The Obelisk Gate

Nora K. Jemisin, 2016

Sono già passati un paio d'anni da quando ho letto The Fifth Season, anni in cui ho evitato di aprire gli altri due volumi nella trilogia, che mi guardavano dallo scaffale. Avevo apprezzato il primo, ma non sembrava mai il momento giusto di continuare. Poi il momento è arrivato.

The Obelisk Gate potrebbe essere incollato in fondo al primo libro, tanto immediata è la continuità. L'impatto dopo due anni è notevole, e mi ci vuole qualche pagina a ricordarmi chi sono i personaggi, e cosa stavano facendo. Il mondo sta finendo, quello è facile da ricordare. La crosta terrestre è un po' impazzita, la gente con poteri "geologici" è sempre una maltrattata e temuta minoranza, e tutti sopravvivono come possono.

Ma grosso evento è all'orizzonte (del terzo volume) e Nora Jemisin prepara i vari pezzi del gran finale: le fazioni iniziano ad essere più chiare, la posta in palio alta, altissima, con extra bonus traumatici. Apprezzo i personaggi che restano incerti, pronti ad essere spostati da un lato o dall'altro per sbilanciare e rendere interessante il finale.

Una cosa che però mi cruccia è l'apparizione di una specie di magia. Il primo volume aveva creato questo mondo interessante, dove la scienza era persa, e quel che rimaneva era un misto di tradizione e superstizione. Ma restava meccanicistica e spiegabile. In questo libro, è affiancata da un diverso "potere" che fa un po' quello che vuole. Gli effetti crescono in modo esponenziale, e tutto sembra possibile. Mi viene da pensare: ce n'era proprio bisogno?

Per il resto resta ben scritto ed interessante, quindi procederò a leggere il finale, magari prima di due anni.