Altri, di passaggio
Freddo. Un'altra nuvola ancora ha deciso di mettersi fra me e il sole, e questa pare più estesa delle precedenti. Il piano di sdraiarmi nel parco a prendere il sole —ed il caldo— sembra fallire miseramente. Oramai scaltrito abitante di questa città, estraggo la felpa di emergenza dalla borsa, calco il cappuccio basso sulla fronte, ed attendo che il cumulo passeggero si levi di mezzo.

L'estate giunge con un clima medio, che ti lusinga la mattina presto, ti suggerisce i vestiti leggeri che tenevi sotto le maglie di lana, ti fa indossare maniche corte e spensieratezza, per poi rivelare il suo vero volto solo nel pomeriggio, quando finalmente puoi apprezzarlo. La nuvola passa, il sole è di nuovo padrone del cielo, ma io continuo a desiderare un paio di guanti.
Il Portogallo è stato invece una breve parentesi di calore: una settimana a Costa da Caparica, questo deserto paesello turistico in attesa dell'estate; un misto fra una periferia non proprio di qualità ed il fronte-mare di Miami, inclusi molti dei dettagli che GTA vi ha insegnato —eccetto i soldi— e per l'occasione animato solo da una sessantina di seri ricercatori nel campo dell'intelligenza artificiale. Alticci, badate, nonché satolli dopo aver provato le delicatezze della cucina locale nei ristoranti più appetitosi, prestando attenzione a recuperare tutti gli scontrini per farsi rimborsare al ritorno.
Il tutto profuma stranamente di gita scolastica, mentre rilassato sul mio intonso letto da albergo fisso il soffitto della stanza (proprio questa, si), aspettando di uscire per cena. Le persiane chiuse per tenere fuori il caldo del primo pomeriggio, la finestra spalancata, sperando in qualche strano cavillo della fisica che smuova l'aria. Nelle altre stanze, ne percepisci la presenza, ci sono colleghi ed amici che conosci, con i quali spendi alla fine poco tempo, e le nuove persone che incontri, con cui improvvisamente vivi a stretto contatto per un'intera settimana, con le quali un'irragionevole complicità porta alla nascita di amicizie in qualche modo immotivate. Meraviglioso.
E breve. Una settimana vola, anche quando le giornate durano 18 ore. Lezioni, cene, episodi irripetibili ed un tuffo nell'oceano freddo come questo pomeriggio, poi sono di nuovo in volo. Restano gli immancabili ma esili contatti elettronici, non quanti ne avresti voluti tenere, non quanti pensavi ne sarebbero sopravvissuti. Ognuno torna alla propria vita, e la settimana che improvvisamente era stata il Tutto, torna ad essere, semplicemente, una settimana. Sette giorni, fra le migliaia che compongono già la nostra vita, e le migliaia ancora da venire. Li terrò da parte, in piccoli e grossi caratteri, in foto ed appunti, per non dimenticarli.
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