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Prova definitiva del riscaldamento globale.

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Quando non puoi spostare né l'arco né la strada.

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La nebbia

Sogno tempo di burrasca, quasi una tempesta. Il cielo oscurato lascia intravedere soltanto un sole fioco, e la città è annegata in una luce gialla, senza ombre, e spazzata dal vento. Stiamo facendo rapidi bagagli. Tutti stanno facendo rapidi bagagli, per fuggire.

Il vento porta di tanto in tanto banchi di nebbia, e la nebbia porta allucinazioni collettive, in cui normali oggetti si animano e cercano di uccidere. Mobili cadono dalle pareti, nastri per decorazioni si avvinghiano tipo serpenti, e solo ricordarsi della realtà sembra riportarli alla normalità. O forse permette di sopravvivere finché la nebbia non se ne è andata.

Chiudiamo le poche borse di corsa, lasciando indietro un sacco di cose, e scendiamo in strada. Parlo con un cognato (inventato) che lavora al pronto soccorso, dove non riescono a curare od operare nessuno per via la nebbia —i suoi stessi strumenti si ribellano— ma non può che restare e continuare il lavoro.

Noi invece partiamo. Un breve tratto lungo una strada punteggiata di veicoli abbandonati, poi raggiungiamo l'aeroporto. Voliamo verso il Giappone, dove la nebbia a quanto pare non è arrivata. L'aereo è buio al decollo, illuminato solo dalla fioca luce gialla dall'esterno. I passeggeri restano in completo silenzio, paralizzati dall'idea che la nebbia possa arrivare proprio nei minuti che li separano dalla salvezza.

Saliamo in quota senza problemi, e la tensione scompare. Su computer o VR di qualche genere apro l'equivalente di Google Earth. Allontano la vista dal Giappone e la sposta sull'Italia, zoomando sulle colline verdi in digitali movimenti uniformi, alla ricerca di un sentiero appena fuori da un paesino che conosco. L'ingrandimento aumenta, poi passa in "street view", in prima persona.

Stiamo percorrendo il sentiero, io e la mia famiglia, che include anche una nonna improvvisamente 20-30 anni più giovane e, stupita di camminare senza supporto, assai incerta nei suoi passi. La campagna è verde e luminosa, e ci accompagna il suono di una lieve brezza e della primavera. Ma nessuna foglia si muove e la ghiaia, sebbene produca il suono corretto sotto i miei passi, non si sposta quando appoggio il piede. È una buona riproduzione, ma non una simulazione.

Entriamo in un borgo, uno di quei paesini dell'entroterra ligure o del basso Piemonte, con vecchie case di pietra e qualche pezzo medievale qua e la. La nonna si ferma davanti ad un muretto da scavalcare, un ostacolo difficile per una novantenne. Le suggerisco di passarci attraverso, ma l'idea le sembra ancora più sbagliata. Lo supera quindi in un solo passo, con un saltino assai più agile del previsto. Sta iniziando ad abituarsi alla virtualità.

La piazza del paese è affollata, densa quasi come ad una sagra. Così diversa dalla vuota realtà di città abbandonate e persone in fuga, incapaci di fidarsi dei propri occhi. Il nipote di Google Earth ci riporta indietro: è li non per creare mondi fantastici del futuro, ma per tenere le persone assieme, ovunque siano fuggite, e ricordare loro la normalità e la società prima della nebbia. Da un lato forse un antidoto per il distopico crollo della civiltà. Dall'altro, mostrandoci la normalità e cose di tutti i giorni, ci aiuta a superare le mostruose allucinazioni.

Sul limite della piazza, con questa rivelazione, inizio a piangere in silenzio. Poi mi sveglio.

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Rovine di un castello lungo il Roslin glen, subito dietro l'omonima cappella.

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La stagione dei rododendri.

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Beneficio inaspettato della GDPR: mi stanno arrivando aggiornamenti alle privacy policy di vecchi account che avevo dimenticato. E posso chiuderli senza pietà.

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Distanze

Edimburgo luccica sotto il raro sole, la brezza è mite, la temperatura piacevole. È uno dei 10-15 giorni di estate all'anno che capitano fra Marzo ed Ottobre.

Tornato a casa dal lavoro o ingerito un pomodoro e poi ho indossato i pattini. Era tempo di provarli sulla lunga distanza. Posso confermare che funzionano, e le ruote da 110mm fanno miracoli sull'asfalto e le pavimentazioni infelici della città.

La mancanza di freni non è stata letale, in parte perché ho evitato discese ripide e ripiene di autobus, in parte grazie ai mille semafori e segnali che punteggiano i marciapiedi, ottimi appigli per rallentare.

Sono stato fuori per poco un'ora e quaranta minuti, ed ho percorso circa 25km, per una signora media di 15km/h. Domani avrò i polpacci incagliati, ma ne vale la pena.

Il tracciato

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Dopo anni di viaggi mi viene in mente di cercare un comando per cambiare il fuso orario al volo sotto Windows, e scopro che tzutil esiste da un decennio o giù di lì.

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Gardemoen è costruito con tanto legno, non cemento.

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Blink

Malcolm Gladwell, 2005

Ho trovato Blink in casa, è stato facile. È uno dei tanti saggi che a volte appaiono sullo scaffale, ed ai quali presto poca attenzione. Ma visto che il Piano prevede alternanza fra generi, ora ho iniziato a prenderli in considerazione.

La copertina del libro cerca di vendere troppo con quel “The Power of Thinking without Thinking” li in mezzo e pieno di maiuscole. L'ho preso dal ripiano, l'ho rimesso giù, l'ho ripreso e rigirato più volte. Non mi piacciono i libri che cercano di vendermi cose. Una manciata di secondi e l'incertezza cementa la scelta: se sono in dubbio, a questo punto devo leggerlo. Ed ho fatto bene.

Malgrado l'aspetto superficiale, “Blink” non cerca di vendere molto. È invece una digressione sulle intuizioni, quei momenti in un cui l'inconscio arriva ad una conclusione in frazioni di secondo, senza un evidente processo logico. Gladwell porta innumerevoli esempi di come l'intuizione possa essere utile, ma anche pericolosa. Essendo un meccanismo nascosto, non è possibile controllare quanto sia bilanciato ed affidabile. Ha bisogno di poco tempo, ma non di zero tempo. Più siamo di fretta, o nel panico, più le intuizioni saranno influenzate da pregiudizi ed istinti. Ma basandosi sulle esperienze dell'individuo, è più efficace in ambiti in cui siamo più esperti. Ed essere esperti, ad esempio di maionese, è assai complesso.

Un paragrafo a proposito della maionese La maionese ha più di 11 dimensioni

Il libro è un concentrato di informazioni, e la bibliografia è piena di titoli interessanti. Non sono così interessato all'argomento, ma un paio li aggiungerei alla lista dei libri per il futuro. Per il momento, l'infarinatura di “Blink” è sufficiente.

Breve o lungo, sembra che un libro mi duri comunque un mese. Forse dipende da quanto viaggio: quest'anno mi è stato assai difficile mettere da parte tempo per leggere, e finisco per divorare pagine solo quando salgo su un treno o, più di frequente, su un aereo.