Profumi

Non entravo nella casa in montagna da quasi otto anni. La casa invece, accanto alla strada alta, in cima alla salita del prato con al centro una grande quercia, non si è mai mossa. Ho speso i miei primissimi giorni di vita in questa casa, per poi tornare estate dopo estate, ed ogni stanza è esattamente come allora, come la ricordo. Gli stessi mobili, colori, materiali e luci. Nulla è cambiato; dalla finestra, alzando lo sguardo, vedo sempre la montagna salire ripida, i boschi lasciare spazio alla roccia, fino al cielo e al torcicollo.

Il mio passo non ha ancora attraversato la soglia, ma già la mia mente vola indietro, a quando trasportavo bagagli differenti, e dalla mia piccola valigia azzurra uscivano giocattoli colorati che disponevo in minimi battaglioni sul divano verde. Una volta entrato mi ritrovo di fronte alle scale e le mie gambe vogliono già muoversi al ritmo dei gradini di pietra — diciotto, lo so, non devo neanche contarli. Intanto i piedi si spostano da soli, evitando i listelli del pavimento che ricordo scricchiolare, e l'atrio mi accoglie come una volta.

Non sono i ricordi però ad assalirmi l'istante in cui, con un sospiro, appoggio la valigia accanto al vaso pieno di ombrelli un poco polverosi: sono gli odori ed i profumi della casa. L'odore di aprire la porta e calpestare il tappeto dell'entrata, l'odore del salire le scale con la mano che scivola lungo alla ringhiera di legno, il profumo dell'aprire le imposte scure di pino, sganciando grezzi pioli di metallo. È come il ritorno inaspettato di vecchi amici, ed i primi arrivati non fanno che accrescere l'anticipazione, mentre mi muovo di stanza in stanza, compiendo apposta antichi gesti per annusarne i risultati. Il profumo di sedersi sulla sedia di vimini accanto al camino, l'odore di quando apri la dispensa, o ti siedi sul letto.

Presto però tutti i profumi svaniscono, superato l'istante a cui appartengono, il quale non è mai più lungo di mezzo respiro. Perché al prossimo inspirare li avremo assecondati e messi da parte, il naso già in cerca di qualcosa di diverso. Posso annusare nuovamente un fiore, o uscire ed entrare da una stanza, ma rientrare in questa casa di nuovo, magari domani, non sarà più lo stesso. Perché forse un odore non è proprio di un oggetto, ma di una azione. E quando l'azione è stata portata a termine, l'odore sfuma via con essa.

Molto più della vista e dell'udito, dipende da quello che abbiamo fatto secondi o minuti prima, e ci sfugge senza poterlo fissare e descrivere con attenzione. E mentre posso immaginare forme e colori, o fingere suoni nella mia mente, non ho modo di riprodurre e ricordare un profumo. Forse trascurato nei millenni, all'olfatto resta una memoria reattiva: solo quando si incontra nuovamente lo stesso odore, ritornano alla mente tutte le cose associate ad esso, ed altri materiali e luoghi e sensazioni.

Così, ancora adesso, riconosco il profumo di quando lei si sdraiava ed i suoi capelli invadevano leggeri il mio cuscino; del particolare schampoo, che di tanto in tanto ancora mi fa girare sorpreso per strada, solo per rimanere, ogni volta, deluso.