The Guest Cat

Takashi Hiraide, 2001

Finito Norwegian Wood mi sono ritrovato in vacanza e senza libri. Costa Adeje sembra non avere librerie (!?), e sulla mensola dell’appartamento che avevamo affittato c’erano solo libri in spagnolo, tedesco, ed un Harmony in italiano. Non facevano per me. Scavando più a fondo nei bagagli spunta “The Guest Cat” di Takashi Hiraide. Due opere di autori giapponesi di fila? Ce la posso fare.

The Guest Cat è un libricino talmente sottile che non merita neanche un pagina di Wikipedia. Ci sono poche righe anche sull’autore, a meno di non passare alla versione Giapponese. È stato scritto nel 2001, ma non ha raggiunto il mondo occidentale fino al 2014.

La storia segue un poeta-scrittore un po’ autobiografico, che con la moglie prende in affitto una casetta nel parco di una più grande villa. Il gatto del vicino si intrufola prima nel loro giardino, poi in casa, ed infine nelle loro vite. Inizia, come ogni gatto, con l’interrompere il loro lavoro. Diventa poi un gatto “in prestito”, con una doppia vita fra le due famiglie.

C’è una storia, ma non è molto importante. È una serie di immagini e di pensieri, di appunti sulla vita che accade. Ci sono cose belle e cose di cui preoccuparsi: siamo alle soglie degli anni ‘90, l’imperatore è anziano, la bolla economica sta per scoppiare. Il tempo passa, lavoro e dedizione creano cose positive, ma quelle negative possono arrivare inaspettate.

Leggero e rilassato, lascia qualche immagine simpatica, ma non di più.