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Tradito dalla caldaia

È il pomeriggio di una domenica piovosa e ventosa, in cui mi trascino fuori di casa contro ogni istinto. Il riscaldamento è rotto e nessuno proverà ad aggiustarlo prima della nuova settimana. La stufetta sostitutiva fa del suo meglio, ma ha poca speranza di rendere la casa confortevole.

Esco quindi in cerca di un luogo più accogliente, rappresentato dall'ideale di un tavolo di legno ed una tazza di the. La mia prima destinazione è un pub non distante da casa, che mi fornisce una rustica superficie orizzontale ed un sapiente hot-dog, ma il chiacchericcio di sottofondo mi distrae. Da cosa non sono sicuro, ma mi distrae. Dalle finestre divise in vetri quadrati, ognuno curvo in un modo diverso, osservo la pioggia cadere in decine di direzioni un poco diverse. Calco il cappello ed esco.

Cammino appoggiandomi contro il vento e mi avventuro verso il centro. Nel parco circondato da pezzi di università trovo un po' di protezione. Gli alberi sono ancora spogli, ma l'erba ha già la fluorescenza che preannuncia la primavera.

Sull'angolo opposto dello square scorgo la mia destinazione: la biblioteca garantisce silenzio, e le luci accese al piano terra mi danno speranza di trovare una tazza di the, e forse un muffin.

Raggiungo l'entrata, giro attorno ad un gruppetto di studenti fumatori che cercano protezione dagli elementi dietro al cartello “Vietato fumare”, e mi procuro l'agognato bicchiere di liquido caldo, mille gradi di differenza dall'appartamento che mi sono lasciato alle spalle.

La biblioteca è sorprendentemente piena per una domenica pomeriggio, ma trovo un tavolo con vista sul parco fluorescente. Il tavolo è più sottile e moderno di quanto preferirei, il muffin è uscito dal forno troppo presto, ma il sole fa capolino e scalda il colore del mondo oltre i doppi vetri —ed il mio umore. I rami continuano il loro incessante ondeggiare, ma dal secondo piano noto che le estremità hanno preso la tinta rossiccia di fine inverno. Pazienza, fra pochi giorni sarà più caldo.

Piani e parziali propositi

Sebbene dopo anni abbia di nuovo un blog funzionante, alla fine dell'anno scorso ho saltato i tradizionali post del periodo natalizio. Questo in parte perché le vacanze sono state assai brevi —ed ho passato metà delle sere a leggere Neverwhere— in parte perché non ho avuto pensieri riassuntivi per il 2016 né meditato buoni propositi per l'anno successivo.

È però vero che senza un piano si va poco avanti, e senza guardarsi indietro si rischia di dimenticare importanti errori. Faccio quindi ammenda adesso, con due brevi paragrafi.

2016

Ho fatto un sacco di scelte saggie lo scorso anno, fra cui rimettere su un sito senza tante pretese e cambiare lavoro. Ho viaggiato meno dell'anno precedente, ma l'Islanda si è rivelata ottima. Sono riuscito ad organizzare un po' di teleconferenze per tenermi in contatto con gente lontana.

2017

Come sempre ho in mente un numero di idee, ma non trovo abbastanza tempo per metterle tutte in pratica. Per riuscire a completare qualcosa dovrò continuare a dare priorità a pochi progetti. Questo sito è fra di essi, sia come produzione di contenuti che come evoluzione: i tag non sono così lontani, e caricare immagini senza passare per l'FTP sarebbe un grande passo pro-pigro.

La soluzione per mettere in moto queste cose credo sia creare uno spazio ed un tempo ufficiali in cui possano avvenire. Cercherò un tavolone di legno ed un paio d'ore di pace, ed il codice si scriverà da solo.

Neverwhere

Neil Gaiman, 1996

Per qualche motivo mi dimentico di Neil Gaiman con sorprendente frequenza. Ne ho letto un libro dieci anni fa, forse un altro poco dopo, e sebbene sia al corrente di altri suoi titoli interessanti, svaniscono facilmente dal mio radar —non sono uno che tiene una lista dei libri da leggere, sarebbe troppo lunga.

Il Natale mi ha riportato all'attenzione Neverwhere nel miglior modo possibile: sotto forma di copia cartacea nelle mie mani, in una recente edizione, meravigliosamente illustrata qua e la sui margini e nel testo.

In vacanza in Italia, ho potuto prendere la mia scomoda posizione preferita, di traverso sul letto nella mia vecchia stanza, e dedicarmi alla lettura. In quella posizione ho digerito numerosi volumi, spessi e sottili, non di rado fino alle 2 o 3 di notte —incurante del treno delle 7:29 che avrei dovuto prendere la mattina seguente.

Neverwhere mi è durato quattro giorni, rapido ed inaspettato come un treno diretto quando uno si annoia lungo la banchina della stazione. E come il diretto solleva foglie e cartacce che tentano per un istante di tenerne il passo nella turbolenza, il libro ha messo in moto un sacco di pensieri, che si stanno quietando solo adesso dopo un paio di settimane.

Con la fantastica Londra di Sotto, Gaiman traccia un parallelo con la situazione di vagabondi, senzacasa, mentre pone in costante dubbio realtà ed equilibrio mentale. E questi si collegano con la storia di Chris, il mio vicino “insolito”. Una storia di crimine, alcool e complessità. Ho esplicitamente deciso di non scriverne, nell'impossibilità di spiegarmi con correttezza e completezza, e forse nel tentativo di lasciarla nel passato. Alcuni ne conoscono la vaga sequenza ed i dettagli più curiosi, ma il resto rimane solo come nuvolosa e dubbia memoria.

Quello che Chris mi ha raccontato un paio di notti, seduti sul pavimento, nell'entrata del nostro palazzo, aveva la stessa vena di irrealtà di Neverwhere. Bande di motociclisti, distanti principesse, crimini internazionali. Paranoia, solitudine, bottiglie vuote di whisky. Ed io a sporgermi sull'orlo della sua storia, a guardare giù nell'impossibilità di separare gli eventi reali, la loro decorazione, e la completa invenzione. Ma Chris non vive più in questo palazzo dall'estate scorsa, unico collegamento fra le nostre vite.

Ho portato il libro con me in Scozia, al mio ritorno il primo gennaio. Uscendo di casa presto, la mattina seguente, ho trovato Chris addormentato davanti alla soglia dell'appartamento in cui abitava. Ho chiuso la mia porta in silenzio, e sono scivolato fuori dall'edificio. Al mio ritorno era sparito, forse nella Edimburgo di Sotto.

L'avvento in bancarotta

Himeji Il castello di Himeji, uno dei post che non scritto.

L'idea di scrivere un articolo al giorno mi è venuta in mente all'ultimo minuto, quando mi sono accorto di non avere più tempo per pensare e preparare un calendario interessante. Purtroppo non ho avuto la prontezza dell'Ing. ed invece di mettere assieme un progettino mi sono addentrato nella buia foresta dello scrivere tutti i giorni. Ho fallito.

Non avendo nulla pronto, per ogni post dovevo prima pensare a cosa scrivere, poi setacciare directory piene di foto in cerca delle due o tre immagini che avrebbero accompagnato l'idea, e poi scrivere l'articolo stesso. Il testo in realtà mi ha chiesto meno tempo delle altre cose, ma in totale ci voleva più di un'ora. Tutti i giorni.

È andata bene per una settimana, e scrivendone un paio di fila sono riuscito persino a portarmi avanti sul calendario. Ma ahime, fra uscire una sera, uscire un'altra, ed il mega raffreddore che si è mangiato il fine settimana ed i primi giorni di questa, ho perso completamente il ritmo.

Superata la metà dei 24 giorni, per rimettermi in riga dovrei scrivere due post al giorno fino a Natale. Quasi tre ore, tutte le sere? Non mi sembra il caso. Dichiaro quindi la bancarotta dell'avvento, e chiudo l'esperimento.

Tra l'altro lo Yoga Book che avevo menzionato è ora in vendita, se qualcuno è interessato. Scriverci sopra è una mezza sofferenza, per qualcuno abituato alle tastiere più lussuose.

Fra qua e Natale proverò a pubblicare ancora qualche post in tema viaggi. Ripensare ai momenti spesi in qualche luogo, investigare foto, mettere in parole nuovi e vecchi pensieri è una piacevole attività. Ma non a tempo pieno.

Oslo

Barcode Project Gli edifici del Barcode Project

Come per Dublino, anche il giudizio sulla capitale della Norvegia è in sospeso, in attesa di un'altra visita.

Sono passato da Oslo un po' di corsa, sulla via per Capo Nord. In meno di 24 ore riesci a vedere ben poco, ed il poco non è riuscito a concretizzare un'idea della città. Giusto il tempo di girare alcune strade e piazze del centro, ed il lungomare. E mancare il famoso parco pieno di statue.

Quello che ho visto di Oslo è strano: è una città posizionata nel presente, sembra quasi senza un passato. Alcuni pezzi più vicini al mare erano un cantiere chiaramente indirizzato verso il futuro. Forse la prospettiva del visitatore italiano, per cui se qualcosa non ha almeno mille anni non è antico, è leggermente scomoda.

Legno, spigoli, strane forme. Tornerò ad investigare il resto della città.

Operahuset Operahuset Oslo

Dublino

Negozi a Dublino Il presente è visibile in fondo alla strada

L'Irlanda è meno di un'ora di volo da Edimburgo, giusto sul lato opposto dell'acqua ad ovest. Eppure solo una strana combinazione di voli mi ha portato a spendere un paio di giorni a Dublino, sulla via dall'Italia alla Scozia.

Sapevo poco niente di Dublino, quindi la mia visita è stato più un gironzolare per il centro, dove avevo trovato l'ostello, che del turismo vero e proprio. Da un lato è un modo assai disorganizzato di muoversi, dall'altro è uno dei miei preferiti: invece di correre per raggiungere importantissimi punti d'interesse, mi muovo più lentamente curiosando ed osservando gli abitanti del luogo.

Ho scoperto rapidamente che Dublino è piena di turisti e di studenti. Ho visto un paio di chiese insolite, il Trinity College, vie con edifici e negozi un po' fuori dal tempo. Sono finito in una mostra sulle epidemie ed in un museo dentro delle caserme riconvertite. Ma ho mancato il castello, e non ho visitato neanche un pub —era Luglio, fosse stato inverno allora era un'altra storia.

Dublin Spire La Spira di Dublino, 120m di palo appuntito

Nota curiosa è la spira che sorge dal nulla in mezzo ad una strada, e va e va dritta verso l'altro, senza piega o imprecisione. Arrivando alla sera, vedendola illuminata e non sapendo nulla, sono stato davvero sorpreso. Vicino alla sua base, la statua di Joyce simpaticamente appoggiato, sempre circondata da turisti.

Dublino offre un interessante misto di antico e moderno, senza maestosità magari, ma con equilibrio. Visto che al momento vi risiede il Bonzo, dovrei prendere l'occasione al volo ed andarla a visitare con un minimo di preparazione, che sempre aiuta ad apprezzare una nuova città.

Bandiere in una chiesa Un giorno scoprirò cosa rappresentano

Nara

Sono andato a Nara a vedere una specie in via di estinzione: il Buddha gigante.

Il treno da Osaka prende poco più di un'ora. Si lascia alle spalle la metropoli sconfinata, attraversa la campagna, si addentra fra le colline. Sale, e l'aria si rinfresca. È un treno squadrato, con un po' di sedili di lato caratteristici dei convogli locali del Giappone, e sembra di essere su una delle tante linee della capitale. Per neanche un secolo, tanto tempo fa, la capitale era stata proprio Nara.

Todai-ji Il Todai-ji, tutto di legno

A marcarne l'importanza rimangono non palazzi o fortificazioni, ma templi. Fra questi c'è il Todai-ji, un'immensa struttura in legno che contiene una altrettando enorme statua del Buddha. E poi avanza spazio, e ci sono altre statue, giganteschi fiori di loto, modellini di diverse versioni del templio nel passare dei secoli.

La maggior parte dei monumenti del Giappone sembra essere in legno. Al confronto, in Europa è tutto in pietra, a parte qualche strana chiesa in Norvegia. Così mentre noi diamo importanza al materiale che è li da sempre, dall'altra parte del mondo è normale che un templio o un castello invecchi, si sfaldi, vada aggiustato. E dopo un po, rifatto. Magari identico al precedente, ma da zero. Tutto passa, il Buddha rimane li, seduto a guardare lontano attraverso le apposite finestra nella facciata dell'edificio.

Special moves Le mosse speciali dei cervi

Attorno al Todai-ji c'è un vasto parco infestato di cervi e scolaresche, altri templi, altri parchi, altri cervi. E tante, tante persone, incerto se definirli turisti o pellegrini. Inevitabile in quella nazione, sempre ad infilarsi nelle fotografie.

Ho passato giusto una giornata a Nara, passando dalla modernità della stazione all'incredibile stranezza e meraviglia dei templi, poi di nuovo nella modernità. Non so se avrò un'altra occasione, ma di certo ci sono mille altre cose da vedere, da scoprire e da interpretare.

Yukata a Nara C'è una tasca per il tablet negli abiti tradizionali?

Firenze

Campanile Salire sul Duomo è una lezione di storia e di architettura.

Non mi metto a descrivere Firenze, tanto vale prendere in mano una guida turistica. La mia Firenze è assai più piccola, composta dalla stazione ferroviaria, il Duomo, ed un mezzo chilometro di passeggiata risalendo l'arno.

Il fatto è che ogni volta che sono andato a Firenze ci sono andato di corsa, restando una sola notte, oppure soltanto una giornata. Questo lascia poco tempo al gironzolare incuriosito con cui approccio una città nuova. E la densità di turisti e di intrattenimento per turisti rende tutto più difficile.

Ho visitato tutti i monumenti importanti, ho scalato Duomo e Campanile, ho speso il giusto numero di ore negli Uffizii. Ho anche trovato la gelateria buona un attimo fuori mano che mi avevano suggerito. Tutto è maestoso e spettacolare, ma quanta gente.

Forse dovrei tornare più organizzato, forse fuori stagione. Magari restare più giorni ed avere più pazienza. Firenze per ora resta una di quelle città che ammiro, ma in cui rimetterei piede riluttante.

The Three Body Problem

Cixin Liu, 2016

Questo libro non mi ha convinto molto. L'ho finito con crescente insoddisfazione, mentre fuori passavano tre lunghe stagioni. A suo credito il fatto che non l'abbia lasciato a metà.

Ho visto The Three Body Problem menzionato qua e la sul web, un paio di anni fa. Come per The Peripheral l'ho preso in mano solo tempo dopo. L'idea era interessante: un libro di fantascienza di un autore cinese, quindi più lontano dal filone della fantascienza occidentale a cui sono abituato; un libro a proposito di una civiltà lontana ed in difficoltà, che pensavo quindi non cadesse nella tipica invasione della Terra.

Il libro comincia bene, nel contesto a me quasi sconosciuto della Rivoluzione Culturale. A scuola non c'è mai stato tempo di arrivare agli anni '60, mentre i primi capitoli (e le numerose note del traduttore) sono riusciti a darmi un'idea ed a lasciarmi curiosità sul complesso periodo della Cina.

Poi si inventa una cosa. Poi un'altra, ed un'altra ancora. Ogniqualvolta manca uno strumento o appare un'ostacolo, una nuova meraviglia fantascientifica appare dal nulla. E di nuovo. Scollegate fra loro, miracolose nel tempismo e nella tecnica. In un paio di casi inutili sul lungo termine e presto dimenticate.

Ed io, pignolo lettore di hard sci-fi, arriccio gli angoli della bocca in silenziosa disapprovazione. Appoggio il libro sul tavolo e lo lascio li per settimane. Metti una di queste pause ogni 4-5 capitoli, ed il libro dura quasi dieci mesi.

Non è un pessimo libro, è una storia decente. Purtroppo è il primo di una trilogia che sebbene completata da poco non ho interesse a leggere. Peccato.

Oban

Oban Bay La baia di Oban

La strada che risale la costa ovest della scozia, verso Fort Williams e più avanti Skye, è puntellata di paesini e bovini, il primi incastrati in un fiordo o in una baia, i secondi spaparanzati nell'erba accanto alla carreggiata.

McCaig's Tower Dentro McCaig's Tower

Ho percorso quella strada una manciata di volte, in entrambe le direzioni, ed ogni volta Oban mi ha convinto ad una sosta. Una placida cittadina da cui partono traghetti per le isole più grandi, abitate da qualche migliaio di scozzesi ma visitate da assai più turisti.

Oban offre un simpatico porticciolo, un paio di chiese di insolita foggia, ed la collina dove sorge McCaig's Tower, uno dei possibili estremi del termine "torre", visto quanto assomiglia al Colosseo. Da uno dei tanti archi della torre lo sguardo si può estendere oltre la baia, verso le isole all'orizzonte, sul mare disturbato da decine di barche e pescherecci. Oban è il centro del loro mondo, porto protetto e ben connesso al tempo stesso.

Gli abitanti ti ricordano che sei in Scozia e che gli scozzesi fingono di parlare inglese. Ascoltare la conversazione fra due passanti può lasciarti grossi dubbi. I cancelli non si chiudono, si snibbano. Posso confermare però che vendono libri in lingue più accessibili: in momenti diversi, a quattro anni di distanza, ad Oban ho comprato due libri della serie di Harry Potter. Passavo di li, ed erano in vetrina.

Snip Gate Snib, properly

Passerò ancora da Oban, è quasi inevitabile. Spero di ritrovare il posto dove fanno pancake enormi, enormi.