Parole in Disordine

Alena Graedon, 2014

A meno di non fare una selezione accurata, leggendo solo libri che persone di fiducia hanno approvato, ogni tanto capita un libro che non apprezzo. Di solito è un regalo, ed è persino di un genere che altrimenti sarei felice di leggere. È successo qualche anno fa con il pessimo “Armada” (dello stesso autore di “Ready Player One”) ed è successo quest'anno, con “Parole in Disordine”.

Premetto che la traduzione in italiano potrebbe aver peggiorato la situazione: “Word Exchange” è un racconto di fantascienza incentrato su dizionari, linguaggio, e lessicografia: trasporlo con successo in un'altra lingua può essere difficile.

Ma a mio parere, è una storia poco interessante. Cerca di essere un techo-thriller, ma la minaccia è poco originale, e la morale ritrita. La trama è telegrafata ed allo stesso tempo confusionaria: il libro è scritto come due diari alternati, ma l'ordine cronologico è... disordinato. Il risultato è che si viene a conoscenza di eventi e collegamenti troppo presto, anche quando l'autrice cerca di nasconderli. Ho letto con svogliatezza interi capitoli, che confermavano ciò che era evidente in quelli precedenti, senza nulla di nuovo.

In più, è scritto male. Mi spiace non poter essere più preciso, ma non saprei come descrivere il fatto che ogni tre paragrafi dovevo fermarmi e rileggere un pezzo che non quadrava: descrizioni di dettagli subito dimenticati, azioni senza senso—nemmeno quando spiegate, alcuni eventi erano persino impossibili. C'è una scena in cui due personaggi siedono ai lati opposti di un ampio cerchio di persone, più di trenta, ed uno appoggia la mano sul ginocchio dell'altro. Eh!?

Il risultato è che non sono mai riuscito ad immergermi nella lettura. Se anche le parole iniziavano a scorrere, mi imbattevo in breve tempo in uno di questi problemi, arenandomi. E senza 'sospensione', la lettura può essere una sofferenza.

Un paio di volte ho pensato di arrendermi, ma sono andato avanti, quasi incredulo, fino al gran meh finale. Sembrerebbe tempo perso, ma c'è un lato positivo: guardando la libreria in sala ora apprezzo ancora di più gli altri libri che ho letto, e sorrido.