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Nell’altra stanza

Magari sto cantando vittoria troppo presto, ma ho scampato un incontro ravvicinato con il Covid. Si è infilato in casa di traverso, per un errore nel calcolo delle probabilità. Gli errori capitano, l’importante è come si gestisce la situazione—non solo La Situazione.

Fissiamo un istante il test positivo, poi cambio rapidamente stanza. Portando con me un paio di calzini extra e poco più, mi trasferisco in quella che anni fa avremmo chiamato “la stanza degli ospiti”, ma in questo nuovo mondo è ormai nota come “l’ufficio”. Per una settimana diventa il volume principale della mia vita. Solo, li dentro riprendo vecchie abitudini, tipo leggere fino a tardi. Mi sveglio all’ultimo momento per far colazione al volo. Poi invece di correre a prendere il treno, trasformo la stanza e mi metto a lavorare. Non lontano dal computer c’è un letto singolo, attaccato al muro. Mi ci siedo di tanto in tanto a pensare, oppure a leggere... fino a tardi. Tutte cose che facevo ai tempi dell’università. Mi sorprende la velocità con cui l’istinto si riattiva, in parte stimolato dalla forma della stanza, e ricado in ritmi quasi dimenticati.

Advertisement screen neutralised by polarised glasses Uno schermo acceso, fotografato attraverso gli occhiali da sole.

La socialità casalinga purtroppo diminuisce, ostacolata da porte, maschere, ed il cercar di mantenere distanze. Così come quella esterna: come contatto stretto, evito di incontrare troppa gente. Vago un po’ per la città, godendo di questi giorni tiepidi e soleggiati—ma ventosi, per compensare. Gli occhiali da sole mi accompagnano ovunque, e riscopro un dettaglio interessante: le lenti polarizzate sono ottime per annullare gli schermi pubblicitari che impestano alcune strade e negozi del centro. Le immagini spariscono, rimangono silenziosi rettangoli neri.

Cucinato, pulito, riordinato il poco che si muove in questi giorni, c’è spazio nella giornata anche per un videogioco. Scopro così Dicey Dungeons, una recente produzione di Terry Cavanagh. Dopo avermi donato gioia con VVVVVV e Super Hexagon, mi ritrovo davanti un simpatico dungeon crawler dove il protagonista è un dado, e la Fortuna regna sovrana. Il gioco è un grande esempio di come un design basato sul caso (ci sono dadi ovunque!) possa essere interessante, profondo, ed onesto. L’esecuzione è ottima, con molto più contenuto e varietà di quanto mi aspettassi, e mi ha strappato più di una risata.

Nell’altra stanza il vaccino fa il suo dovere, e Lei se la cava con sintomi limitati. La stanchezza perdura, ma Dicey Dungeons le tiene compagnia. Ancora un giorno o due, e poi trasloco di nuovo, e ritorno al futuro.

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