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Tradito dalla caldaia

È il pomeriggio di una domenica piovosa e ventosa, in cui mi trascino fuori di casa contro ogni istinto. Il riscaldamento è rotto e nessuno proverà ad aggiustarlo prima della nuova settimana. La stufetta sostitutiva fa del suo meglio, ma ha poca speranza di rendere la casa confortevole.

Esco quindi in cerca di un luogo più accogliente, rappresentato dall'ideale di un tavolo di legno ed una tazza di the. La mia prima destinazione è un pub non distante da casa, che mi fornisce una rustica superficie orizzontale ed un sapiente hot-dog, ma il chiacchericcio di sottofondo mi distrae. Da cosa non sono sicuro, ma mi distrae. Dalle finestre divise in vetri quadrati, ognuno curvo in un modo diverso, osservo la pioggia cadere in decine di direzioni un poco diverse. Calco il cappello ed esco.

Cammino appoggiandomi contro il vento e mi avventuro verso il centro. Nel parco circondato da pezzi di università trovo un po' di protezione. Gli alberi sono ancora spogli, ma l'erba ha già la fluorescenza che preannuncia la primavera.

Sull'angolo opposto dello square scorgo la mia destinazione: la biblioteca garantisce silenzio, e le luci accese al piano terra mi danno speranza di trovare una tazza di the, e forse un muffin.

Raggiungo l'entrata, giro attorno ad un gruppetto di studenti fumatori che cercano protezione dagli elementi dietro al cartello “Vietato fumare”, e mi procuro l'agognato bicchiere di liquido caldo, mille gradi di differenza dall'appartamento che mi sono lasciato alle spalle.

La biblioteca è sorprendentemente piena per una domenica pomeriggio, ma trovo un tavolo con vista sul parco fluorescente. Il tavolo è più sottile e moderno di quanto preferirei, il muffin è uscito dal forno troppo presto, ma il sole fa capolino e scalda il colore del mondo oltre i doppi vetri —ed il mio umore. I rami continuano il loro incessante ondeggiare, ma dal secondo piano noto che le estremità hanno preso la tinta rossiccia di fine inverno. Pazienza, fra pochi giorni sarà più caldo.

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