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Riassunto autunnale

Dove eravamo rimasti? Rientro in Scozia, ed è subito autunno. Riusciamo ad organizzare un ultimo campeggio, dove il limitare di un bosco ci scampa dalla pioggia, e poi l’aria si raffredda. L’ora solare aggrava la situazione: quando il sole tramonta alle tre e mezza le passeggiate devono essere brevi.

Neanche una settimana dopo essere rientrato, prenoto rapidamente i voli per scendere a Natale. Il Regno Unito è in modalità “oh, è tutto normale di questi tempi, no?”, ed i biglietti sono tornati a prezzi pre-Situazione. Io tutta questa normalità non la sento. Sono andato in ufficio tre volte in due settimane, poi ho cambiato idea: non ero a mio agio, sebbene i colleghi seguissero tutte le varie indicazioni. Ma non vedo l’utilità di passare ore in una stanza con altra gente, quando non è necessario: in un gruppo remoto per metà, si lavora comunque in modalità distribuita. Al momento preferisco far parte della fetta remota, e rilassarmi nel mio spazio.

Una sera, anni dopo averlo acquistato, ho installato Day of the Tentacle in versione rimasterizzata. Negli anni ‘90 era stata la mia avventura grafica preferita. Adesso... mmmh, forse non più. Ho apprezzato i nuovi disegni, fedeli all’originale ma ampliati per riempire schermi più grandi, e le animazioni. Ma il gioco si basava principalmente su scenette e battute che forse sono invecchiate male. Ho trovato il mondo piccolo e limitato, ed il fatto che mi ricordassi tutti i puzzle ha reso il gioco di poca soddisfazione. L’ho finito in un paio d’ore, ben lontano dalle settimane che l’originale aveva richiesto da ragazzino.

A screenshot of Day of the Tentacle Vecchi amici

Un po’ all’improvviso ho invece ricominciato a correre. La causa scatenante è stato discutere con un ex-collega, e cercare di convincerlo a scrivere di più. Cominciare a scrivere è faticoso, quasi doloroso, e resta ostico se non diventa un’abitudine. Per diventarlo servono piccoli e consistenti sforzi, senza gloriosi obiettivi. Tornato a casa, rimuginando sulla discussione mentre passavo l’aspirapolvere, ho applicato lo stesso ragionamento al correre. E se non lo mettevo in pratica, mi stavo ostacolando da solo.

Non essere un ostacolo per me stesso è un principio che mi sta a cuore. Il me-oggi esiste solo per un breve momento, non può aspettarsi troppo, ed ha una responsabilità composita nei confronti di tutti i me-domani che lo seguono. Che cosa può fare il me-oggi per il me-domani che vorrebbe essere andato a correre? Andare a correre. Notato questo ho indossato le scarpe e sono uscito a correre. Senza meta, senza misure, finché ho avuto voglia. E così ogni giorno a seguire per il mese scorso, a parte un paio di intoppi meteorologici—oh, nevica già?

Alla fine ci vuole poco più di mezz’ora, ed è tempo speso meglio che in poltrona.

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