Il Visconte Dimezzato

Italo Calvino, 1952

Il Visconte Dimezzato è un volumetto sottile sottile. Il racconto è forse novanta pagine, e nell'edizione appoggiata accanto alla tastiera è preceduto da fai cinquanta di introduzione, presentazione, cronologia, bibliografia—che altro? Sullo scaffale sparirebbe nell'ombra di mattoni più spessi, se non fosse in compagnia dei suoi due parenti, il barone ed il cavaliere.

Non mi metto a riassumere un libro talmente breve, e se non lo avete letto, dedicategli il tempo che si merita. Vi lascerà con un sorriso. Nelle parole di Calvino stesso:

[...] Io credo che il divertire sia una funzione sociale, corrisponde alla mia morale; penso sempre al lettore che si deve sorbire tutte questa pagine, bisogna che si diverta, bisogna che abbia anche una gratificazione; questa è la mia morale: uno ha comprato il libro, ha pagato dei soldi, ci investe del suo tempo, si deve divertire. [...] Io penso che il divertimento sia una cosa seria.

Mi stupisce di essere arrivato a questa veneranda età senza averlo mai letto, sebbene Calvino sia uno dei pochi autori "del liceo" di cui ho, negli anni, continuato a leggere scritti. Il “Barone Rampante” mi torna spesso in mente quando ripasso da casa: la Liguria che descrive è quella che ho visto da bambino quando visitavamo i parenti nella piana di Albenga; gli alberi sempre più radi, quelli che ho visto tagliare mentre crescevo. La Liguria si muove sempre lentamente, ed a trent'anni dalla pubblicazione del libro il paesaggio era ancora riconoscibile. Ora che sono passati altri trent'anni, forse dovrei tornare a controllare.

Il Visconte Dimezzato mi è durato—ahimè—solo pochi giorni. Mi ha ricordato però una serie di autori italiani e di titoli che ho tralasciato troppo a lungo. La prossima volta che passo per la patria, dovrò riempire lo zaino di libri.