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Tanti moschini, quante le stelle

Coire an Lochain Meno aerei nei cieli di questi tempi, ma tutti nelle fotografie

L'anno catastrofico mi ha tenuto in città per mesi. Non considero saggio saltare su un aereo per andare lontano, né ho motivazioni importanti per farlo, quindi mi sono accontentato. Nonostante ciò, la combinazione di raro sole e pausa fra i due lavori mi ha permesso due settimane di vacanza più o meno estiva. Lusso finale, qualche giorno sulla costa occidentale, quella meno abitata e più montagnosa—l'anti-città.

Affittiamo un'auto, la riempiamo di zaini, e lasciamo il centro in mattinata. Il secondo autista è il Lohoris, perché abbiamo inventato una vacanza assieme ma separati. Non prestiamo attenzione alle nuvole, ma guidiamo oltre Stirling, oltre i boschi dei Trossach, salendo in quota verso Glen Coe e l'altopiano disabitato che ho sempre visto uggioso e coperto di nubi. Ma non questa volta: il sole splende, i turisti abbondano. Scendiamo verso il mare, risaliamo un fiordo, e raggiungiamo Kinlochleven. Li ci dividiamo, coppie diversamente organizzate con obiettivi diversi.

Loch Leven La discesa è ripida

Noi saliamo lungo il sentiero che si allontana dal mare, superando in poco tempo i limite degli alberi, assai basso, e siamo fuori dalla civiltà. Niente case, niente recinti, niente tralicci: non più campagna, ma nulla. Ed il nulla, dopo mesi di città forzata, è una boccata d'aria fresca dopo uno stanzino mal ventilato.

La Scozia si assicura sempre che ogni attività all'aperto abbia un lato spiacevole, quindi d'estate produce midges. Nugoli di moschini affamati, tenuti a bada solo dal vento. E di vento, oggi, ce n'è ben poco. Si alza solo alla sera, quindi la zuppa è libera dagli insetti. Libera è anche la notte, quando mettiamo il naso fuori dalla tenda, e lo puntiamo all'insù. Lontano da ogni città, il cielo limpido è una volta di stelle, la via lattea una larga autostrada che lo divide in due.

Anni che non vedevo un cielo così puro, che non mi ritrovavo sotto all'incommensurabile punteggiatura. La città uccide il cielo, non solo in centro, ma nel raggio di chilometri. So che un giorno traslocherò dove l'alone non arriva, e questa vista sarà più comune. La latitudine non importa, ma la conurbazione sarà distante. Prendo freddo intanto, ma resto dove sono: devo assorbire tutto il buio ed il limpido di questa notte, e portarlo con me. Ricordarmi che accontentarsi non è bene, e che una poltrona può essere comoda, ma è comunque insipida.

Il giorno seguente la brezza riduce i nugoli. Completiamo la camminata, ritroviamo gli altri, e rientriamo senza subire una goccia di pioggia. Poi è subito Lunedì, e maltempo. Mi avvento nel nuovo lavoro, e contemporaneamente ignoro gli operai che cambiano la caldaia. Il nulla è lontano, ma è sempre con me.

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