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Misallineati. Due passi prima di sedermi alla scrivania.

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BitTorrent v2

Dopo due decenni, il protocollo fa un passo avanti, abbandonando SHA-1 per SHA-256. Ma la caratteristica più interessante della nuova versione è che l'unità di informazioni indirizzabile non è più il blocco imprecisato, ma il singolo file. Così BitTorrent entra nel mondo del content addressable (assieme a Git ed IPFS.

Questo vuol dire che lo stesso file può essere condiviso fra più torrent, e si può creare un torrent che contiene file già distribuiti separatamente. Mi aspetto applicazioni interessanti, fosse solo per scaricare distribuzioni di Linux.

PicoTorrent è già stato aggiornato.

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Fine estate

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Il Tesoro del Bigatto

Giuseppe Pederiali, 1980

Non so quanto Il Tesoro del Bigatto sia stato famoso, quando io ero piccino piccino. A quanto pare abbastanza per meritare, decenni più avanti, una seconda edizione. Uno di questi nuovi volumi è finito sullo scaffale di me, che ignoravo persino l'esistenza di Giuseppe Pederiali.

Ho scoperto a posteriori che il libro è uno dei primi fantasy italiani. È parte (centrale) di una trilogia di racconti incentrati su una Pianura Padana in cui, nell'anno mille, abbondano creature fantastiche. Il territorio attorno al Po, attorno alle misteriose paludi della Bassa, è suddiviso in feudi frattali, e persino Brescello ha un re ed una piccola flotta. Cavalieri inseguono draghi nei boschi—o viceversa?—ma c'è un filo di incertezza se qualcosa sia solo suggestione.

Il santo bagnò il dito indice nell'acqua. Poi se lo leccò.
— Dolce?
— Insipido.
— Allora è il Po.

La storia segue il viaggio di Sant'Anselmo verso l'Adriatico, in missione segreta per conto del Papa. Lungo il tragitto si accompagna a personaggi svariati, inclusi mendicanti, maghi, e topi molto istruiti. È un susseguirsi di stranezze, side-quest, e versioni fantastiche di luoghi dell'Emilia e dintorni.

È un libro breve e leggero, che scorre veloce senza perdersi in grandi costruzioni, o descrizioni. Ma ogni pagina ha trovato un modo di farmi sorridere, e pensare al grande fiume che ogni tanto ho attraversato su un ponte. È facile immaginare gli argini più bassi, l'acqua placida che riempie le risaie, ed i campi. E nella nebbia, chissà cosa si nasconde.

Se passando in libreria capitate davanti al volumetto, ed avete spazio nella vostra vista per un originale libro fantasy, portatevelo a casa.

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Alla terza settimana

Uno dei miei principi durante la ricerca del nuovo posto di lavoro, questa primavera, è stato quello di trovare una ditta dove avrei voluto restare per un periodo più lungo. Una durata imprecisa, ma superiore all'anno-e-mezzo per cui ho sopportato gli ultimi due lavori. Tre settimane in una ditta non sono di certo abbastanza a misurarne lati positivi e negativi, ma farò questa dichiarazione ottimista: il nuovo lavoro mi sembra un posto in cui vorrò restare per parecchio tempo. Persino dopo che mi hanno rifilato un Mac.

Il primo motivo che mi spinge ad una simile profezia è il fatto che ci siano più di cento sviluppatori, divisi in numerosi gruppi. Se anche mi stufassi della mia posizione corrente, potrei spostarmi internamente: front-end, infrastruttura, software interno, supporto dello sviluppo, supporto del supporto! Ci sono gruppi specializzati in ogni area, invece di spingere singole persone a coprirle tutte, spesso malamente. Approvo l'idea di lavorare su una cosa alla volta, sicuri di avere le spalle coperte per quanto riguarda il resto del sistema.

L'altra ragione, una cosa che mi ha sorpreso in queste primi giorni, è il chiaro ed evidente interesse nello sviluppare gli sviluppatori. Come in altri posti, ci sono numerose risorse disponibili: libri, corsi, gruppi di interesse. Ma qua c'è anche tempo dedicato e struttura. Dietro c'è la consapevolezza che uno sviluppatore felice ed interessato è più efficiente, ed è meno probabile che se ne voglia andare. E la felicità non è [solo] il calcetto in cucina, ma anche imparare cose nuove, trovarsi in buona compagnia, non essere stressati. Tre settimane sono poche, ripeto, ma gli indizi sono chiari.

Il Mac però richiede pazienza, e milioni di settaggi e programmini per farlo funzionare in modo accettabile. Serve un programma per ridimensionare le finestre, uno per controllare il volume degli altoparlanti nello schermo, uno per passare da una finestra all'altra, uno per la rotella del mouse. C'è voluta un'ora, due software, ed un sito per creare un file di configurazione con cui ho ingrandito i caratteri sullo schermo esterno, altrimenti microscopici. VSCode funziona, Vim funziona, Tmux funziona, Docker funziona. Ma da questo elenco è chiaro che non c'è nulla di utile su un Mac per uno sviluppatore, che non si possa avere su Linux o Windows, con meno soldi e meno dolore.

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E dall'altro lato.

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Tanti moschini, quante le stelle

Coire an Lochain Meno aerei nei cieli di questi tempi, ma tutti nelle fotografie

L'anno catastrofico mi ha tenuto in città per mesi. Non considero saggio saltare su un aereo per andare lontano, né ho motivazioni importanti per farlo, quindi mi sono accontentato. Nonostante ciò, la combinazione di raro sole e pausa fra i due lavori mi ha permesso due settimane di vacanza più o meno estiva. Lusso finale, qualche giorno sulla costa occidentale, quella meno abitata e più montagnosa—l'anti-città.

Affittiamo un'auto, la riempiamo di zaini, e lasciamo il centro in mattinata. Il secondo autista è il Lohoris, perché abbiamo inventato una vacanza assieme ma separati. Non prestiamo attenzione alle nuvole, ma guidiamo oltre Stirling, oltre i boschi dei Trossach, salendo in quota verso Glen Coe e l'altopiano disabitato che ho sempre visto uggioso e coperto di nubi. Ma non questa volta: il sole splende, i turisti abbondano. Scendiamo verso il mare, risaliamo un fiordo, e raggiungiamo Kinlochleven. Li ci dividiamo, coppie diversamente organizzate con obiettivi diversi.

Loch Leven La discesa è ripida

Noi saliamo lungo il sentiero che si allontana dal mare, superando in poco tempo i limite degli alberi, assai basso, e siamo fuori dalla civiltà. Niente case, niente recinti, niente tralicci: non più campagna, ma nulla. Ed il nulla, dopo mesi di città forzata, è una boccata d'aria fresca dopo uno stanzino mal ventilato.

La Scozia si assicura sempre che ogni attività all'aperto abbia un lato spiacevole, quindi d'estate produce midges. Nugoli di moschini affamati, tenuti a bada solo dal vento. E di vento, oggi, ce n'è ben poco. Si alza solo alla sera, quindi la zuppa è libera dagli insetti. Libera è anche la notte, quando mettiamo il naso fuori dalla tenda, e lo puntiamo all'insù. Lontano da ogni città, il cielo limpido è una volta di stelle, la via lattea una larga autostrada che lo divide in due.

Anni che non vedevo un cielo così puro, che non mi ritrovavo sotto all'incommensurabile punteggiatura. La città uccide il cielo, non solo in centro, ma nel raggio di chilometri. So che un giorno traslocherò dove l'alone non arriva, e questa vista sarà più comune. La latitudine non importa, ma la conurbazione sarà distante. Prendo freddo intanto, ma resto dove sono: devo assorbire tutto il buio ed il limpido di questa notte, e portarlo con me. Ricordarmi che accontentarsi non è bene, e che una poltrona può essere comoda, ma è comunque insipida.

Il giorno seguente la brezza riduce i nugoli. Completiamo la camminata, ritroviamo gli altri, e rientriamo senza subire una goccia di pioggia. Poi è subito Lunedì, e maltempo. Mi avvento nel nuovo lavoro, e contemporaneamente ignoro gli operai che cambiano la caldaia. Il nulla è lontano, ma è sempre con me.

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Ormai immune al cocco, posso anche fotografarlo.

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