Ancillary Justice

Ann Leckie, 2013

Un fine settimana verso il continente mi dona tre voli ad orari decenti, così ho il tempo e la lucidità per attaccare un nuovo libro. Questa volta prendo in mano un volume di space opera, un genere da cui di solito mi tengo lontano: molteplici volumi, grandiose trame di imperi galattici, e un po' troppe “guerre stellari” per i miei gusti. Ma ogni tanto è giusto provarne uno.

Ho acquistato Ancillary Justice, prima dell'estate, ma è un altro di quei volumi cho ho visto menzionati da più persone di cui mi fido. Pochi mesi fa l'ho notato sulla libreria del cognato recentemente acquisito, ed è tornato alla mia attenzione.

Il libro è il primo romanzo di di Ann Leckie, ed è fiero di essere una space opera. Non porta scuse e non cerca di sviare il lettore. L'umanità spazia per la galassia, gli imperi sono grandiosi, e la storia continua in altri due volumi. Eppure, è un libro fresco ed originale. Da un lato il punto di vista del protagonista, un po' fuori posto; dall'altro l'insolito narratore a volte omnisciente e in prima persona al tempo stesso.

Come funziona? La storia è raccontata da una nave spaziale, che ha accesso a mille telecamere, sensori, e... periferiche? Essa ha un punto di vista alieno sulla galassia principalmente umana in cui si muove: anche da solo, questo è sufficiente a costruire un mondo ed una storia interessanti, con spunti inaspettati. A parte la domanda immancabile quando c'è un AI di mezzo: cosa conta come umano?

E se il libro si chiude preparando il terreno per il successivo tomo, lo fa in modo soddisfacente. Il capitolo è chiuso, una storia finita, e quella che la segue sarà assai diversa. Apprezzo questo genere di chiusura, che da una parte mi libera dalla necessità di correre a leggere il seguito, ma dall'altra mi avvisa che c'è un'altra storia interessante che mi aspetta, per quando vorrò dedicarle tempo.