Articoli per agosto 2016

Pride and Prejudice

Jane Austen, 1813

Sono un po' incerto su cosa mi abbia spinto a leggere “Pride and Prejudice”, a cavallo fra un paio di giorni di pioggia ed un paio di sole e caldo —inaspettati per la Scozia. Forse il fatto che fossi in casa solo e svogliato, assieme al ritrovarlo in ogni lettore di ebook come esempio di libro nel pubblico dominio?

D'altro canto, è assai strano che sia arrivato alla mia veneranda età senza averlo mai letto. Ho sempre visto “Orgoglio e Pregiudizio” in giro per casa: era un favorito di mio padre, la sua lettura rasentando la tradizione ogni estate, sulla poltrona verde accanto al camino. Ed una qualche sua edizione, scritta o filmata, è spesso nelle mani di mia sorella. Ma io non ho mai raccolto negli anni sufficiente curiosità per aprirlo e leggere oltre la prima pagina.

Ignorare recenti libri di successo non è strano da parte mia, ma altrettanto tralasciare un classico. Per i primi posso portare in causa la mia generale reticenza verso ciò che non ha provato il suo valore negli anni, e la mia idiosincrasia verso cose di rapido successo; per i secondi posso solo dare colpa alla mia pigrizia, e magari all'ancestrale seppur minima sfiducia che ancora rimane per tutto ciò che i professori del liceo suggerivano di leggere.

Nonostante tutto, le trecento e più pagine sono sparite nell'arco di quattro giorni, inclusi uno in cui il sole splendeva, uno in cui amici promettevano interessante compagnia, ed uno in cui avevo pianificato di fare tutt'altro. Non capita di rado che io finisca e chiuda un libro felice di esserne finalmente libero, non tanto pentito di aver dedicato ad esso troppo tempo, ma di avergli dedicato tutto il tempo.

Persone non sono state incontrate, codice non è stato scritto, la polvere regna sovrana. La pila di piatti è in attesa di un viaggio nel tempo e ben poca vitamina D è stata prodotta. Ma una romantic comedy scritta due secoli fa è riuscita a farmi ridere da solo nella sala vuota. Il linguaggio della Austen mi ha fatto stupire e non di rado forzato a ripassare intere frasi per assicurarmi di averne compreso le sfumature. Altri spezzoni ho riletto ad alta voce per poterne ascoltare il suono. Il tutto pessimo incoraggiamento, per me che già scrivo barocco.

E all'improvviso mi viene in mente che la mia libreria potrebbe aver bisogno di più varietà. Di stile, di voce e di argomento.

Mattoncino su mattoncino

Spero non sia un sentimento di breve durata, ma al momento sono soddisfatto di questo sito: funziona. Dietro le quindi sto facendo infrequenti e piccoli aggiornamenti —ad esempio anche i libri letti sono ora conteggiati negli archivi— ed ho aggiunto molti dei vecchi post.

Arrivato però agli scritti del 2005, mi sono ritrovato di fronte ad un problema: la doppia lingua. Per ben tre anni ho scritto ogni articolo in italiano ed in inglese, visto che avevo lettori in Italia ed all'estero e mi preoccupavo di scrivere per loro. Adesso che la pigrizia ha preso il sopravvento, scrivo solo in una lingua.

Come integrare i doppi post nel nuovo sito? Come renderli trovabili da un ipotetico lettore anglofono? Qual è la via meno faticosa per raggiungere un risultato decoroso?

Oltre a quello, sto iniziando a pensare alle sezioni secondarie che una volta accompagnavano il blog. Alcune sono ormai storiche e non verranno più aggiornate, altre potrebbero raccogliere idee e progetti che al momento non appaiono da nessuna parte.

Con calma, col tempo. Per ora funziona.