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Fidati della tecnologia

Lo scorso fine settimana ho avuto occasione di andare all'EICA, una cava fuori città convertita in palestra di arrampicata grazie ad un grosso tetto ed un paio di edifici di supporto.

EICA Migliaia di viti e rivetti all'Edinburgh International Climbing Arena

Non è la prima volta che vado ad arrampicare, né la prima che visito l'EICA in effetti. Quello che rende la visita degna di nota è il mio primo incontro con l'auto-belay.

L'assicuratore

Arrampicare è di solito qualcosa che si fa in coppia. A turno, uno dei due si avvia su lungo una parete punteggiata di supporti colorati, alcuni facilmente agguantabili, altri piccoli ed infidi. L'altro (in inglese il belayer) tiene in sicurezza l'arrampicatore mantenendo in tensione la corda che lo segue, via un grosso moschettone in cima alla parete. Nel frattempo, sopporta il torcicollo causato dal continuo guardare in alto.

Giunto in cima alla parete ed agguantato con soddisfazione lo spigolo finale della struttura —che di solito si rivela assai polveroso— l'arrampicatore emette un sospiro di sollievo, guarda giù verso il compagno, e fa un cenno positivo. Il belayer tende un'ultima volta la fune e conferma: è tempo di scendere. L'arrampicatore lascia andare lo spigolo, sposta il peso sulla solida e fidata corda, e viene calato comodamente verso terra dal compagno.

La carrucola del futuro

Auto-belay, fronte I numeri indicano la scienza in azione

Domenica, in cima ad alcune pareti della palestra, invece del solito moschettone ho trovato una specie di valigetta da cui usciva la fune. Era l'auto-belay, una complessa carrucola magnetica auto-avvolgente, auto-frenante, progettata per rubare il lavoro al belayer. Oh beh, proviamo!

La salita non cambia di molto: il sistema tiene in tensione la corda per me, avvolgendola lentamente mentre mi arrampico. È una volta arrivato in cima però che noto la più grande differenza! Appeso allo spigolo della parete, mi giro speranzoso verso il basso, ma sotto di me non c'è nessuno! A chi chiedo di scendere?

La carrucola è li davanti al mio naso, il mio ascensore personale. Ma da essa esce solo una corda adesso un po' moscia collegata alla mia imbracatura. Non ci sono leve o bottoni che dicano “Piano terra”, perché per attivare la discesa bisogna saltare.

Saltare nel senso di cadere, esatto. Lasciare andare gli appigli, calciare la parete e gettarsi di schiena verso il pavimento di cemento, 15-20m sotto. Fidandosi di questa specie di valigetta un po' plasticosa, dal contenuto misterioso.

Ora, quando sei a terra questo possono anche spiegartelo con tanti sorrisi e pollici in su, ed uno può anche accettarlo come una cosa sensata. La carrucola è tecnologia-magia: fa la cosa giusta al momento giusto. Il problema sorge quando sei a mezz'aria, che la spiegazione razionale con tutte le rassicurazioni pesava troppo e le hai lasciate giù.

Fisso la valigetta davanti a me per un numero imprecisato di secondi, mi sposto da un piede all'altro, la osservo da diversi angoli. Poi rigiro i miei dubbi nelle mani della mente, e li esamino con attenzione.

Lascio uscire un “Oh well...” e calcio la parete.

Quello che non ti dicono è che c'è un mezzo secondo fra il salto ed il momento in cui il freno inizia ad avere effetto. In quel mezzo secondo fai solo in tempo ad accorgerti che la parete si allontana troppo velocemente e che stai cadendo di schiena.

Neanche il tempo di imprecare purtroppo, e la tecnologia si mette in azione. La caduta rallenta e si trasforma in una lenta e comoda discesa. Alcuni secondi dopo tocco terra.

Il mondo della fiducia

Ci fidiamo della tecnologia tutti i giorni, senza neanche pensarci. Tocchiamo un interruttore tranquilli che non ci dia la scossa. Accendiamo il microonde senza preoccuparci che ci frigga il cervello. Saliamo su un aereo. C'è gente in una complessa lattina che cade senza fine sopra le nostre teste, giorno dopo giorno.

Auto-belay, esploso Fidatevi della carrucola solo se viene in un unico pezzo, non così

L'auto-belay è un altro oggetto di cui fidarsi o no, una volta misurata la propria avversione al rischio. Per alcuni il rischio è troppo grande. Per me, forse no. Sono sempre stato reticente verso questo genere di “salto”, ma un attimo prima di calciare la parete, l'altro giorno, non ho avuto problemi. E sebbene abbia ancora un filo di incertezza, vorrei aver incontrato l'auto-belay prima nella mia vita.

Commenti

  • C_Chaos

    è un po' come l'auto che va da sola Sembra inevitabile, è realtà, ma ci si può fidare?

  • dreadnaut

    Sulle strade italiane non mi fiderei mai. Le vedo già tutte in un fosso o giù da una balza, perché sull'autostrada media ligure fra ponti e gallerie il GPS non sarà affidabile...