Uppsala

Uppsala, cattedrale La cattedrale, un inverno tanto tempo fa.

Se a Sandefjord ho passato una sola, quieta giornata, verso Uppsala ho fatto la spola per quasi tre anni. È una delle città che ho considerato casa, di cui conoscevo scorciatoie, locali, e stranezze invisibili al turista.

Uppsala è una media città un'ora a nord di Stoccolma. La storica università attrae migliaia di studenti e da forma e funzione al centro: antichi e strani edifici, nuovi dipartimenti, locali e parchi sempre vivi. E le nazioni, case dello studente divise per regione della Svezia, ognuna con proposte diverse, ognuna in gara con le rivali di sempre nell'organizzare eventi più gloriosi.

La mia posizione di studente in quasi-visita mi ha dato la possibilità di vedere tutto questo dall'interno: mangiare gli hamburgeroni solo per studenti, bere birre a prezzi decenti solo per studenti. Nonché giocare col ghiaccio secco, omogeneizzare embrioni di quaglia e misurare la polymerase chain reaction —ma quella è un'altra storia.

Uppsala Un qualche pezzo di università.

Felicemente vicini in cima ad una dorsale lasciata li dall'ultima glaciazione, cattedrale e castello troneggiano dalla posizione elevata che migliora qualsiasi città, dandole prospettiva. Dalla panchina alla base del castello si guarda lontano, oltre il fiume, oltre Stora Torget e le strade del centro, verso l'IKEA.

Sono andato a guardar mobilio e comprare stranezze, ovviamente, e sono tornato a casa via rollerblade con un tubo per le tende lungo due metri e mezzo. Praticamente Muteking.

Biciclette ovunque in questa città, col sole come con il ghiaccio. Ho attraversato Uppsala d'inverno, la neve alta ai lati delle strade, lacrime congelate agli angoli degli occhi. Ho vagato per la città d'estate e mi sono sdraiato nei parchi. L'autunno e la primavera. Ho fatto la spesa all'ICA, conosciuto i vicini di corridoio, pedalato nella campagna subito dietro casa.

Da Uppsala sono stato esiliato all'inizio del 2007. Non dalle autorità, ma dalla complessità delle relazioni interpersonali. Ho rimesso piede in Svezia soltanto cinque anni più tardi, seguendo il Venza che una volta aveva seguito me. Sono tornato ad Uppsala come turista ed ho riattraversato il mio cimitero preferito. Uscendo dalla stazione, una sensazione strana: un misto fra chiedere permesso entrando in casa altrui, e tirare il fiato dopo troppo tempo sott'acqua.

Cimitero Il cimitero di Uppsala