Nessun commento

Infelici incrementi

La Situazione è riuscita ad affossare numerosi settori, ma non l’informatica. L’ambiente lavorativo si è evoluto in pochi giorni, accelerando tendenze che esistevano già da tempo. All’improvviso ci siamo tutti scoperti lavoratori remoti, pronti a saltare fra chat e videochiamate, editare documenti condivisi, e cooperare in modo asincrono. Un anno e mezzo dopo l’ufficio casalingo è perfettamente normale, e considero incerto l’invito a tornare in ufficio due giorni alla settimana, con l’inizio di Novembre.

Disaccoppiare il lavoro dall’ufficio centralizzato ha portato flessibilità e vantaggi, ma si iniziano a notare gli effetti collaterali. Il più evidente da queste parti è che il raggio di azione di Londra si è espanso ben oltre la mitologica M25, fino a coprire l’intero paese.

Londra con i suoi capitali infiniti, ha scoperto di poter assumere sviluppatori, manager, designer in qualsiasi grande città o villaggio sperduto. Invece di dover convincere persone a spostarsi verso una metropoli per molti poco attraente, può offirti uno stipendio londinese senza farti uscire di casa.

Nei mesi ho visto numerosi colleghi e conoscenti cambiare lavoro, attratti dal capitale della Capitale. “Comincio a lavorare per [semi-dubbia startup con sede a Londra]. Mi raddoppiano lo stipendio.” —ignoro le ore settimanali, ed i termini del contratto, ma i numeri sono quelli. Ultima la sviluppatrice junior-da-poco-promossa-a-mid-level nel mio gruppo, che ora guadagna esattamente quanto me.

Così in questi mesi, mentre un costante flusso di informatici lasciava la ditta, saliva il volume dei mugugni, e dei chiari messaggi al livello esecutivo. In fondo, se il mercato è quello, restare fermi vuol dire essere sottopagati. Immaginate la pressione che le ditte fuori da Londra devono provare, a vedere buoni sviluppatori che se ne vanno—non perché siano infelici o maltrattati—ma semplicemente perché le altre offerte sono troppo buone.

Ho considerato la cosa negli ultimi giorni, e giusto ieri ne parlavamo a pranzo. Ci servono altre £1000 al mese? Perché è di questi numeri che si parla. No, è alla fine la risposta. Quindi cambiare lavoro ha senso solo se quello corrente non mi piace, e non è il caso. Lavoro su un prodotto sensato, con gente interessante, ed imparo cose nuove.

Questa mattina mi ritrovo in casella un aggiornamento del contratto, con un aumento del 12%. Tutte le bande sono salite, perché la ditta non può che adattarsi al mercato di cui fa parte. Apprezzo, ma al tempo stesso non ne sono felice. Se guardo oltre il mio portafogli vedo costi che aumentano senza vantaggi. Vedo soldi che vanno a chi già era ben pagato, aumentando il divario con altre posizioni, persino nella stessa ditta. Non mi sembra, su una scala più ampia, una cosa positiva. Ma è un mondo diverso in cui La Situazione ci ha portato, ed è tutto in flusso. Vedremo dove va a parare.

Aggiungi un commento