Articoli per aprile 2016

Le puntate che vi siete persi

Dove eravamo rimasti? Mancando gli archivi non posso neanche andare a controllare, ma uno degli ultimi post era stata una reazione al terremoto/maremoto in Giappone, quindi 2011.

Parentesi: sono stato in Giappone neanche sei mesi fa, ma raccontarne adesso distruggerebbe ogni tentativo di ordine cronologico. Ma ho messo una manciata di foto stupide su R'lieh dove mi aggiro di tanto in tanto, andate a riderne.

Contando che anche prima del 2011 i post si erano rarefatti a livello Himalaya, mancano all'appello circa sette anni di dreadnaut che gira. Arrotondiamo a nove così la storia ha un capo ed una coda. Che si mordono magari, ma quello è un problema diverso.

Magari non sono gli anni e le avventure più interessanti, ma mi sembra giusto cominciare mettendo in parole il percorso che mi ha portato qua e la per l'Europa, per poi tornare a scrivere su Altervista.

Prossima puntata, la Scozia.

Flashback: Scozia

Un misto di fastidio, situazione lavorativa, asfalto e libertà mi porta ad abbandonare (di nuovo) la patria nel 2007. Mi aggiro nella pioggia della Gran Bretagna e mi intrufolo in una dipartimento di informatica sotto forma di dottorando. Finisco per fare mille altre cose dentro, attorno e per l'università intera. Insegno, mappo, catalogo, implemento coccodrilli.

Nel frattempo metto piedi in un tutte le scarpe con scritto web sopra, conoscendo gente, facendo esperienze lavorative più o meno lucrative ed interessanti. Purtroppo questo porta via tempo e motivazione dalla ricerca, che galleggia sempre più al largo mentre preparo siti in quattro o cinque fusi orari diversi.

Arrivano il 2011 ed un'onda un po' più grossa delle altre. Il dottorato si cappotta e mi porta sotto. Ci vuole tempo ad uscire dall'acqua buia, tempo a rimetterlo dritto, tempo a sgottare. Mi ritrovo stanco, ad un passo dalla scadenza, con solo due briciole di forza di volontà nelle tasche.

Siccome il dipartimento è pieno di gente saggia, chiedo suggerimenti qua e la. Li ascolto, annuisco il giusto, mordo l'interno del labbro inferiore mentre rimugino. Poi prendo le varie carte della mia inconclusa ricerca, le metto in una scatola di cartone di quelle per le risme, e mi allontano ringraziando tutti.

Le tecnologie che cambiano

La via che avevo preso non era quella che mi portava nella direzione giusta. Il paesaggio era piacevole, i compagni di avventura ottimi, ma non era il sentiero per me. Così ho stretto i lacci ed ho lasciato il sentiero, di traverso, per andare a cercarne un altro. Il più vicino, che già avevo intravisto negli anni precedenti, era circondato da strane tecnologie e tag verdeggianti, e seguiva lungo la riva del web.

Come tecnologia e piattaforma, il web era arrivato un po' di striscio per me. Avevo fatto i primi danni all'inizio del millennio, avevo messo mano ad un numero di siti ed studiato oltre il necessario, ma non avevo mai considerato il web per lo sviluppo di software serio. Quello gira sui computer, sui portatili, sui server... ah, ecco l'errore. E poi, prima del 2007-8, sia il SaaS che i telefoni con una decente potenza di calcolo erano più o meno fantascienza.

Eppure, uscito dalla comoda atmosfera modificata dell'università, vista l'esperienza degli ultimi anni, il web mi era sembrato il campo più invitante ed adatto alle esperienze che avevo accumulato. Raccimolo progetti a destra e sinistra sufficienti a sfamarmi (e giusto quello) e comincio un periodo da freelancer a tempo pieno.

O più che pieno, come avrei scoperto a breve.

Di passaggio a Londra

Causa burocrazia internazionale complessa, ho passato lo scorso fine settimana a Londra, ospite di Cippu. La cosa assurda è che nei tanti anni, nonostante i vari scali in tutti i possibili aeroporti della zona, non ero mai andato a visitare la capitale.

Canary Wharf Canary Wharf, Londra

Cippu vive in un posto stiloso, lavora in un posto stilosissimo, e si addentra nella metropolitana con la confidenza di una talpa che ripercorre un tunnel appena scavato. Purtroppo non può controllare il meteo, e la pioggia del Venerdì pomeriggio non perdona il turista con l'ombrellino. Stanco ed umidiccio mi nascondo in un cinema. Finisco a vedere Il Libro della Giungla perché a quell'ora non c'è altro, ed entro persino mezz'ora in ritardo.

Una mezz'ora che si rivela ben calcolata, perché coincide con la fine della pubblicità e dei trailer. Tre giorni dopo ho quasi dimenticato il film, ma mi capita di ripensare alla gioia di entrare in un cinema, sedermi, e non essere bombardato da roba che non voglio vedere riprodotta ad un volume troppo alto.

Nel resto del fine settimana fa capolino il sole ed il turista asciutto può girare per il centro più felice. Un sacco di edifici nuovi e luccicanti, ed un gran numero di edifici vecchi che in qualche modo mi erano già familiari in quanto sfondo di fin troppi film, cartoline, immagini dei libri di storia.

Bello girare per Greenwich, incluso il tunnel pedonale sotto il Tamigi e la visita sopra e sotto alla Cutty Sark, un clipper sospeso a mezz'aria su una bolla di vetro.