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Lo spacchettamento

Leggendo un articolo che accusa i "Like" di aver rovinato tutto ho incontrato un concetto editoriale per me nuovo, che aiuta a spiegare una serie di cambiamenti nel modo in cui informazione viene prodotta e consumata sul web ed attorno ad esso.

Se una pubblicazione o un sito o un blog è un insieme di articoli raccolti in un unico bundle, il modo in cui ne condividiamo articoli o post oggi —con un titolo, uno spezzone e magari una foto di anteprima su un social network— porta all'unbundling. Il sito perde il suo valore complessivo, ed ogni singolo articolo deve farsi valere sul campo di battaglia della nostra attenzione.

Nel cercare disperatamente di attirare lettori, sostiene l'articolo, le pubblicazioni convergono da un lato verso i minimi termini (titoli sensazionali, argomenti popolari, etc.) e dall'altro trascurano argomenti di nicchia o materiale meno digeribili dalla massa. Chi ci perde siamo noi, che ci ritroviamo di fronte ad una informazione omogeneizzata e finiamo per leggere solo quello che ci appare davanti, invece di sfogliare l'interezza di una rivista scoprendo cose nuove.

L'idea dell'unbundling mi ha portato a notare bundle che ancora funzionano. Alcuni siti o blog ad esempio hanno una particolare voce che apprezzo, o coprono una nicchia, per cui li seguo dando una scorsa ad ogni articolo, perché potrebbe essere interessante o nuovo, senza necessariamente trattare un argomento a me noto. Il modello ad "abbonamento" dei podcast mi porta ad ascoltare episodi senza averne letto il titolo od il sommario. Magari Twitter funzionava così, prima che si riempisse di retweet e promozioni?

Anche il ritorno in voga delle newsletter potrebbe essere perché mantengono la solidità e la varietà di un bundle. Mentre seguire un sito via RSS è diventata una pratica oscura, trovarsi una pubblicazione nella casella di posta senza dover far nulla è pro-pigro.

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