Neve, neve, neve...

Ennesima trasferta vacanziera simil-studiante: mi ritrovo nuovamente in Svezia. “Un pazzo ad andare di Febbraio” direte voi. Concordo.

Una avvisaglia delle condizioni di questo paese nei mesi invernali arriva già prima dell'atterraggio quando, guardando fuori dal finestrino, non c'è nulla. È notte e li fuori, illuminati dalla luce dei finestrini, dovrebbero esserci metri di metallo con un caldo lampeggiante in cima, mentre io vedo un muro grigio uniforme. Mezzo secondo dopo il faro sopra la carlinga passa in un flash e mi mostra in fermo immagine una marea di fiocchi di neve...

Soltanto quando un gommoso sobbalzo mi avvisa che sono a terra, qualche minuto più tardi, l'ala è riapparsa —se non ci fosse stata, me ne sarei accorto prima— e vedo persino la pista che ostenta felice cinque centimetri di bianco deposito. “Oh beh,” borbotto fra me e me, “inutile preoccuparsi a posteriori.”

L'ultimo pensiero prima di uscire dall'aereo è un pensiero felice: “In fondo se nevica, non si congela.” Scendo la scaletta, ecco, e sono un ghiacciolo. Povero illuso...