Su questo sito

permalink

Luce, od ombra?

Foto

Nessun commento

Uno sguardo al 2020

L'estuario del Forth L'estuario del Forth

Con tutto quello che è successo l'anno scorso, c'è già stata quasi fin troppa pianificazione, analisi, ed introspezione. Riassumerlo e scriverne è aggiungere un altro strato, ma credo sia un esercizio comunque utile. In particolare, vorrei notare come mi sia facile ricordare dettagli positivi, mentre quelli negativi sono un informe ammasso, un peso, ma non un trauma. Di certo l'esperienza di altri sarà stata diversa, ma tocca a loro raccontarla.

Casa

Il 2020 è cominciato con l'acqua che scendeva dal soffitto. Non tanta per fortuna, ma quando hai appena comprato casa ti preoccupi pesantemente. L'appartamento sarebbe stato al centro dei mesi a seguire: tutti i piani sarebbero andati a monte a Marzo, rimpiazzati dalla nuova avventura del lavoro da casa full-time.

Ma l'appartamento è ottimo: apprezzo la luce in più, apprezzo la caldaia nuova che finalmente ha un termostato. Apprezzo il pavimento di legno, che non accumula polvere come l'immonda moquette, che tanto piace ai britannici. Sorrido ogni volta che apro un rubinetto miscelatore con un polso od un gomito: anni di mini-manopole arrotondate e scivolose ti fanno notare le piccole cose. L'angolo-ufficio è saggio, e sono rimasto sorpreso dalla luminosità della stanza, affacciata a nord. Insomma, sono stato tanto in casa, ma la casa era comoda.

Lavoro e diletto

Gente che guarda la città Fotografo il fotografo che fotografa gente che guarda la città

A Luglio ho cambiato lavoro, un'altra mossa positiva. Ho lasciato il back-end più profondo, pratiche grigio-oscure, e multinazionali senz'anima. Ora ho una posizione più larga, in una ditta più aperta, per clienti che mi interessano di più. Il sollievo è enorme. Molti dipendenti erano già remoti, quindi lavorare da casa è previsto e facilitato.

Non andare mai in ufficio ha lati positivi, e non. Mi manca pedalare o camminare ogni giorno, ma non il traffico e la street rage. Mi manca spendere tempo fuori casa, ed in particolare avere posti diversi per pensare, o per sedermi e scrivere. Se i post dell'anno scorso sono stati relativamente regolari, ho fatto veramente il minimo, a volte buttando li due parole l'ultimo giorno del mese.

A parte la giornaliera investigazione del breve sentiero dietro casa, in autunno ho camminato di più, attraversando Edimburgo. Abbiamo anche trovato il tempo (meteorologico), per un paio di gite in tenda. Ottime esperienze in un anno di inscatolamento.

Nerderie

Spendendo troppo tempo in casa, ho messo mano su numerosi progetti quest'anno. Prima ho traslocato vari server in giro per internet, incluso mettere su un nuovo VPS su Hetzner, un servizio economico e ben fatto. Ho usato Terraform e tutto il devops che ho imparato sul lavoro, ho preso note, e preparato maree di script per essere in grado di rimettere su tutto al volo. A seguire, ho ricoperto il tutto di soffice ma avanzato backup.

Nel frattempo il progresso va avanti, così l'inevitabile variare di API e standard. Ho dovuto studiar nuove cose per tenere aggiornato BorderColors, il mio add-on per Thunderbird—l'unico client di posta decente. E se tre anni fa GTalk ed XMPP funzionavano, nel 2020 ho trascinato persone verso Riot Element, un client open source per un protocollo open source, e federato. È ancora un po' grezzo, ma sta facendo enormi passi avanti. Chiedete e ve ne parlerò benissimo.

Poco si è mosso su questo sito, e va bene così. Funziona senza fatica, ed è semplice: ci sono ben poche cose che possono andare storte. Magari aggiungerò una pagina che elenchi i bookmark, e nel frattempo continuerò a reintegrare gli archivi.

Gabbiani sulla neve Non avranno freddo alle zampine?

Nessun commento

I libri del 2020

Tre libri Bianco, nero, e giallo limone

L'anno finisce, e giunge il momento per il tradizionale post sui libri letti. C'è una certa soddisfazione questa volta, non per un numero elevato o altro, ma per i libri stessi, che aleggiano positivi nel ricordo. Forse il contesto della lettura era così negativo, che tutto ciò che ho letto mi è parso ottimo?

La lettura del 2020 è stata più regolare del solito: niente lunghi viaggi, niente volumi divorati in treno o in aeroporto. Un'oretta ogni sera, ho concluso dodici titoli in dodici mesi. In media: ci sono stati periodi efficienti, e periodi in cui leggere era difficile, ansie e distrazioni dietro ad ogni angolo.

Se la fantascienza è rimasta ancora in secondo piano, ho pur sempre pescato otto dei dodici libri dal "fantastico", sci-fi, fantasy, horror, o new weird che fosse. Accanto a questi due libri biografici, ed un solo saggio—purtroppo non mi è capitato altro sotto mano. Tre dei libri erano di autori italiani. Pochi, ma più che in passato; cercherò di dargli priorità quest'anno.

Scrivere recensioni e considerazioni dopo aver chiuso un libro non è mai stato un problema, tutt'altro! Avvicinandomi alla conclusione iniziavo già a tirare le somme, a considerare il libro nel suo insieme, e nel suo rapporto con altri che ho letto. Come sempre, documentare un'esperienza influisce sull'esperienza stessa. In questo caso, credo, in modo positivo.

La pila “da leggere” non è molto alta, ma ho alcuni titoli che attendono la riapertura dei negozi, ed una gita in libreria. Come sempre però, spero in suggerimenti altrui: il mondo degli altri contiene spesso libri inaspettati ed interessanti, che nel mio angolino non incontrerei mai.

Nessun commento

Pagine e tasti

Dicembre sta finendo, e con esso il duemilaventi, con tutto il peso che la data si porta. Abbiamo superato i nove mesi di socialità limitata, lavoro da casa, e restrizioni varie. Dal mio punto di vista privilegiato non c'è molta utilità nel contarli, e continueranno per quanto necessario.

Siedo sulla solita poltrona. Le ferie quest'anno sono in Scozia: niente viaggi, niente tornare a casa, niente famiglia. Ma anche solo in due, in una casa scarsamente addobbata, è comunque Natale. Le festività si infiltrano anche nella mia scontrosa scorza. Il riposo è benvenuto, dopo quattro mesi di lavoro senza sosta. Forse avrei potuto prendere qualche giorno in più ad Ottobre, prima che calasse il buio.

Mentre la sera avanza nella calma, pagine sfogliate e tasti battuti sono gli unici suoni che fanno concorrenza ai rumori della strada, lontani. C'è ancora un po' di neve la fuori, ma nessuno in giro. L'anno si chiude, ma in realtà nient'altro. C'è ancora un sacco di lavoro da fare.

Virtual Light

William Gibson, 1993

È interessante vedere come i libri di fantascienza possano invecchiare in modi diversi. Virtual Light è stato pubblicato nel 1993, e descrive un futuro non troppo lontano, che potrebbe essere il nostro presente. Non lo è, ma è un sensato universo parallelo, particolarmente dal nostro punto di vista, noi che abbiamo visto il 2020. Avessi letto questo libro un anno fa, ne avrei un'impressione alquanto diversa.

People. Just too goddamn many of ’em, Scooter. Flying all the fuck over everywhere and walking around back in there. Bet your ass somebody’s gonna pick up a bug or two. Every place on the damn planet just a couple of hours from any other place.

Nel libro l'HIV ha ucciso milioni di persone. Ad un certo punto è arrivato un vaccino, la cui storia ha assunto un significato religioso. Ma non è la sola epidemia. Nelle strade del futuro, tutti gli abitanti indossano mascherine. Il lettore esperto del 2020 approva annuendo, ma la sua esperienza è diversa. Nelle strade del presente, le mascherine sono sopportate a malapena, spesso indossate incorrettamente, al centro di contestazioni. La gente si stanca, l'attenzione perde colpi.

La storia segue un piccolo gruppo di sfortunati personaggi e piccoli criminali, che rimangono impigliati in qualcosa di grosso. Sullo sfondo, televisioni con troppo potere, grosse ditte con troppe informazioni, paesaggi peculiari. Quel che resta del nostro mondo passato attraverso molteplici di disastri.

Godzilla. Yamazaki shivered, recalling television images of Tokyo’s fall. He had been in Paris, with his parents.

Leggero, piacevole, sparisce in neanche una settimana, a cavallo di Natale. Mi accorgo soltanto alla fine di aver fatto la stessa mossa l'anno scorso con Pattern Recognition, un altro libro di William Gibson. Apprezzo la simmetria, ed i due racconti, in un modo simile.

Con questo ho letto i primi volumi delle quattro serie principali di Gibson. Ho visto il cyberpunk delle corporation e dello sprawl; il futuro prossimo (ora passato) del ponte di San Francisco, coperto di accampamenti; il presente (ora passato) di Pattern Recognition; la pluralità temporale di The Peripheral. I tempi cambiano, la complessità e profondità delle storie aumenta.

Approvo, non sarà l'ultimo racconto di Gibson che porto a casa.

permalink

Them Post-walk Blues — Ridgeline issue 101

...being a true outsider — someone “outside” the normal flow of anything past which you are walking. On a long walk you’re outside of a standard routine, existing within the framework of your own, unique practice, shared by no one else, one which is transient and ever forward-moving. There are no loops on a big walk, no commutes. Each day is new...

È qualcosa che mi è passato per la mente in passato, senza struttura, ma ora lo segno qua: l'idea che un viaggio ci estrae dal ciclo di ogni giorno, di ogni settimana, e pone in un flusso lineare, personale, separato dalle persone che ci circondano. Ed in parte da noi stessi, dandoci occasione di osservare la nostra posizione originale da una certa distanza.

È, e forse deve essere, un periodo limitato, un arco. Un apogeo di un'orbita che eventualmente ritorna, e la massa del contesto della nostra vita ci ricattura. Il che suggerisce l'esistenza di una velocità di fuga.

Perdido Street Station

China Miéville, 2000

La coda dei libri non letti, sparsi un po' per la sala, è lunga, ma La Situazione mi ha aiutato a consumarla. Ad Ottobre mi sono ritrovato con poca scelta, così ho deciso di avventurarmi in centro ed andare in libreria, senza un piano preciso. Incerto su cosa volessi leggere, sono stato attratto dalla costa verde limone di Perdido Street Station. Spessa più di cinque centimetri, mi ha attirato tipo falena.

Il libro appartiene ad una trilogia fantasy e steampunk di China Miéville. I tre volumi sono ambientati nello stesso mondo, ma non strettamente collegati, ed avevo pensato di leggerne uno a caso. Mi è capitato il primo: quello verde limone, ma anche l'unico che era sullo scaffale.

La storia si svolge nella città di New Crobuzon, abitata da numerose specie intelligenti e vagamente umanoidi. Forse un po' troppo simile a Londra, fra quartieri, mezzi di trasporto, ed il fiume che la attraversa. Ma piena di interessanti dettagli, stradine laterali, fantasiosi edifici. Al centro, l'enorme stazione ferroviaria che si è espansa in modo organico ben oltre Perdido Street, ed è cresciuta per essere l'edificio più alto, massiccio e misterioso della città. Una mostruosità è messa in libertà per errore, ed i nostri poco esperti eroi cercano di salvare la metropoli. Ad aiutarli criminali, ragni multi-dimensionali, aspirapolveri. E siccome è fantasy, da qualche avventuriero professionista.

I don't trust them, though. Thrill-seekers. They court danger. And they're quite unscrupulous graverobbers for the most part. Anything for gold and experience.

La storia è piacevole, e l'ambientazione ottima. C'è una spolverata di orrore ma non troppo, e si incontrano mille creature e storie curiose. Ma qualcosa non mi ha convinto nei personaggi. Al centro dell'attenzione ci sono un paio di protagonisti, ma il resto li segue trascinato dalla narrativa, ed alcuni si perdono per strada. Come se l'autore avesse troppe idee e volesse inserirle tutte. Ma 800 e più pagine non sono bastate, e la conclusione mi lascia soddisfatto solo in parte.

“Perdido Street Station” è il terzo libro di Miéville che leggo, e forse quello che mi lascia di meno. Ma contiene la frase:

The cheese was under threat.

permalink

Here Dragons Abound: The Forever Project

In the first situation, you tell the story in a corner to one or two people, who are totally interested and smiling. In the second situation, you tell the story in the center of the party with a large group of people around you, but they're almost all bored and uninterested, talking amongst themselves and largely ignoring you.

Una buona metafora per un sito personale vs social media.

Nessun commento

Camminare

Con la fine dell'ora legale, il mese scorso, ho fatto una mossa insolita: ho spostato la sveglia, ed ho continuato ad alzarmi ed andare a dormire alla stessa ora effettiva. Mi sono ritrovato così con un'ora in più alla mattina, prima del lavoro, che ho deciso di spendere fuori di casa.

Ho iniziato gironzolando nei dintorni, all'alba. Giusto il tempo di attraversare un paio di quartieri, percorrere un paio di stradine laterali, risalendo od aggirando correnti di bambini che si dirigono verso scuola. Un'ora non era abbastanza però, così ho cominciato a passeggiare anche nel fine settimana, più a lungo, e più distante.

La città in lontananza I campi da golf sono numerosi, appena fuori dal centro

Vago in quartieri residenziali, parchi in collina, sul margine di zone industriali. Senza una direzione, né una ragione precisa: per essere fuori casa e non davanti ad uno schermo, per non sprecare la poca luce del giorno; ma anche per non avere nulla da fare e lasciare spazio ai pensieri. Niente musica, niente podcast, niente mappe se possibile. Per essere nello spazio che attraverso, un passo alla volta.

Osservo case, giardini, edifici di pietra di due secoli fa, o poco più. Qua e la l'inaspettata costruzione moderna, che interrompe la regolarità dei tetti. Alberi in vari stadi dell'autunno, sempre più spogli. Fiori inaspettatamente freschi. Persone, coppie e famigliole che navigano marciapiedi e strade, alcune cercando di mantenere la prescritta distanza. Esplorare è attraversare quartieri, ed i loro confini. Zone diverse fra loro: ricche villette con torrette e giardini, bifamigliari con un piccolo cortile dall'aspetto un po' selvaggio, palazzi e palazzoni in diversi stadi di scrostamento. Strade lungo cui tutto è in vendita, spianate in cui fondamenta spuntano fra fango ed erbacce, i lavori rallentati dalla pandemia.

Palazzi impongono Palazzi, impongono

Nel fine settimana miro di solito a camminare per tre ore, ma la stima è sempre incorretta. Troppe volte scelgo di percorsi alternativi, invece di prendere la strada che mi riporta direttamente a casa. Rientro dopo quattro, quattro ore e mezza, accumulando circa 20km di strada nelle gambe, che a seguire apprezzano la poltrona più del solito. Li seduto traccio percorsi su Google Earth—a memoria, il GPS mi fa un baffo. E mentre appunto i marciapiedi della giornata, comincio a pianificare il prossimo giro, nell'intorno di circa 8km che valuto sia il mio raggio d'azione—andata e ritorno, assumendo zig-zag e variazioni del tipo "oh, questa strada sembra interessante!" dove la strada in questione mi porta, ovviamente, più lontano del previsto.

Questo sostituisce il piano, ormai fallito, della lunga camminata che volevo organizzare quest'anno, come vacanza in compagnia. Ma girare per la città mi fa piacere, mi riposiziona e rimette in contatto con un luogo che è negli ultimi mesi è diventato sfumato, incerto. Pezzi di città non visitati per così tanto tempo potrebbero anche sparire, percorrerli ne rassoda la realtà. Non vorrei uscire di casa un giorno, ed essere nel posto sbagliato.