Articoli per luglio 2017

Bargreybars.vim

In un momento di ispirazione, questa primavera, ho deciso di scrivere del C. Mi capita ogni tanto, come se compilare sorgenti e ritrovarmi con eseguibile di pochi kilobyte mi assolva dal peccato di lavorare linguaggi di scripting, usare enormi enormi standard library, e di pseudocompilare per macchine virtuali e runtime vari.

Vim con i fastidiosi bordini The goggles do nothing!

L'occasione questa volta è stato bargreybars, un plug-in per Vim per risolvere una volta per tutte il problema degli odiosi bordini grigi. Una finestra di Vim ha sempre altezza e larghezza multiple della dimensione dei caratteri, che di rado sono un perfetto sottomultiplo delle dimensioni dello schermo. Questo lascia dello spazio vuoto in basso e a destra, che si riempie con un fastidioso grigio di default.

La cosa mi ha sempre disturbato, principalmente perché tendo a scrivere codice con su sfondo scuro per rilassare gli occhi. Una striscia di grigio un fondo ad uno schermo quasi nero non è molto piacevole.

vim-senza-bordini Un sospiro di sollievo.

Anni fa avevo scavato nel sorgente dell'editor ed aggiustato le due righe colpevoli del colore alla meno peggio, e ricompilato il tutto con Visual Studio. Ma il sorgente cambia, il build richiede un sacco di tool ed attenzioni, e scrivere una patch che funzionasse ovunque e per tutti era oltre la mia buona volontà.

Con l'uscita di Vim 8 ho pensato di lasciare in pace il sorgente del programma ed estrarre il mio lavoro in un plugin che prenda il colore del tema attivo e lo applichi ai malvenuti bordi. E per fare ciò, ci voleva un po' di VimL, ma anche un po' di C.

La gioia è stato scoprire i Visual C++ Build Tools, il compilatore di Visual Studio senza giga e giga di IDE sulle spalle. Linea di comando, librerie, e basta. Esattamente quello che mi serve per una DLL di una manciata di righe.

Finito il plugin e visto che il risultato era valido, ho speso un paio di sere a lucidarlo e documentarlo, ed è finito su vim.org e github, per la gloria.

Di fronte ad Oban: Mull, Iona e Staffa

Molteplici puffin Molteplici puffin.

A metà Maggio sono finito di nuovo a Oban, come previsto. La novità questa volta è stato arrivare via ferrovia, saltare su un battello ed andare a visitare tre famose isole a pochi chilometri dalla cittadina: Mull, Iona e Staffa, tre delle Ebridi interne.

Otto anni dopo Oban non è cambiato molto, a parte due importanti dettagli: il cancello “Snib the gate” è stato ridipinto, ed il locale degli enormi pancake è purtroppo sparito —sigh.

Mull è un'isola di dimensioni decenti ed per attraversarla c'è un autobus con una simpatica autista che conosce tutte le persone al volante delle auto che incontriamo, ed aggiriamo con attenzione, lungo la strada a corsia singola. Per ognuna ha una storia da raccontare, o forse se la inventa sul momento, come per le varie casette, pietre, e curve lungo la via. Nessun commento però sull'enorme pavone che usciva di soppiatto da un cancello, il primo di vari volatili incontrati quel giorno. Per quanto abitata, Mull è vuota, ma non selvaggia: il tipico ordine portato dalle pecore, fatto di erba brucata regolare e muretti di pietra.

Basalto su staffa Staffa è fatta di colonne esagonali, dritte o deformate dalle ere.

Subito di fronte a Mull c'è Iona, giusto lo spazio per un paesello, una collina, ed un'abbazia. Eppure vanta innumerevoli secoli di storia, tombe di re di Scozia, ed incursioni vichinghe.

Una decina di chilometri più a nord, spunta dal mare Staffa, un blocco di basalto uscito dalla crosta troppo velocemente, e solidificato sotto forma di colonne esagonali. Tante, ovunque, quasi mattonelle di una pavimentazione artificiale.

Un puffin soddisfatto Il rischio più grande è inciamparci dentro.

Abbiamo solo un'ora per vagare su quest'isoletta, investigare la caverna di colonne basaltiche, vagare sull'altopiano. Staffa sembra inclinata da un lato, quasi stia affondanto, e mi ricorda l'Île mystérieuse di Verne. L'autore stesso, da giovane, aveva visitato l'isola, così come Walter Scott e R.L. Stevenson e mille altri personaggi del XIX secolo, incuriositi dalla regolarità ed "arte" del un fenomeno naturale.

In cima a Staffa trovo una mare di pulcinelle di mare, gli stessi puffin che tanto ci avevano eluso in Islanda. Escono letteralmente dal terreno, dove sembrano scavare nidi, e non si curano di questi strani umani che si aggirano fra di loro. Zampettano un po' goffi, senza i rumorosi richiami di altre specie, e non si preoccupano se ti avvicini e ti accucci accanto a loro. Se fossero buoni da mangiare, si sarebbero estinti da tempo, volatili di troppa fiducia.

Alcuni puffin spensierati Bastava andare nel posto giusto.