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Il nuovo lavoro è saggio, ma l'induzione è leggermente disorganizzata. E mi hanno dato un Mac, ci vorranno settimane prima che smetta di premere tutti i tasti sbagliati.

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Dopo quattro mesi e due settimane di pausa sabbatica, domani ricomincio a lavorare. Da un lato sono felice di avere una nuova sfida, ed un nuovo gruppo. Dall'altro, avere tutto il tempo rende la vita assai piacevole.

Clear and Simple as the Truth

Francis-Noël Thomas, Mark Turner , 2011

Se anche il mio piano quest'anno era di leggere più libri di non-fiction, non avevo una precisa idea di quale genere. Ripensandoci, avrò avuto in mente quella saggistica divulgativa che ti racconta cose interessanti, ma senza andare troppo in profondità.

Con Clear and Simple as the Truth la vaga idea è deragliata, e mi sono ritrovato in mano un intenso volumetto su un argomento ben definito e profondo. Assai interessante, ma inaspettatamente avanzato.

Il titolo era uno degli approfondimenti suggeriti in The Sense of Style, che avevo ho letto all'inizio dell'anno. Visto che il suggerimento era stato in seguito ribadito da Alex, di cui tendo a fidarmi in materia di parola scritta, ho deciso di comprarlo e metterlo in coda.

Il sottotitolo "Writing classic prose" meglio descrive il contenuto: un manuale di scrittura per uno specifico stile di comunicazione. Dietro ad esso c'è un corso universitario, ed un intero mondo nel quale non intendo addentrarmi. Fin dall'inizio, dove si addentra nel concetto di “stile”, mi sono ritrovato al tempo stesso ad annuire ed a grattarmi la testa, rileggendo paragrafi più volte.

Non provo neanche a dilungarmi sull'argomento qua, ma vi rimando a questo riassunto (occhio che il video parte automaticamente). Il libro insegna a riconoscere ed utilizzare lo stile classico, come se fosse un cappotto che si indossa e si toglie quando necessario. Uno stile che non è fatto di un insieme di parole o strutture, ma da una precisa prospettiva ed un modo di porsi rispetto all'argomento ed al lettore.

Come avevo già pensato con “The Sense of Style”, vorrei aver letto questi libri una decina di anni fa, quando faticavo comporre articoli e report all'università. Quando cercavo di riprodurre il suono di altri articoli, ma i risultati suonavano vuoti ed insinceri.

Considero la lettura finita a questo punto, ma in realtà non sono arrivato in fondo al libro. L'ultimo quarto è una serie di esercizi di scrittura. Sono assai tentato di lavorarci sopra, ma è qualcosa per l'anno prossimo.

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Il sole attraverso l'edificio di fronte, ed una grossa lente.

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Sense and Sensibility

Jane Austen, 1811

Questo libro non era di carta, e non era neanche previsto. Stavo passando in rassegna alcuni lettori di .epub, e quasi tutti mettono a disposizione libri via Feedbooks, che arrivano dal progetto Gutenberg, e Sense and Sensibility era fra i primi della lista. L'ho letto tutto in poltrona, all'inizio di un Novembre passato principalmente a tossire, e a cercare lavoro.

Siamo di nuovo nell'Inghilterra di Jane Austen, all'aprirsi del 19° secolo. Ci sono due sorelle assai vicine, ma una l'opposto dell'altra. Ad ognuna manca quello che nell'altra abbonda, e la cui esagerazione spesso porta a sfortune. In qualche modo, mi fa venire in mente Fight Club.

Rispetto a Pride and Prejudice, l'intreccio è più complesso, ma i personaggi meno spiritosi, più seri. Molti sono anche fastidiosi, come carattere e come atteggiamento, e trattati come tali dalle due sorelle, sebbene con metodi opposti. Ma il giudizio su di essi rimane sospeso: sono arroganti, egoisti, tirchi, pavidi, ma in alcuni casi c'è un ragione, oppure un lato positivo a compensare.

La geografia del sud dell'Inghilterra ha un ruolo importante, sia in termini di distanze che di posizioni relative. Incuriosito mi chiedo dove si trovino precisamente le località menzionate, esisterà una mappa? Ne esistono molteplici, prodotte dalla “Jane Austen Society of Australia”, e per qualche motivo pubblicate invece dalla “Jane Austen Society of North America”. Non si sarà mai mossa dal sud dell'Inghilterra, ma è arrivata assai lontano.

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La navetta di Stansted mi ricorda sempre Half-Life. Dietro quell'angolo, I Vortigaunt.

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The Memory Illusion

Julia Shaw, 2016

Meh. Ci sono un sacco di libri la fuori, ma non tutti sono per me. Questo è uno di quelli.

“The Memory Illusion” era su un ripiano della libreria, sembrava interessante, così l'ho incominciato un calmo pomeriggio di domenica, seduto sulla sedia a dondolo. Ma a pagina 5 avevo già iniziato a lamentarmene.

Il libro esplora le mille ragioni per cui la nostra memoria è inaffidabile, e può dimenticare cose ovvie o ricordare eventi mai vissuti. Questi effetti appaiono a diversi livelli, a partire dalle reazione chimiche nel cervello, fino a complesse influenze sociali. Risultati recenti stano portando alla luce nuovi e curiosi meccanismi, eppure ne sappiamo ancora pochissimo.

L'argomento è interessante, ma arrivare in fondo il libro è stata un sofferenza. Ho una bassa sopportazione per la 'voce' dell'autrice, Julia Shaw, ed il modo in cui racconta esperimenti e riporta risultati. Tutto è carico di mistero e dubbio, gli scienziati sono continuamente sorpresi e si imbattono in inaspettati eventi, l'eccitazione è a fondo scala. Non ci sono mai ipotesi, misurazioni e controlli, ma scoperte!

What they found will astonish you.

What the researchers found was astonishing.

They were astonished by their findings.

Spesso il salto fra il risultato di un esperimento e la conclusione a cui arriva l'autrice è ampio e oscuro. E quando leggo “It’s simple, really.” mentre si discute l'asimmetria blu-giallo nel modo in cui concettualizziamo i colori, non posso che sospirare sonoramente. Usa anche “obviously”, abbastanza spesso da fare accendere una spia rossa.

Un altro fastidio sono le informazioni poco utili piazzate in mezzo ad una spiegazione. All'improvviso mi viene spiegato che a un ricercatore non piacciono i sottaceti. Ah, è collegato a qualcosa? No. Cosa me ne faccio? Niente.

In totale, la massa del testo è fatta di riassunti di esperimenti. Questi sono interessanti, ma sembrano isolati trivia. C'è ben poca colla a tenerli insieme, a creare una narrazione. In contrasto mi viene in mente Blink, un altro libro che passa in rassegna svariate ricerche, ma che dall'inizio alla fine ha una chiara tesi ed avanza un passo alla volta lungo il tragitto che si è prefissato.

Questo non è un pessimo libro, altrimenti l'avrei abbandonato a metà. Forse aveva bisogno di un editore più serio, oppure ha in mente un lettore assai diverso, uno con un approccio meno scientifico ed attratto da piccoli bocconi di informazione sulla memoria, da dimenticare in fretta.

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La Svizzera, probabilmente.

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L'aeroporto di Manchester è disordinato e confusionario. Bag-drop al quinto piano, security al terzo, gate al quarto. Il tutto via scale. Solo dopo mezz'ora di corrodoi ho infine rivisto la luce del sole.

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