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L'ultimo ultimo uomo sulla terra

Anni fa ho sognato un mosaico di storie a proposito dell'ultimo uomo sulla terra. Questa è l'ultima, messa infine in parole.

L'ultimo uomo sulla terra sedeva solo, un puntino rosso-arancio nell'interminabile distesa di ghiaccio. Prendeva fiato, con la schiena appoggiata allo zaino, e teneva una pistola in equilibrio su un ginocchio. Poco distante facevano capolino dalla neve altri zaini, e gli informi resti dei suoi compagni, già luccicanti sotto il sole alto.

L'asteroide era caduto in un oceano, probabilmente. Nessuno se ne era preoccupato. Ma di nascosto a tutti, sui fondali, qualcosa aveva iniziato a correggere l'acqua. Una goccia alla volta, era stata sostituita da un fluido viola, inodore, che a contatto con altra acqua la trasformava e cresceva, assorbendola lentamente. E quando il fondo degli oceani era ormai ricoperto, il livello del fluido era salito verso la superficie. Verso i pesci, le reti, ed i pescatori. Lentamente, costantemente, piccole gocce d'acqua diventavano viola, gommose, aliene. Il corpo umano è costituito per più del 60% di acqua.

In poco tempo i mari, i fiumi, i laghi iniziarono ad avere riflessi viola. E così le piante, la frutta, l'auto appena lavata. L'unica acqua immune era quella sotto forma di ghiaccio, e chi poteva iniziò a rifugiarsi in montagna, e poi ai poli. E poi a morire, prima perdendo forma, accasciandosi al suolo in una sacca violacea, per poi congelare velocemente a contatto con il terreno gelato.

L'ultimo uomo sulla terra mise una mano guantata in una tasca del giaccone, ed estrasse un proiettile di ghiaccio. Lo sostituì nel caricatore, ed alzò l'arma alla tempia.

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