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Izu Ōshima

Un'isola artificiale con enormi tubi bianchi e blu, sullo sfondo la costa nella foschia, ed uno strano edificio-ponte Tubi escono dal mare, nella baia di Tokyo

Mappina del Giappone, con un percorso da Tokyo ad Ōshima

È prima mattina quando scendiamo dal Boeing 777 a Narita. Il terminal e la stazione risvegliano vaghi ricordi del viaggio precedente, abbiamo la Suica pronta da otto anni, e prendiamo il primo treno per Tokyo. Una volta in centro ci dirigiamo dritti in porto, e li saliamo su un Boeing 929.

L'aliscafo mi mancava come mezzo di trasporto, quindi era giusto prenderne uno. Ha parecchio in comune con un aereo, incluso cinture e dimostrazione di sicurezza prima del decollo—parlano effettivamente di take off e splash down! Si muove ad una velocità sbagliata per una nave, non oscilla come ti aspetteresti da uno scafo, ma si inclina nelle curve. Usciamo dalla baia di Tokyo passando strani edifici e curiose isole artificiali da cui escono grossi tubi. Con il mare mosso (allerta vento per completare l'esperienza!) l'aliscafo evitare le onde più grosse zigzagando con agilità, una cosa interessante quanto inaspettata.

La prima tappa della vacanza in Giappone è Ōshima (大島: grande, isola), l'isola più vicina nell'arcipelago delle Izu. Il piano è di spendere i primi giorni in un posto tranquillo dove acclimatarci e dormire il necessario, lontano dalla metropoli e senza impegni precisi.

Un arcipelago all'orizzonte, nella foschia Il resto dell'arcipelago delle isole Izu, visto da Ōshima

Allo sbarco ci aspetta Shimura-san, il proprietario della casa che abbiamo affittato. Con inamovibile gentilezza è venuto a prenderci dal lato opposto dell'isola, invece di lasciarci prendere l'autobus, ed ora carica il nostro saccone nel bagagliaio della sua kei-car. Tutti guidano kei-car su quest'isola, meravigliosamente squadrate per riempire il volume ridotto che garantisce sgravi fiscali. Shimura-san parla solo giapponese, ma nella dodicesima pagina di app del suo telefono trova un traduttore, e lo usa per indicarci vari punti di interesse. Le stradine dell'isola sono tranquille, con un asfalto perfetto, e sorprendentemente ripide. La natura vulcanica dell'isola si fa già notare sulla costa.

Una piccina signora che decido essere la mamma di Shimura-san ci da il benvenuto all'alloggio. Senza preoccuparsi del traduttore, ci indica ogni singolo oggetto della casa con orgoglio ed un piccolo inchino. Doppio inchino per i bidoncini della differenziata, e per la vasca da bagno. La dinastia Shimura conferma dodici volte se siamo a posto con la cena, la taglia dello yukata, le mille salsine a disposizione in frigo. Ringraziamo a raffica, li rassicuriamo della totale perfezione della casa, e infine ci lasciano soli. È una casa meravigliosa, tutta legno e porte scorrevoli di carta e... vetri singoli e riscaldamento solo in due stanze. Ma i futon hanno i piumoni enormi e morbidosi, e mezz'ora dopo l'arrivo stiamo dormendo.

Passiamo tre notti di transizione su Ōshima: cediamo al sonno verso le 6 di sera, siamo sveglissimi alle 3 di mattina, ma recuperiamo con un pisolino fino all'alba. È un ritmo ottimo per i giorni invernali, e sfruttiamo tutta la luce disponibile per un paio di passeggiate. Quando il vento si calma, fa anche caldo. La Scozia è improvvisamente lontana, sul termometro come nel pensiero

Il lato di una collina da cui esce un tubo di metallo, in cima al quale tre sono lenti ed un 'cappello' di metallo ottagonale Non vi sentite osservati?

Al centro di Ōshima c'è un vulcano, giustamente. La casa ha a disposizione due biciclette elettriche e le sfruttiamo per scalare la montagna con il gioioso ausilio della pedalata. Essendo un vulcano attivo, ci sono sensori ovunque. Essendo in Giappone, ci sono bagni pubblici pulitissimi a due minuti dall'orlo del cratere. Niente lava al suo interno (si è chiuso quando c'è caduto dentro Godzilla nel 1984) ma copioso vapore esce da crepe nel terreno, accanto a dove cammini. L'ultima eruzione è stata nel 1986, ed attorno al cono le tracce sono evidenti: abbiamo attraversato un deserto di sabbia nera, punteggiato di massi porosi ma affilati, a malapena erosi dagli elementi. Eppure la vegetazione sta già tornando: incontriamo cespugli ingialliti dall'inverno, ma di certo rigogliosi qualche mese prima. Un interessante contrasto con Eldfell in Islanda, dove il vulcano era ancora completamente spoglio dopo cinquant'anni.

Un portale giapponese in cima ad una montagna, in primo piano massi vulcanici, sullo sfondo il mare, e poi la costa È importate costruire un tempietto, non appena la lava si raffredda

Per il resto è bassa stagione: il club di immersione ci ha risposto "siamo in vacanza nelle Filippine", non incontriamo altri turisti, e l'isola sembra semi-vuota. Quasi tutti i ristoranti sono chiusi, a parte Udon Asami dove ci fermiamo un giorno per pranzo. Ci siamo solo noi ed un'anziana signora, che arriva sorretta dal figlio ma finisce la ciotolona di ramen più veloce di tutti. Il proprietario ci aiuta con il menu e serve rapidamente, il tutto da una sedia a rotelle. Un paesino di quattro anime su un'isoletta sperduta è più avanti di tanti altri posti.

Lasciamo Ōshima riposati, ma un po' dispiaciuti: l'isola ha superato le nostre aspettative, e c'erano altre cose da vedere e fare, persino a Dicembre. Ma i giorni sono contati perché abbiamo un appuntamento con un evento, e ci sono traghetti e treni da prendere.

Case si affacciano su un porto, alcune kei-car parcheggiate davanti ad esse, e sullo sfondo una scala che supera un muraglione di cemento armato e porta in un bosco Placido paesino, ripida collina

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