The Buried Giant

Kazuo Ishiguro, 2015

Ci sono libri che ti risucchiano come un buco nero, l'istante in cui li cominci. Leggi un capitolo, poi un secondo, e di colpo è assai più tardi del previsto, ed il segnalibro si infila ad un terzo del volume. The Buried Giant sarebbe rientrato in questa categoria, se non mi fosse capitato in mano nel buio di Dicembre. Invece una sera ho letto due capitoli, ho sentito il risucchio, ma ho puntato i piedi sull'orizzonte degli eventi: no, non è il libro che voglio leggere in questo momento.

L'inizio di Febbraio porta giornate più lunghe, e quella stagione ufficiosa caratterizzata dal ripetuto esclamare “oh, c'è già così tanta luce al pomeriggio!” Il sole entra in casa più spesso, sebbene intervallato dalla neve, grandine, o pioggia del momento, e lo spirito si rallegra. Riprendo così in mano il volume, sbilancio la sedia a dondolo, e mi rimetto a leggere.

Il nome dell'autore, Kazuo Ishiguro, non mi dice nulla, ma la bibliografia include The Remains of the Day, che ricordo come “Quel che resta del giorno”, film noto—ma non visto—degli anni '90. Utile per sottolineare la ristrettezza dei miei interessi, dalla quale sto cercando di uscire, anche se il libro che ho letto finisce nella categoria fantasy, quindi non mi sto allontanando di molto.

“The Buried Giant” segue una coppia di anziani in viaggio per raggiungere il figlio, in un paese relativamente vicino, nell'Inghilterra dell'Alto Medioevo. L'Arturo delle leggende è morto da pochi anni, una pace un po' incerta regna ancora fra Sassoni e Britanni, ma il regno è in rovina. Palizzate difendono i villaggi, più da lupi ed orchi che da veri nemici. Forse un vecchio drago si nasconde ancora fra le montagne, il poco che resta di altre storie.

Lungo il viaggio, i due rammentano gli anni passati assieme, con un po' di difficolta per l'età e per la nebbia che sfoca i ricordi, ed incontrano o si accompagnano a guerrieri, monaci, cavalieri e capre. Una storia di antiche battaglie e tradimenti si definisce pian piano, e delinea un futuro incerto.

Con il permesso dei giorni che si allungano, finisco il libro in un paio di settimane. È breve e semplice, ma non leggero—come sospettavo. Mi lascia da pensare, e lo appoggio sul tavolo con cautela, come se avesse ancora qualcosa da dire dopo averlo finito. Inaspettato ed interessante, mi da un nuovo autore da tenere d'occhio. Il cammino fuori dalla fantascienza è lungo, ma si fa un passo alla volta.