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Alba su torracchione.

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Zen and the Art of Motorcycle Maintenance

Robert Pirsig, 1974

Questo sarà un libro difficile da descrivere.

Appoggio “Zen and the Art of Motorcycle Maintenance” sul tavolo. Sono in Norvegia credo, anni fa. La copia non è mia, ma ho letto un paio di capitoli di fretta mentre aspettavo non ricordo cosa, stando attento a non spostare il segnalibro altrui. Sto ancora aspettando, ma invece di andare avanti rimugino sulle poche pagine che ho letto. Il protagonista è in viaggio, in moto, nel nulla che sta in mezzo agli Stati Uniti, e si guarda attorno. E presta attenzione, al paesaggio ed al prestare attenzione.

Riprendo in mano la stessa copia dallo scaffale questo Settembre. Il viaggio del motociclista continua, ma ad esso si accostano altre narrative. A tenere tutto assieme è un discorso filosofico non tanto sullo Zen, ma sulla non-Zen-osità della cultura Occidentale; sul modo in cui il pensiero scientifico e la tecnologia si sono separati dalla sfera umana, e sul vuoto che questo crea per molte persone.

Il contesto del libro sono i primi anni Settanta, ma il pensiero Occidentale non è cambiato molto in mezzo secolo, e molto di quello che Robert Pirsig scrive suona ancora attuale. E come informatico interessato nell'umanità, ho consumato il volume con grande attenzione. Ho persino lasciato segnalibri qua e la—adesivi e facili da rimuovere—per passaggi importanti a cui tornare.

Il lavoro che facciamo è meccanico, ma è anche arte. Cura ed attenzione sono essenziali, così come la giusta mentalità. La pratica diventa esperienza, che diventa parte di quello che siamo, anche fuori dal lavoro.

Pochi giorni dopo aver finito Refactoring, queste parole suonano come un perfetto riassunto:

The material and the craftman's thoughts change together in a progression of smooth, even changes until his mind is at rest at the exact instant the material is right.

Lo sguardo torvo che un professionista lancia un pezzo di codice non è una questione di regole assolute:

The test of the machine is the satisfaction it gives you. There isn't any other test. If the machine produces tranquillity it's right. If it disturbs you it's wrong until either the machine or your mind is changed. The test of the machine is always your own mind.

Ho letto questo libro con calma, più o meno un capitolo ogni sera, per dargli il tempo di assestarsi. Contiene un sacco di pensieri interessanti, alcuni forse utili. Contiene anche una strana visione del mondo, mille opinioni dell'autore, cresciute in circostanza ormai nel passato. Ma di ciò il narratore è consapevole:

The trouble is that essays always have to sound like God talking for eternity, and that isn't the way it ever is. People should see that it's never anything other than just one person talking from one place in time and space and circumstance.

Così va preso. Ci vorrà ancora tempo prima che digerisca il tutto, ma cercherò di tenerne alcuni concetti in mente. C'è dietro un discorso profondo, che non va ignorato. L'alternativa è quella superficialità che rende le giornate vuote, e senza soddisfazione. E quanto ti guardi indietro, il vuoto.

Lo trovate ovunque, leggetelo.

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Foglie e tensione

Auto rosse e foglie gialle I colori dell'autunno

Ottobre si è rubato il verde, poi le foglie stesse, e per finire la luce diurna. Oggi il sole si è nascosto dietro al palazzo di fronte subito dopo mezzogiorno, così dichiaro iniziata la stagione buia. Pioggia e vento hanno già ridotto il piacere della passeggiata postprandiale. Eppure il bosco dietro casa, l'ultima volta che ci son passato, era assai più luminoso, ora che gli alberi sono quasi spogli. Gli scoiattoli girano iperattivi, impegnati a nascondere o spostare provviste.

Tutte cose normali, ma è giusto notarle. Meno tradizionale per l'autunno è La Situazione, che è tornata in prima pagina. La Scozia continua a sfuggire al peggio (riservato all'Inghilterra, dove il governo centrale tentenna e fa pasticci) ma alcune restrizioni sono tornate anche qua. Nelle ultime settimane ho ripreso a sentire una preoccupazione di sottofondo, che mi ha reso stanco e improduttivo. Più leggera rispetto ad Aprile, perché ci si abitua a tutto, ma con l'aggiunta di dubbi sulla situazione politica britannica, e tensione per le elezioni nell'altro continente. Ed i miei vaghi piani di scendere in Italia sono di nuovo in alto mare. Manco da Gennaio, e per quanto la famiglia sia altamente tecnologica—mancano giusto gli ologrammi—preferirei visitarla di persona. Questa volta cercherò di attivarmi appena i grafici puntano nella direzione giusta.

Nel frattempo la normalità è più o meno stabile: lavoro da casa, girello attorno quando il tempo lo permette. Mi sono addentrato in una libreria, perché sto finendo i libri da leggere, e preferisco comprarli dal vivo. Ma mascherato e distanziato mi è mancata l'ispirazione, e sono tornato a casa a mani vuote. Dovo riprovare, oppure arrendermi ed ordinarli online.

Il lavoro nuovo almeno continua a soddisfare. Superati i primi mesi nebbiosi, il paesaggio è assai più chiaro. E come avevo sperato la posizione non è “so tutto, ma non lo posso fare” come nelle ultime avventure, ma “non ne so abbastanza!” e devo imparare tutto l'imparabile. E l'idea mi mette un enorme sorriso.

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Il cyberpunk ha raggiunto le lavatrici.

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Refactoring

Martin Fowler, 2018

Chiudo il volume con un inaspettato senso di soddisfazione, se tengo in conto che Refactoring non ha un finale. Non ha neanche una storia, e per due terzi è un catalogo di tecniche. È assai raro che legga un libro di informatica. In vent'anni e più di “carriera”, ne avrò letto meno di dieci. Probabilmente ho imparato di più da documentazione ufficiale ed articoli ufficiosi, che da opere monografiche, cartacee o digitali. Ma sono assai contento di aver comprato questo.

Oltre agli effetti più evidenti, il codice di un programma definisce implicitamente una serie di premesse e confini. A volte ne siamo consci, a volte passano inosservati, ma questi presupposti definiscono e limitano la possibile evoluzione del software che stiamo scrivendo. Refactoring è la pratica—l'arte?— di modificare questi limiti, senza modificare il funzionamento del codice. Il libro cataloga numerose tecniche per evolvere il codice, descrivendone gli effetti sui limiti, ed i passi necessari per metterle in atto. Passi piccoli ma certi, scelti in modo da lasciare sempre integro il comportamento iniziale.

Refactoring è un libro rilassante, e si è rivelato quasi un calmante in un periodo teso come questa primavera, quando La Situazione ci teneva chiusi in casa, e sul lavoro (vecchio) tutto avveniva di corsa e alla meno peggio. La narrazione di ben definiti spezzoni di lavoro, nella calma voce di Martin Fowler, riportava l'intera professione nella normalità. Si fanno cose per una ragione, con metodo. L'entropia è inevitabile, ma è possibile controllarla.

A questo punto mi sono probabilmente già dimenticato i passi descritti nella maggior parte delle sezioni, ma mi resta un arsenale di concetti. Posso tornare al volume in qualsiasi momento, se mi servono i dettagli. Oppure posso leggerlo online. Il libro fisico permette l'accesso alla versione web, che è anche la versione canonica. Il volume rigido che ho comprato è solo un'istantanea del sito, e quest'ultimo continuerà ad evolversi.

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Un blocco di muschio.

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Autunno confermato

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