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Prima che sia troppo tardi

Avendo cominciato l'anno con grandi piani di scrittura, gli ultimi due mesi di vuoto mi crucciano abbastanza. Ma così va il 2022. Mi siedo però questa sera, deciso a non lasciarmi distrarre dalle cento cose che potrei leggere, fare, riordinare o che altro. Ci siamo.

Marzo ed Aprile sono spariti, boh, nel generico e poco costruttivo preoccuparsi per l'Europa Orientale. Pian piano mi sono adattato, e di questi tempi riesco di nuovo ad ignorare le notizie per qualche giorno di fila. Il tradizionale "preoccuparsi della pandemia" invece continua più o meno allo stesso livello, attizzato dallo sparire di ogni restrizione e precauzione. Ma anche li, decidere quale sia il mio limite ha stabilizzato la situazione: maschera in negozi e mezzi, incontrare 2-3 persone al chiuso, di più all'aperto.

L'ufficio continua a non attirarmi, quindi approfitto della politica lasca della ditta dove lavoro. La mia postazione di lavoro casalinga si è evoluta fino ad includere il lusso di una scrivania motorizzata, che sostituisce il supporto per la sola tastiera e porta lo schermo all'altezza giusto. Il mio collo ringrazia.

Mi sono accontentato per un paio di settimane quando sono sceso in Italia per un esperimento: invece di prendere ferie, ho continuato a lavorare. Speravo che cambiare aria fosse sufficiente a rinfrescarmi, e che lavorare 9-5 mi lasciasse sufficiente tempo da spendere con la famiglia, e per incontrare gente. Direi che ha funzionato, quindi conto di ripetere la cosa in futuro, e dedicare invece i giorni di ferie a viaggi e nullafacenza.

Giusto settimana prossima, faccio un passo in Norvegia a visitare l'altro lato della famiglia. Non vado a nord da prima della pandemia, e spero di scampagnare un minimo nella foresta più raggiungibile. Affilerò la macchina fotografica. Al ritorno, una nuova scusa per non scrivere: l'avventura del LASEK

A/Metà

Jasmin B. Frelih, 2013

Scrivo due parole a proposito di "A/Metà", così posso dimenticarlo. È un libro un po' troppo sperimentale per i miei gusti, ed avrei dovuto abbandonarlo ad un terzo. Non completare un libro che non apprezzo mi fa sentire in colpa, ma devo imparare a farlo: non c'è valore nel soffrirne la lettura, e ruba tempo ad altre cose.

Il racconto è la prima opera di Jasmin Frelih, un autore sloveno. La storia si vende come un libro di fantascienza in un futuro dove i governi si son messi d'accordo per eliminare internet, ma sono anche un po' in guerra fra di loro. Ci sono tre antipatici personaggi che, credendo al retro del libro, sono cresciuti assieme e poi finiti in giro per il mondo. Ma la connessione fra di essi è minima, così come l'interazione delle tre storie. Tutti e tre fanno lunghi monologhi filosofici ed artistici, e prendono parte a dialoghi un po' surreali: la risposta ad un monologo di tre pagine, ad un certo punto, è "oh, vuoi un caffè?".

L'ultimo capitolo parte per la tangente, piegando lo spazio ed il tempo per... non so perché. Per un personaggio passa mezz'ora, mentre un altro ha aspettato dieci anni. Altri due scambiano posizione senza spiegazione, fra la platea di un teatro ed un'auto in corsa. Gli altri passeggeri osservano il fatto e non si fanno domande.

Forse c'è un significato profondo nelle mille metafore, ma non l'ho trovato. Mi è sembrato più che all'autore piacesse ammucchiare parole.

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Scossone

L'anno già era cominciato in modo un po' complesso, ma mi ero messo d'impegno. Correre, scrivere, fare cose utili, evitare di preoccuparmi troppo di pandemie e simili. In particolare abituarmi alle divergenti opinioni fra me e il resto della città, la fuori, che ha deciso che tutto è a posto.

Guardo così alla settimana scorsa con stupore e curioso interesse: ciliegina sulla torta degli ultimi anni, si apre un fronte sul confine est dell'Europa, ed il mondo cambia. È un misto di sgomento ed intrattenimento, dettagliato da mappe, conferenze stampa, e video di 20 secondi.

La pandemia ha impiegato più di un anno a cambiare numerose cose, nella sfera umana e sociale, principalmente a corto raggio. Gli ultimi 5 giorni sono la scossa di terremoto che riassesta le placche tettoniche della geopolitica, in tensione da anni, in un nuovo ordine. Cosa esso sia, non ne abbiamo idea. Lo scopriremo dall'altra parte.

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Corker Medium

Tre zaini Felicità è uno zaino sotto il sole

Più o meno quindici anni fa ricevevo in regalo un curioso zaino con la cerniera lampo sul lato. La cosa mi aveva reso talmente felice da finire in un post, con tanto di fotografia. Dal 2007 ad oggi sono cambiate tante, tante cose, ma lo zaino—il modello almeno—continua ad accompagnarmi.

L’ho portato a casa da un negozio di Borlänge (no, non riuscirete mai a pronunciarlo correttamente), in Svezia, dove stavo passando le vacanze di Natale. Ero stato attratto dalle medie dimensioni e dal verde luminoso, ma soprattutto dall’enorme apertura laterale: un intero lato dello zaino si spalanca, rendendo tutti i contenuti visibili ed immediatamente accessibili.

Gli zaini Corker sono prodotti dalla Haglöfs, una ditta svedese che al tempo era mezza sconosciuta oltreconfine. Scavando su Wikipedia, scopro che era stata fondata proprio vicino a Borlänge ad inizio ‘900, ma aveva iniziato ad espandersi fuori dai paesi scandinavi solo ad inizio millennio. In patria, il marchio era ben noto: ho confuso più svedesi che mi avevano preso per un compatriota basandosi sullo zaino che indossavo.

La marca è ora più nota, e questi zaini si trovano ovunque. Ed è giusto così, sono ottimi e durevoli! Come il miglior bagaglio, hanno accesso a dimensioni parallele e riescono a contenere più di quello che sembra ragionevole. Esco assai di rado senza il mio: mi accompagna quando faccio una scampagnata, od in città per negozi, ma anche quando vado a lavorare. L’apertura laterale è ottima in bicicletta, perché permette di infilare una mano dentro lasciandolo su una spalla. La tasca superiore è raggiungibile dietro al collo, per pescare chiavi o portafoglio senza fatica.

Il volume è perfetto per stare via un fine-settimana: un paio di vestiti di ricambio, portatile e macchina fotografica, magari un libro ed uno spuntino in cima a tutto. Quando è troppo piccolo, è abbastanza leggero da portarlo in più se sono via per parecchi giorni: lo metto spesso in valigia, oppure dentro a zaini più grossi. È un oggetto affidabile, che crea possibilità e non da fastidio.

Zaino aperto

Quindici anni, e come potete vedere ne sono ancora entusiasta. Ed è un entusiasmo contagioso, perché almeno altre sei persone che ne hanno comprato uno dopo averne parlato con me.

Ahimè ho rotto l’originale cinque o sei anni fa, cercando di forzare al suo interno più scatole di quante ne potesse contenere. Uno spigolo appuntito aveva rovinato la zip, e la zip è essenziale. Un breve periodo di tristezza, e poi ne ho comprato uno nuovo. Verde scuro, l’arancione putroppo era finito!

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Limbo

Il protagonista di Limbo, su una barca Tipico fiume del Limbo

Ho una semi-dimenticata collezione di giochi su Humble Bundle, acquistata nei primi anni del servizio, prima che diventasse poco più di una facciata per Steam. Ogni tanto me ne ricordo, e scovo uno o l’altro gioco che non ho mai toccato, perso nella massa dei bundle. Questo è capitato di nuovo all’inizio dell’anno, quando ho scaricato Limbo.

Limbo è un platform bidimensionale. È lineare, difficile e crudele. La grafica è unica ed interessante, ispirata alla filmografia tedesca degli anni ‘20. L’intero gioco è in bianco e nero, fatto solo di sagome e luci, ombre e nebbia, ma pieno di dettagli.

Gabbie in Limbo Inquietante, e mai spiegato

Il gioco è diviso in capitoli sequenziali, ognuno costruito attorno ad un puzzle. Le meccaniche sono introdotte via esempi educativi—spesso uccidendo il protagonista—ed il passo successivo è utilizzarle in intricati puzzle. Poi via, introduce un’altra meccanica senza noiose ripetizioni, integrando nuovo e vecchio in capitoli sempre più complessi.

La morte è prevista, ed è il principale metodo di esplorazione. Il gioco ti rimette subito all’inizio del capito, e come in VVVVVV sei subito pronto a morire di nuovo. Fallire in Limbo è grafico e personale: il povero bambino finisce affogato, mangiato, smembrato, schiacciato, bruciato... sempre in bianco e nero.

Dopo pochi capitoli, diventa chiaro quanto lavoro sia andato in questo gioco. Tutto è misurato, bilanciato, raffinato. La difficoltà è appena inferiore a quella che potrebbe causare frustrazione, e nel momento in cui mi sono chiesto “quanto sarà lungo questo gioco?”, è improvvisamente finito. Breve esattamente come un buon libro, e non per caso.

Il gioco cerca di essere arte, e direi che ci riesce. In particolare—e forse putroppo—nella storia poco chiara. C’è un mondo ricco sullo sfondo, ma difficile da comprendere. Qua e la ci sono dettagli inquietanti, ma nessuna spiegazione.

Ho finito Limbo in un paio di sedute. Lo scopro con solo 10 anni di ritardo, quando le celebrazioni sono ormai nel passato, ma ne sono assai felice. Conto di rivistarlo in futuro, magari su uno schermo più grande, e calma ed attenzione.

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How big was the Tonga eruption?

Guardando l'enorme distesa del Pacifico, la scala dell'esplosione non è chiara. Portando le immagini più vicino a casa, allora si inizia a capire.

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I libri del 2021

Tre libri Fastidio, i libri con la costa al contrario

Sono sei anni che ho iniziato a tenere traccia dei libri che leggo. Non ci vuole molto, e mi da soddisfazione poter tornare a rileggere titoli e pensieri a riguardo. Ho dato via alcuni dei volumi a questo punto, ma anche di essi mi resta qualcosa.

L’elenco del 2021 è più spesso degli altri: contiene ben quindici titoli, 25% in più rispetto agli anni—già ottimi—in cui ne finivo uno al mese. Questo in parte “grazie” a lockdown ed alla limitata socialità de La Situazione, ma anche al fatto che molti dei libri letti mi hanno lasciato contento ed energetico: pronto a pescare un altro volume dallo scaffale ed a cominciarlo senza lasciar raffreddare la sedia a dondolo.

Effetto collaterale: ho esagerato, negando a ciò che avevo letto il tempo di adagiarsi sul fondo, e magari lasciare un’impronta. Nel sommario dell’anno scorso notavo questo:

Scrivere recensioni e considerazioni dopo aver chiuso un libro non è mai stato un problema, tutt'altro!

Nel 2021 invece le recensioni sono state un problema. Invece di annotare cose sul momento, ho lasciato passare troppi giorni, a volte settimane. Così si sono accumulate, e completarle è diventato uno sforzo.

Dal punto di vista dei contenuti, due terzi delle letture erano fantascienza o fantasy. Ho letto un solitario saggio, che però ho apprezzato assai. Ottimo è stato anche ricevere suggerimenti o direttamente libri in regalo: mi hanno portato in luoghi inaspettati ed interessanti.

Anno nuovo, ho già una piccola pila di libri e di titoli. Cercherò di consumarla con calma, per evitare i problemi che ho menzionato sopra. E magari nasconderò tutta quell’interessante fantascienza in seconda fila, per variare argomento ed imparare cose nuove.

Project Hail Mary

Andy Weir, 2021

Project Hail Mary è arrivato come regalo a Natale. È un recente libro di Andy Weir, apparso sulla scena con The Martian qualche anno fa. Prima di ritrovarmi in mano la lussuosa edizione hard-cover, ne avevo letto positive recensioni. Mi sono quindi piazzato sul divano il prima possibile, e l’ho cominciato con interesse. La storia si apre con il nostro eroe che si sveglia su un’astronave in viaggio verso una stella lontana—vabbeh, lo sono tutte. È solo, ha perso la memoria, ma a quanto pare è l’unico che può salvare la Terra. È difficile, rischia brutto, ma ci riesce. Fine.

Non lo sto vendendo bene vero? In realtà c’è di più: la memoria torna sotto forma di comodi flashback ordinati cronologicamente, così si scopre come è finito sull’astronave. Ci sono un paio di colpi di scena, ma sono superficiali e non cambiano veramente la direzione della storia. Così come gli altri personaggi, purtroppo un misto di stereotipi e macchiette. Ci sono un paio di idee interessanti, una spolverata di fantascienza e scienza-alla-riscossa, ma in totale mi ha lasciato poco.

So di avere gusti raffinati—difficili?—per quanto riguarda la fantascienza, ma al confronto preferisco assai “The Martian”, ed il suo protagonista sfacciato e cocciuto. Almeno ha un carattere, ed un problema limitato e ben preciso da risolvere con le sue patate. Il protagonista di Project Hail Mary è simile, ma purtroppo diluito, e messo di fronte ad una quest fondamentale di cui non è... degno?

Weir in qualche modo si è anche abbassato (forse ispirato da Cline?) al livello “nostalgia” di cui molti soffrono di questi tempi. È come se avesse una lista: “devo menzionare almeno due prodotti Nintendo un po’ vecchi, ed almeno quattro marchi famosi di una volta".

Alla fine resta un libro leggero ma curioso, che passa veloce. Se non avete di meglio da fare e vi capita in mano, si può anche eleggere.

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Uno sguardo al 2021

Cercare un tema centrale che rappresenti un singolo anno non ha molto senso, ma è qualcosa a cui il 2021 mi tenta. Ma il tema sarebbe ‘sospensione’ od ‘incertezza’, e quindi la mancanza di un punto focale. Cercare un tema che rappresenti un singolo anno non ha molto senso, si.

La Situazione continua a dominare il Regno Unito, così avevamo dato il benvenuto al 2021 con un nuovo lockdown, alla fine lungo quasi tre mesi. Non estremo, ma sufficiente a limitare spostamenti ed incontri. Era inverno e faceva freddo, ma ho girato ancora un po’ per la città nei fine-settimana, con decrescente entusiasmo.

Edinburgh, above Market Street Edimburgo non deve sforzarsi per sembrare insolita

Sull’orizzonte c’era il “vaccino”, questa entità miracolosa che ci avrebbe portato fuori dal tunnel. Ma il vaccino era un processo lungo, non un interruttore da premere, ed avrebbe portato una diversa normalità. Ora siamo meno preoccupati, ma valutare rischi è diventato molto più importante. Farlo ogni giorno è stancante, ed ha alimentato la mia naturale tendenza a prenderne pochi. In parallelo, essere stanco mi ha fatto passare la voglia di fare un numero di cose: vagare per la città, contattare gente da intervistare, organizzare cose. Solo con l’autunno ho iniziato ad uscire da questo torpore.

Nel frattempo il mondo si era aperto alle cose importanti, come il tornare in Italia a visitare la famiglia. Due volte includendo queste ultime vacanze, entrambe importanti e necessarie. Riparto di nuovo con amarezza.

Scritta su capannone Se avevate qualche dubbio

Incontrare persone è ancora difficile: ero più tranquillo in estate, quando si poteva fare all’aperto, ma i nuovi numeroni dell’autunno hanno portato ulteriori preoccupazioni. Mi sono sforzato comunque, perché fa bene al mio umore—ed a volte anche al loro. Sono andato in ufficio un totale di tre giorni, ma il lavoro è stato tranquillo ed interessante per tutto l’anno. È quasi un record per me, non provare alcuna insofferenza lavorativa dopo un anno e mezzo, speriamo continui. Ho comprato cose, visto che dovevo accomodarmi ne La Situazione: una costosa sedia da ufficio, periferiche varie, un tablet per leggere in poltrona. Mi sono sentito un po’ consumista, ma il mio livello è comunque basso e non me ne sono crucciato troppo.

Ho tenuto in mano un sacco di libri, che avranno un loro post separato. Poche fotografie, e zero lavoro sul sito stesso, che continua a funzionare egregiamente. Sento un vago formicolio però, la tentazione di modernizzare il CSS del layout, magari aggiungere un tema scuro—per il Looris, non per altro. Per ora non è una priorità.

Ho in mente un numero di cose che voglio smuovere o cambiare lontano dagli schermi. Il catapultarmi fuori a correre è uno dei passi in questa direzione. Ma non ho un piano preciso, e forse devo metterne giù uno.

Svogliatezza

All’inizio del mese è già chiaro che la Situazione si sta complicando di nuovo. I numeri crescono, così come la preoccupazione nei comunicati del governo, che spiegano come non sia ancora il momento per le misure arrivate troppo tardi nelle precedenti ondate. Quindi mi sbrigo a prenotare la terza dose del vaccino, e lo faccio giusto prima dell’ondata di panico nazionale che riempie i centri di vaccinazione. La coda richiede comunque più di un’ora, sono in tanti ad avere la stessa idea.

Nel frattempo l’ufficio in cui non vado mai richiude, incontri ed eventi annullati come è giusto che sia. Riusciamo a volare in Italia per le vacanze, e ci tocca solo qualche giorno di isolamento. Alla fine del quale però, la socialità rimane azzoppata: è difficile muoversi, quasi impossibile incontrar gente in modo rilassato.

Il risultato è una svogliatezza generale, e tanto tempo speso sul divano, a volte con un libro, a volte alla ricerca di contatto umano. Questo secondo Natale pandemico è più strano del primo: allora i limiti erano chiari e netti, adesso richiedono impossibili calcoli di rischio, distanze, tempi di contatto.

Forse devo organizzare più cose.