The Lathe of Heaven

Ursula K. Le Guin, 1971

Dopo aver scoperto Ursula Le Guin l’anno scorso, ed averne letto una e due storie, era tempo di un terzo libro. Ho pescato The Lathe of Heaven, che è breve ed ottimo. Forse l’ho letto troppo in fretta, finirò per portarmelo dietro in un qualche viaggio per rileggerlo.

Scritto nel 1971, racconta di un futuro (ormai passato) in cui il mondo è sovrappopolato, gli Stati Uniti faticano a sfamare la popolazione, e ci sono auto ovunque. George, il protagonista, ha un problema diverso: alcuni dei suoi sogni diventano realtà, nel bene e nel male, senza che abbia alcun controllo su di essi. Il tentativo di impasticcarsi oltremodo per smettere di sognare non va a buon fine, e finisce da uno psichiatra. Uno capace, che decide di sfruttare la situazione per creare un mondo migliore con l'aiuto di George. I sogni del protagonista non si lasciano inquadrare facilmente ed un po’ come un genio delle leggende spesso applicano le istruzioni ipnotiche alla lettera, ma non nello spirito. I risultati variano, il protagonista è sempre più inorridito. Il mondo va alla deriva e lo psicologo diventa scienziato pazzo.

L’autrice segue la spirale sempre più frenetica di cambiamenti, finché troppo subconscio arriva in superficie, ed il mondo si ritrova sul baratro fra realtà e sogno. Dove un autore più pigro avrebbe raccontato di cose “indescrivibili”, Le Guin le descrive in una serie di immagini intricate ma precise.

Ho notato questo titolo in un elenco di libri letti, uno di quelli che attorno a fine anno punteggiano il web—l’antico termine blogosfera sarebbe più preciso, ma credo non si usi più. La mini recensione includeva questo paragrafo:

While I was reading this, I distinctly remember thinking “Oh, so this is what Philip K. Dick was trying to do!” And I say that as a huge fan of Philip K. Dick. But his execution didn’t always match up to his ideas. Here, Le Guin shows how it’s done. Turns out she was a fan of Philip K. Dick and this book is something of an homage.

Concordo: quello che i racconti di Dick lasciano un po’ sospetto e contorto, qua diventa concreto. Non voglio raccontare di più, visto che ogni mezza frase conterrebbe tre spoiler. A volte più bello è un libro, meno ne posso scrivere. Va letto e via.

Curiosità: il titolo—il Tornio del Paradiso?!—è una citazione mal-tradotta dal cinese. La cosa era venuta alla luce dopo la pubblicazione. Ormai era tardi, e comunque suonava bene, ed è rimasto.