Su questo sito

permalink

How big was the Tonga eruption?

Guardando l'enorme distesa del Pacifico, la scala dell'esplosione non è chiara. Portando le immagini più vicino a casa, allora si inizia a capire.

Nessun commento

I libri del 2021

Tre libri Fastidio, i libri con la costa al contrario

Sono sei anni che ho iniziato a tenere traccia dei libri che leggo. Non ci vuole molto, e mi da soddisfazione poter tornare a rileggere titoli e pensieri a riguardo. Ho dato via alcuni dei volumi a questo punto, ma anche di essi mi resta qualcosa.

L’elenco del 2021 è più spesso degli altri: contiene ben quindici titoli, 25% in più rispetto agli anni—già ottimi—in cui ne finivo uno al mese. Questo in parte “grazie” a lockdown ed alla limitata socialità de La Situazione, ma anche al fatto che molti dei libri letti mi hanno lasciato contento ed energetico: pronto a pescare un altro volume dallo scaffale ed a cominciarlo senza lasciar raffreddare la sedia a dondolo.

Effetto collaterale: ho esagerato, negando a ciò che avevo letto il tempo di adagiarsi sul fondo, e magari lasciare un’impronta. Nel sommario dell’anno scorso notavo questo:

Scrivere recensioni e considerazioni dopo aver chiuso un libro non è mai stato un problema, tutt'altro!

Nel 2021 invece le recensioni sono state un problema. Invece di annotare cose sul momento, ho lasciato passare troppi giorni, a volte settimane. Così si sono accumulate, e completarle è diventato uno sforzo.

Dal punto di vista dei contenuti, due terzi delle letture erano fantascienza o fantasy. Ho letto un solitario saggio, che però ho apprezzato assai. Ottimo è stato anche ricevere suggerimenti o direttamente libri in regalo: mi hanno portato in luoghi inaspettati ed interessanti.

Anno nuovo, ho già una piccola pila di libri e di titoli. Cercherò di consumarla con calma, per evitare i problemi che ho menzionato sopra. E magari nasconderò tutta quell’interessante fantascienza in seconda fila, per variare argomento ed imparare cose nuove.

Project Hail Mary

Andy Weir, 2021

Project Hail Mary è arrivato come regalo a Natale. È un recente libro di Andy Weir, apparso sulla scena con The Martian qualche anno fa. Prima di ritrovarmi in mano la lussuosa edizione hard-cover, ne avevo letto positive recensioni. Mi sono quindi piazzato sul divano il prima possibile, e l’ho cominciato con interesse. La storia si apre con il nostro eroe che si sveglia su un’astronave in viaggio verso una stella lontana—vabbeh, lo sono tutte. È solo, ha perso la memoria, ma a quanto pare è l’unico che può salvare la Terra. È difficile, rischia brutto, ma ci riesce. Fine.

Non lo sto vendendo bene vero? In realtà c’è di più: la memoria torna sotto forma di comodi flashback ordinati cronologicamente, così si scopre come è finito sull’astronave. Ci sono un paio di colpi di scena, ma sono superficiali e non cambiano veramente la direzione della storia. Così come gli altri personaggi, purtroppo un misto di stereotipi e macchiette. Ci sono un paio di idee interessanti, una spolverata di fantascienza e scienza-alla-riscossa, ma in totale mi ha lasciato poco.

So di avere gusti raffinati—difficili?—per quanto riguarda la fantascienza, ma al confronto preferisco assai “The Martian”, ed il suo protagonista sfacciato e cocciuto. Almeno ha un carattere, ed un problema limitato e ben preciso da risolvere con le sue patate. Il protagonista di Project Hail Mary è simile, ma purtroppo diluito, e messo di fronte ad una quest fondamentale di cui non è... degno?

Weir in qualche modo si è anche abbassato (forse ispirato da Cline?) al livello “nostalgia” di cui molti soffrono di questi tempi. È come se avesse una lista: “devo menzionare almeno due prodotti Nintendo un po’ vecchi, ed almeno quattro marchi famosi di una volta".

Alla fine resta un libro leggero ma curioso, che passa veloce. Se non avete di meglio da fare e vi capita in mano, si può anche eleggere.

Nessun commento

Uno sguardo al 2021

Cercare un tema centrale che rappresenti un singolo anno non ha molto senso, ma è qualcosa a cui il 2021 mi tenta. Ma il tema sarebbe ‘sospensione’ od ‘incertezza’, e quindi la mancanza di un punto focale. Cercare un tema che rappresenti un singolo anno non ha molto senso, si.

La Situazione continua a dominare il Regno Unito, così avevamo dato il benvenuto al 2021 con un nuovo lockdown, alla fine lungo quasi tre mesi. Non estremo, ma sufficiente a limitare spostamenti ed incontri. Era inverno e faceva freddo, ma ho girato ancora un po’ per la città nei fine-settimana, con decrescente entusiasmo.

Edinburgh, above Market Street Edimburgo non deve sforzarsi per sembrare insolita

Sull’orizzonte c’era il “vaccino”, questa entità miracolosa che ci avrebbe portato fuori dal tunnel. Ma il vaccino era un processo lungo, non un interruttore da premere, ed avrebbe portato una diversa normalità. Ora siamo meno preoccupati, ma valutare rischi è diventato molto più importante. Farlo ogni giorno è stancante, ed ha alimentato la mia naturale tendenza a prenderne pochi. In parallelo, essere stanco mi ha fatto passare la voglia di fare un numero di cose: vagare per la città, contattare gente da intervistare, organizzare cose. Solo con l’autunno ho iniziato ad uscire da questo torpore.

Nel frattempo il mondo si era aperto alle cose importanti, come il tornare in Italia a visitare la famiglia. Due volte includendo queste ultime vacanze, entrambe importanti e necessarie. Riparto di nuovo con amarezza.

Scritta su capannone Se avevate qualche dubbio

Incontrare persone è ancora difficile: ero più tranquillo in estate, quando si poteva fare all’aperto, ma i nuovi numeroni dell’autunno hanno portato ulteriori preoccupazioni. Mi sono sforzato comunque, perché fa bene al mio umore—ed a volte anche al loro. Sono andato in ufficio un totale di tre giorni, ma il lavoro è stato tranquillo ed interessante per tutto l’anno. È quasi un record per me, non provare alcuna insofferenza lavorativa dopo un anno e mezzo, speriamo continui. Ho comprato cose, visto che dovevo accomodarmi ne La Situazione: una costosa sedia da ufficio, periferiche varie, un tablet per leggere in poltrona. Mi sono sentito un po’ consumista, ma il mio livello è comunque basso e non me ne sono crucciato troppo.

Ho tenuto in mano un sacco di libri, che avranno un loro post separato. Poche fotografie, e zero lavoro sul sito stesso, che continua a funzionare egregiamente. Sento un vago formicolio però, la tentazione di modernizzare il CSS del layout, magari aggiungere un tema scuro—per il Looris, non per altro. Per ora non è una priorità.

Ho in mente un numero di cose che voglio smuovere o cambiare lontano dagli schermi. Il catapultarmi fuori a correre è uno dei passi in questa direzione. Ma non ho un piano preciso, e forse devo metterne giù uno.

Nessun commento

Svogliatezza

All’inizio del mese è già chiaro che la Situazione si sta complicando di nuovo. I numeri crescono, così come la preoccupazione nei comunicati del governo, che spiegano come non sia ancora il momento per le misure arrivate troppo tardi nelle precedenti ondate. Quindi mi sbrigo a prenotare la terza dose del vaccino, e lo faccio giusto prima dell’ondata di panico nazionale che riempie i centri di vaccinazione. La coda richiede comunque più di un’ora, sono in tanti ad avere la stessa idea.

Nel frattempo l’ufficio in cui non vado mai richiude, incontri ed eventi annullati come è giusto che sia. Riusciamo a volare in Italia per le vacanze, e ci tocca solo qualche giorno di isolamento. Alla fine del quale però, la socialità rimane azzoppata: è difficile muoversi, quasi impossibile incontrar gente in modo rilassato.

Il risultato è una svogliatezza generale, e tanto tempo speso sul divano, a volte con un libro, a volte alla ricerca di contatto umano. Questo secondo Natale pandemico è più strano del primo: allora i limiti erano chiari e netti, adesso richiedono impossibili calcoli di rischio, distanze, tempi di contatto.

Forse devo organizzare più cose.

permalink

Pronti

Foto

Stories of Your Life and Others

Ted Chiang, 2002

Avevo di recente letto Exhalation, la seconda raccolta di storie di Ted Chiang, quando il saggio Cippu mi spedisce un libro in regalo: la prima raccolta, Stories of Your Life and Others. Sarà stato un decennio fa che mi era capitata in mano una copia, ed avevo letto ed apprezzato il primo, breve racconto. Lo riprendo in mano in un mondo diverso, una persona diversa. Ed è ottimo come lo ricordavo.

Come in Exhalation, le storie sono un misto di fantascienza ed attenzione alla situazione umana. Le ambientazioni sono varie e differenti, lontane dai binari del genere letterario.

Certo di farmelo durare, ma sette storie si leggono velocemente. “Tower of Babylon”, la prima, resta forse la mia preferita, ma ora è in buona compagnia nei miei ricordi. Decisamente un libro da tenere a portata di mano, ed assaggiare ogni tanto, nel tempo.

Per un assaggio, ho scovato su un vecchio sito Division by Zero.

permalink

L'alba sopra Amsterdam

Foto

The Obelisk Gate

Nora K. Jemisin, 2016

Sono già passati un paio d'anni da quando ho letto The Fifth Season, anni in cui ho evitato di aprire gli altri due volumi nella trilogia, che mi guardavano dallo scaffale. Avevo apprezzato il primo, ma non sembrava mai il momento giusto di continuare. Poi il momento è arrivato.

The Obelisk Gate potrebbe essere incollato in fondo al primo libro, tanto immediata è la continuità. L'impatto dopo due anni è notevole, e mi ci vuole qualche pagina a ricordarmi chi sono i personaggi, e cosa stavano facendo. Il mondo sta finendo, quello è facile da ricordare. La crosta terrestre è un po' impazzita, la gente con poteri "geologici" è sempre una maltrattata e temuta minoranza, e tutti sopravvivono come possono.

Ma grosso evento è all'orizzonte (del terzo volume) e Nora Jemisin prepara i vari pezzi del gran finale: le fazioni iniziano ad essere più chiare, la posta in palio alta, altissima, con extra bonus traumatici. Apprezzo i personaggi che restano incerti, pronti ad essere spostati da un lato o dall'altro per sbilanciare e rendere interessante il finale.

Una cosa che però mi cruccia è l'apparizione di una specie di magia. Il primo volume aveva creato questo mondo interessante, dove la scienza era persa, e quel che rimaneva era un misto di tradizione e superstizione. Ma restava meccanicistica e spiegabile. In questo libro, è affiancata da un diverso "potere" che fa un po' quello che vuole. Gli effetti crescono in modo esponenziale, e tutto sembra possibile. Mi viene da pensare: ce n'era proprio bisogno?

Per il resto resta ben scritto ed interessante, quindi procederò a leggere il finale, magari prima di due anni.

Nessun commento

Riassunto autunnale

Dove eravamo rimasti? Rientro in Scozia, ed è subito autunno. Riusciamo ad organizzare un ultimo campeggio, dove il limitare di un bosco ci scampa dalla pioggia, e poi l’aria si raffredda. L’ora solare aggrava la situazione: quando il sole tramonta alle tre e mezza le passeggiate devono essere brevi.

Neanche una settimana dopo essere rientrato, prenoto rapidamente i voli per scendere a Natale. Il Regno Unito è in modalità “oh, è tutto normale di questi tempi, no?”, ed i biglietti sono tornati a prezzi pre-Situazione. Io tutta questa normalità non la sento. Sono andato in ufficio tre volte in due settimane, poi ho cambiato idea: non ero a mio agio, sebbene i colleghi seguissero tutte le varie indicazioni. Ma non vedo l’utilità di passare ore in una stanza con altra gente, quando non è necessario: in un gruppo remoto per metà, si lavora comunque in modalità distribuita. Al momento preferisco far parte della fetta remota, e rilassarmi nel mio spazio.

Una sera, anni dopo averlo acquistato, ho installato Day of the Tentacle in versione rimasterizzata. Negli anni ‘90 era stata la mia avventura grafica preferita. Adesso... mmmh, forse non più. Ho apprezzato i nuovi disegni, fedeli all’originale ma ampliati per riempire schermi più grandi, e le animazioni. Ma il gioco si basava principalmente su scenette e battute che forse sono invecchiate male. Ho trovato il mondo piccolo e limitato, ed il fatto che mi ricordassi tutti i puzzle ha reso il gioco di poca soddisfazione. L’ho finito in un paio d’ore, ben lontano dalle settimane che l’originale aveva richiesto da ragazzino.

A screenshot of Day of the Tentacle Vecchi amici

Un po’ all’improvviso ho invece ricominciato a correre. La causa scatenante è stato discutere con un ex-collega, e cercare di convincerlo a scrivere di più. Cominciare a scrivere è faticoso, quasi doloroso, e resta ostico se non diventa un’abitudine. Per diventarlo servono piccoli e consistenti sforzi, senza gloriosi obiettivi. Tornato a casa, rimuginando sulla discussione mentre passavo l’aspirapolvere, ho applicato lo stesso ragionamento al correre. E se non lo mettevo in pratica, mi stavo ostacolando da solo.

Non essere un ostacolo per me stesso è un principio che mi sta a cuore. Il me-oggi esiste solo per un breve momento, non può aspettarsi troppo, ed ha una responsabilità composita nei confronti di tutti i me-domani che lo seguono. Che cosa può fare il me-oggi per il me-domani che vorrebbe essere andato a correre? Andare a correre. Notato questo ho indossato le scarpe e sono uscito a correre. Senza meta, senza misure, finché ho avuto voglia. E così ogni giorno a seguire per il mese scorso, a parte un paio di intoppi meteorologici—oh, nevica già?

Alla fine ci vuole poco più di mezz’ora, ed è tempo speso meglio che in poltrona.