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I libri del 2019

Un'altra pila di libri Meno fantascienza del solito!

Con l'immancabile sprint delle vacanze natalizie, si chiude un altro anno di letture. Potrei interpretarne l'elenco, che di poco non ha raggiunto la dozzina, come un piccolo passo indietro. Addurrò invece come scusa l'aver comprato casa: è una motivazione ottima, da sola causa di cento cose non fatte negli ultimi quattro mesi. Undici libri è un ottimo risultato.

Sono meno contento invece della scarsa varietà di libri, e dell'essere ricaduto nel fantastico abitudinario. Il lato “saggistica” si è arenato su un ostico volume, troppo accademico, mal scritto, e noioso.

Pinker mi ha reso meno paziente nei confronti di questo genere di scrittura, che da priorità ad un qualche ideale di “correttezza”, a scapito della comprensione.

[...] making them vulnerable to displacement through orienting to currently unattended events, as indicated, for example, by physical changes in the environment, or events having either personal significance or primed by recent cognitive activity.

[I.e., le persone possono essere distratte da quello che accade attorno a loro, o mettersi a pensare ai fatti propri.]

Lasciar perdere questo libro potrebbe essere una buona idea. Per il momento, testardo, considero la lettura ancora in corso.

Ho abbandonato però Annihilation di VanderMeer, a neanche un quarto. Non apprezzo storie dove la pretesa di un mistero è usata per giustificare una serie di invenzioni senza spiegazione. Ho dato un'occhiata al resto della trama su Wikipedia, e mi è sembrata triste e vuota, quindi non ne valeva la pena.

Ho l'impressione, nei mesi passati, di aver ricevuto meno suggerimenti di libri inaspettati, capaci di portarmi fuori dal sentiero ultra-battuto della fantascienza. Forse ho parlato con meno persone? O con persone meno diverse? Dovrò tenere conto di questo fatto, e cercare di compensare.

Intanto, se avete un titolo non di fantascienza per me, lasciate un commento sotto!

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In stazione.

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Pattern Recognition

William Gibson, 2003

Ho comprato Pattern Recognition a volo, durante una pausa pranzo. Ho preso un regalo per Natale, e questo per me. Avevo rivalutato William Gibson leggendo The Peripheral, e di recente ero capitato su un interessante articolo sul New Yorker che menzionava questo specifico romanzo. Incuriosito l'ho portato a casa.

Complice una settimana di vacanza particolarmente pigra, l'ho finito in pochi giorni. È un libro di fantascienza leggera, con una trama in formato “thriller”. Precisamente datato nel mezzo del 2002, si è rivelato un fermo interessante immagine del periodo post-9/11, e degli effetti dell'evento sulla percezione della realtà—nel libro, e da parte dell'autore stesso. Cosa reagisci quando la tua percezione del mondo e della storia sono ribaltate da un giorno all'altro?

La precisa data è ben fissata nella mia mente, ma per altri motivi. Ricordo le immagini in diretta televisiva, ricordo il momento di incertezza di fronte alla catastrofica cinematicità delle stesse. Ma ad un continente di distanza, in un paese straniero, con un padre appena uscito da ore di sala operatoria, il mio mondo era già ribaltato per conto suo.

Il tema della storia e dei momenti chiave è comunque interessante, così come quello che da il titolo al libro: gli esseri umani sono portati a cercare ordine e struttura, e spesso lo trovano anche in eventi casuali. Macchie od ombre indistinte possono sembrare un volto, una serie di eventi disconnessi può diventare una cospirazione. Come distinguere un pattern inventato da uno reale?

Accanto al preciso momento storico, Pattern Recognition è anche ambientato in un momento tecnologico. Connessioni via modem, forum ed email come comunicazioni asincrone, cellulare usati per telefonare, a volte addirittura spenti. Ma anche Tokyo senza cartelli in inglese, che dieci anni più tardi sarebbero stati ovunque. Nella sua aderenza alla realtà, il libro è quindi precisamente datato, e la fantascienza diventa testimonianza storica.

Leggero, piacevole, ed interessante, mi lascia ben disposto per ulteriori letture di Gibson. In particolare, è da poco uscito un secondo romanzo nel mondo di The Peripheral, che cercherò nei prossimi mesi.

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Ieri c'erano grossi banchi di nebbia attorno ad Oslo Gardemoen, di quelli che riempiono le valli, e spuntano solo le colline. Fai 20-30m di profondità, ma belli densi. L'aeroporto però non era chiuso, magia tecnologica.

Sono passati in cabina a chiedere, passeggero per passeggero, di spegnere i telefoni, e siamo atterrati via ILS. Entrati nella nebbia, dal mio posto a metà aereo, non riuscivo a vedere l'ala.

Fidati della tecnologia.

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Christmas lasers.

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Neon-gothic.

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The System of the World

Neal Stephenson, 2004

L'ultimo volume the Baroque Cycle è rimasto li sullo scaffale per più di un anno. Di tanto in tanto gli lanciavo un'occhiata, magari lo soppesavo, rimettendolo puoi sul ripiano, come una bottiglia di vino buono che aspetta il momento giusto.

Ho letto i primi due volumi in viaggio, anzi, durante diversi viaggi. L'esperienza di The System of the World è stata invece più sedentaria, e parallela all'acquisto della casa: i primi capitoli all'inizio dell'avventura, gli ultimi su un nuovo divano, con una vista differente. Ho chiuso il libro ascoltandone il tonfo soddisfatto, e soppesato non solo la carta fra le mie mani, ma il peso di tutto quello che avevo letto, in tre anni e spiccioli.

Quicksilver guarda al passo da alchimia a scienza. The Confusion è incentrato sull'avvento dell'economia moderna. The System of the World segue il passaggio della politica fuori dalla monarchia, verso un sistema di governo spinto dagli interessi commerciali. Sullo sfondo, la rivoluzione industriale compie un primo, piccolo passo: il carbone è già ovunque, ed appaiono le prime macchine.

La storia, che in precedenza aveva circumnavigato il globo, concentra tutti i personaggi portandoli a Londra. Intrecci che per anni si sono influenzati a distanza, collassano nella città, creando incontri che attendevo da mille e più pagine. Per alcuni, devo ancora aspettare le ultime pagine del volume. Neal Stephenson si è divertito, chiaramente, e strizza l'occhio soddisfatto fra una riga e l'altra.

Intermezzo.

È ovvio a pensarci, ma ci vuole una legge per vietare a singoli individui di arruolare una milizia, o un piccolo esercito. In Inghilterra, la legge arriva all'inizio del diciottesimo secolo.

In modo simile, anche i tempi rallentano. L'intero volume copre a malapena due anni, un nulla rispetto alle decadi a cui mi ero abituato. Ma anche nel breve periodo, alcuni capitoli narrano soltanto brevi scene: giro pagina e sono passati due mesi; gli eventi del capitolo precedente hanno avuto consequenze, e devo dedurle rapidamente perché la trama avanza senza tenere il lettore per mano. Come in passato, è utile investigare una pagina o due su Wikipedia, per dare contesto e dettagli agli eventi storici. Non di più, visto che c'è sempre il rischio di scoprire troppo.

Il finale comincia a circa 300 pagine dalla conclusione vera e propria, in un crescendo con ben poche pause1. Decine di nodi arrivano al pettine, a volte contemporaneamente, a volte a raffica.

Il libro (e la serie) si chiude con brevi epiloghi. Londra può contenere così tanti svariati personaggi solo per breve tempo, ed al collasso segue un'esplosione che li porta di nuovo lontano, lasciando spazio per storie non raccontate. Le possiamo intuire considerando che il Baroque Cycle precede, e deriva, da un altro romanzo di Stephenson, Cryptonomicon. Due, tre secoli dopo, il 'sistema del mondo' è ancora attuale, ma sobbolle sotto la superficie. Chiudo il libro, la storia si sta scrivendo fuori.


  1. Un paio di sere ho esagerato, dirigendomi a letto attorno alle 2. Follia! 

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Brina, la mattina.

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