del viaggio in treno, quando una lucetta in un angolo mi avvisa di una rete wireless...

Uh, ho lasciato la scheda attivata, meglio spegnerla... mmmh... chissà da dove arriva questa rete...

L'inizio della fine. Memore di recenti letture, lancio all'istante NetStumbler per vedere chi c'è in linea e mi ritrovo un access point... senza crittazione WEP. È un attimo, il treno si ferma e riparte, e il segnale svanisce. Resta la sensazione che magari nell'aria ci sono un sacco di trasmissioni di cui non ci accorgiamo.

Arrivo in città e lungo la strada per l'università lascio acceso il portatile nella borsa per registrare eventuali reti. Un paio di chilometri più tardi, ho una lista di 13 di reti, due con WEP. Certo, le altre saranno sottoreti con autenticazione di altro genere, ma è simpatico comunque saperlo... anche se un poco lo considero inquinamento elettromagnetico.

Ma nuove malate idee si addensavano nella mia testa...

Spazio libera espressione

Un pannello Spazio per la libera espressione

Sulla strada che percorro verso l'università la settimana scorsa hanno installato un pannello in plastica lavabile bianca simile ad una grossa lavagna, con una targa che legge “Spazio per la libera espressione”. La sua storia è breve, ma non intensa. È una semplice storia di vandalismo.

Lunedì, il pannello è li di prima mattina, un foglio bianco in attesa di piccole o grandi frasi, espressione di sentimenti dolci o forti, di diversi credo o idee. Ma è ancora vuoto, aspetta.

Martedì, un primo timido messaggio appare, in un angolo come se non volesse prendere troppo spazio: “Cercasi appartamentò”. Mi aspettavo di meglio, ma è un inizio.

Mercoledì, il popolo della notte è passato. O meglio, gli Unni: la plastica è tagliata, strappata, un pò appesa un pò a terra. La sollevo, curioso di scoprire quale messaggio ha scatenato le ire dei passanti. è bianca come il primo giorno, solo che ora è a pezzi.

Giovedì, infastidito dall'avventimento, mi porto dietro la macchina fotografica. Ma il pannello è già stato sistemato: su un lato un nuovo strato di plastica, velocemente coperto da spessi e neri insulti a sfondo calcistico, dall'altro niente. Il nudo metallo, forse a riflettere il volto di chi si avvicina a “scrivere”.

Ora, io considero quelli che hanno tagliato e strappato la plastica semplicemente degli idioti. Per quale motivo si può compiere un'azione del genere? Temo che se potessi chiederglielo riceverei una spiegazione del tipo “Stanno cercando (cioé) di limitare la nostra (cioé) libertà di espressione perché (cioé) noi possiamo esprimere i nostri pensieri (cioé) come vogliamo e (cioé) non ci possono costringere a scrivere su un pannello (cioé)!”. Scritte sulle case attorno ce ne sono un sacco (il luogo ha una sua storia) ma la lavagna pubblica viene distrutta. La mia sensazione è che certa gente in realtà non abbia niente da dire, niente da proporre, solo poca fantasia.

Fatemi cambiare idea, ne sarò felice.

Update: è di nuovo lunedì, anche il secondo strato di plastica è sparito. In compenso è riapparso il “cerco appartamento”.

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