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Limbo

Il protagonista di Limbo, su una barca Tipico fiume del Limbo

Ho una semi-dimenticata collezione di giochi su Humble Bundle, acquistata nei primi anni del servizio, prima che diventasse poco più di una facciata per Steam. Ogni tanto me ne ricordo, e scovo uno o l’altro gioco che non ho mai toccato, perso nella massa dei bundle. Questo è capitato di nuovo all’inizio dell’anno, quando ho scaricato Limbo.

Limbo è un platform bidimensionale. È lineare, difficile e crudele. La grafica è unica ed interessante, ispirata alla filmografia tedesca degli anni ‘20. L’intero gioco è in bianco e nero, fatto solo di sagome e luci, ombre e nebbia, ma pieno di dettagli.

Gabbie in Limbo Inquietante, e mai spiegato

Il gioco è diviso in capitoli sequenziali, ognuno costruito attorno ad un puzzle. Le meccaniche sono introdotte via esempi educativi—spesso uccidendo il protagonista—ed il passo successivo è utilizzarle in intricati puzzle. Poi via, introduce un’altra meccanica senza noiose ripetizioni, integrando nuovo e vecchio in capitoli sempre più complessi.

La morte è prevista, ed è il principale metodo di esplorazione. Il gioco ti rimette subito all’inizio del capito, e come in VVVVVV sei subito pronto a morire di nuovo. Fallire in Limbo è grafico e personale: il povero bambino finisce affogato, mangiato, smembrato, schiacciato, bruciato... sempre in bianco e nero.

Dopo pochi capitoli, diventa chiaro quanto lavoro sia andato in questo gioco. Tutto è misurato, bilanciato, raffinato. La difficoltà è appena inferiore a quella che potrebbe causare frustrazione, e nel momento in cui mi sono chiesto “quanto sarà lungo questo gioco?”, è improvvisamente finito. Breve esattamente come un buon libro, e non per caso.

Il gioco cerca di essere arte, e direi che ci riesce. In particolare—e forse putroppo—nella storia poco chiara. C’è un mondo ricco sullo sfondo, ma difficile da comprendere. Qua e la ci sono dettagli inquietanti, ma nessuna spiegazione.

Ho finito Limbo in un paio di sedute. Lo scopro con solo 10 anni di ritardo, quando le celebrazioni sono ormai nel passato, ma ne sono assai felice. Conto di rivistarlo in futuro, magari su uno schermo più grande, e calma ed attenzione.

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