Tre volte all'alba

Alessandro Baricco, 2012

Sono in Italia per un paio di settimane, ferie da lungo meditate che si allineano a fagiolo con gli ultimi giorni sul lavoro. Mi fermo davanti ad uno scaffale di cui conosco la maggior parte dei libri, ma “Tre volte all'alba” mi salta all'occhio. È nuovo, oppure l'ho dimenticato? Di certo non l'ho letto, e non ne so niente.

È assai sottile e lo prendo in mano senza calcolare il rischio del mio gesto. Il passaggio stampato sulla terza copertina attira la mia attenzione.

Guardi fuori, è già l'alba. [...] È la luce giusta per tornare a casa. [...] Non c'è luce migliore per sentirsi puliti. da “Tre volte all'alba”, di Alessandro Baricco

Leggo rapidamente l'introduzione, sfoglio oltre, e la nota che precede l'inizio del libro cementa il mio interesse:

Queste pagine [...] raccontano [...] di due personaggi che si incontrano per tre volte, ma ogni volta è l'unica, e la prima, e l'ultima. Lo possono fare perché abitano in un Tempo anomalo che inutilmente si cercherebbe nell'esperienza quotidiana. da “Tre volte all'alba”, di Alessandro Baricco

Sia muoversi all'alba che le stranezze temporali sono fra i miei argomenti favoriti, quindi la curiosità scatta sopra la soglia di lettura immediata.

Leggo le tre brevi storie di cui il libro è composto in tre sere successive. Sono perfette per chiudere la giornata. Un incastro escheriano inizia a prendere forma nella seconda, e si chiude con una soddifacente simmetria nella terza. Proprio come descritto il Tempo è anomalo, senza pretesa di spiegazione. Ma nessuna è necessaria perché l'intreccio abbia solidità e struttura.

Un libro breve che mi ha lasciato tre storie, o forse una, su cui rimuginare ancora un poco. Di più non dimandate, ma se vi capita sotto mano, dedicategli il Tempo che si merita.