Il Tesoro del Bigatto

Giuseppe Pederiali, 1980

Non so quanto Il Tesoro del Bigatto sia stato famoso, quando io ero piccino piccino. A quanto pare abbastanza per meritare, decenni più avanti, una seconda edizione. Uno di questi nuovi volumi è finito sullo scaffale di me, che ignoravo persino l'esistenza di Giuseppe Pederiali.

Ho scoperto a posteriori che il libro è uno dei primi fantasy italiani. È parte (centrale) di una trilogia di racconti incentrati su una Pianura Padana in cui, nell'anno mille, abbondano creature fantastiche. Il territorio attorno al Po, attorno alle misteriose paludi della Bassa, è suddiviso in feudi frattali, e persino Brescello ha un re ed una piccola flotta. Cavalieri inseguono draghi nei boschi—o viceversa?—ma c'è un filo di incertezza se qualcosa sia solo suggestione.

Il santo bagnò il dito indice nell'acqua. Poi se lo leccò.
— Dolce?
— Insipido.
— Allora è il Po.

La storia segue il viaggio di Sant'Anselmo verso l'Adriatico, in missione segreta per conto del Papa. Lungo il tragitto si accompagna a personaggi svariati, inclusi mendicanti, maghi, e topi molto istruiti. È un susseguirsi di stranezze, side-quest, e versioni fantastiche di luoghi dell'Emilia e dintorni.

È un libro breve e leggero, che scorre veloce senza perdersi in grandi costruzioni, o descrizioni. Ma ogni pagina ha trovato un modo di farmi sorridere, e pensare al grande fiume che ogni tanto ho attraversato su un ponte. È facile immaginare gli argini più bassi, l'acqua placida che riempie le risaie, ed i campi. E nella nebbia, chissà cosa si nasconde.

Se passando in libreria capitate davanti al volumetto, ed avete spazio nella vostra vista per un originale libro fantasy, portatevelo a casa.