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LASEK, e quello che segue

Il mondo è ancora abbastanza sfuocato, e le lettere blobbi a volte informi. Ma forte di un font dimensione 24, mi metto a scrivere. Domenica scorsa sono andato a farmi puntare un laser negli occhi, per aggiustare miopia e astigmatismo che mi hanno accompagnato per quasi trent'anni. La cosa sembra aver funzionato, anche se ci vorranno ancora settimane perché tutto si assesti.

L'operazione in sé non dura neanche un quarto d'ora, per entrambi gli occhi. Prima però ci sono lunghi corridoi di stanze buie e piene di interessanti strumenti di misurazione, poi noiose sale d'attesa semi-vuote. E poi ancora un po' d'attesa, per motivi curiosi tipo “We need some more time to boost the laser” — Eh?!

Davanti agli occhi ballano ed agiscono un sacco di strumentini: il contagocce, il cerchio di metallo, il rastrellino e la palettina (quello sembravano), e poi il nero e profondo vuoto del laser. Tristemente non fa bzzooooom, ma sembra più una mitraglietta ta-ta-ta-ta-ta, e nell'aria sale un odorino di pollo bruciato. Il pollo ero io. Segue quella che in prima persona sembra una piccola secchiata d'acqua ed all'improvviso tutto è nitido ed a fuoco... per circa 10 secondi. La lente a contatto di protezione cala sull'occhio e toglie un po' di nitidezza, poi le luci della stanza abbagliano con gioia. Occhiali da sole pronti, anche se fuori piove.

I primi due giorni non sono stati troppo difficili, a parte quella sensazione che associo al “è tutto il giorno che le ho indosso, forse è meglio che mi tolga le lenti a contatto”, ma triplicata. Non potendo toglierle, sono rimasto al buio, con gli occhi chiusi, il più possibile. Non c'è voluto molto perché la noia salisse a livelli cosmici. Audiolibri alla riscossa! Gli schermi touch in queste situazioni sono però inutili, così da un cassetto è uscito l'antico iPod shuffle: controlli tattili e semplici, progettati per lavorare in tasca, senza essere guardati. Mi manca un po' la tecnologia sensata.

Ascoltando The Last Continent e Carpe Jugulum di Terry Pratchett è arrivato Martedì sera, quando le lenti protettive hanno iniziato ad asciugarsi ed irrigidirsi. La sensazione di fastidio è diventata bruciore continuo, ed il bruciore è diventato insonnia. Problema risolto via paracetamolo. Mi avevano anche delle gocce estreme di anestetico ma non sono state necessarie, e Mercoledì mattina sono andato alla visita programmata per togliere le lenti. Un sospiro di sollievo, e da li è tutto in discesa.

Confrontando con esperienze altrui, direi che i miei postumi sono stati leggeri, e ne sono contento. La procedura LASEK è più fastidiosa in generale, visto che si basa sul grattar via la superficie dell'occhio, e poi rimettercela sopra alla meno peggio, contando che poi ricresca in ordine. Evita però i tagli più profondi del LASIK (ee-key vs eye-key) e non rimangono pezzi "mobili". È l'operazione per chi fa sport estremi, con violento contatto fisico, o chi per sbaglio menziona le parole “arti marziali” alla prima visita:

— Ma io aiuto solo a trasportare cose!

— Hai detto “arti marziali”, quindi devi fare il LASEK.

— No, davvero non pratico nessun'arte marz... ah

— Vedi, l'hai detto di nuovo! (calca la crocetta sul foglio) LASEK e basta.

— Ma, le spiego, non sono io che...

— LASEK LASEK LASEK!

Va bene così, era comunque la procedura a cui puntavo. Ci sono mille attività leggermente a rischio che faccio e vorrei continuare a fare, senza preoccuparmi che mezza cornea vada in una direzione non prevista. Vedremo ora cosa succede, come si assesta la vista... e la vita, dopo decadi di lenti.

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