Impro: Improvisation and the Theatre

Keith Johnstone, 1979

Sullo scaffale in sala ci sono alcuni libri, passati da amici e conoscenti. Di alcuni non mi sono mai curato, ma questo mi era saltato all'occhio qualche mese fa. Le stagioni hanno poi modificato gli strati di libri con movimenti geologici, fino a Dicembre, quando “Impro” di Keith Johnstone è tornato alla superficie. Sottile, apparentemente innocuo, l'ho preso in mano una sera tornato dal nuovo-nuovo lavoro.

Il teatro è un mondo di cui conosco poco o niente. Ogni estate i manifesti del Fringe appesi per la città mi bombardano di spettacoli, ma se ne guardo alcuni con curiosità, tendo a saltare la grande fetta che pubblicizza teatro di improvvisazione. Il sospetto che mi porta ad ignorarli è che senza una storia, una trama bilanciata ed affilata con attenzione, gli spettacoli impro siano poco interessanti. Sospetto di certo infondato, visto l'evidente successo, e che quindi si trasforma in curiosità: come funzionano questi spettacoli?

Il libro raccoglie aneddoti, spiegazioni ed esercizi che l'autore ha incontrato nella sua carriera di insegnante di teatro. Sebbene non sia mirato ad introdurre un lettore poco informato al soggetto, aiuta comunque a capire alcuni dei meccanismi dietro all'improvvisazione: come il rapporto fra i personaggi rende una storia interessante o divertente; come atteggiamenti, tono di voce, posizioni relative e innumerevoli dettagli creano una scena senza preparazione; come la spontaneità sia difficile da ottenere se gli attori non imparano a creare le giuste condizioni.

Al confronto di altri saggi letti quest'anno, “Impro” era abbastanza leggero, e l'ho divorato in poche serate. Mi sono arenato solo un poco sull'ultima parte, a proposito del teatro in maschera. L'autore lo descrive come basato su trance, personalità multiple, momenti traumatici. Lo collega ai riti di possessione, al voodoo, e tutto diventa un po' strano. Non c'è una spiegazione, è messo li come fatto—e non sapendone molto ho letto quelle pagine con crescente dubbio.

Andrò a vedere uno spettacolo 'impro' l'estate prossima? Forse, forse no, ma è leggermente più probabile.