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Codice da tutte le parti

In questa regione l'autunno ha sempre una soglia molto ripida: un giorno siedi sull'erba con addosso solo una felpetta estiva; la settimana dopo avanzi su un viscido strato di foglie spesso 5cm, piegato da un lato per bilanciare il vento. La pioggia insiste, ed è subito sera.

Esclusa quell'umida mezz'ora in cui pedalo fra casa ed il lavoro, il maltempo non è un problema così grosso. Attendo però la parte più asciutta dell'autunno, quella in cui posso sfruttare la pausa pranzo per espormi alla luce del sole.

Costretto al chiuso, sto scrivendo un sacco di codice: a casa, dove progetti vari avanzano a strattoni, ed al lavoro, dove guardo roba scritta in React e scuoto la testa. React permette di fare esattamente gli stessi errori che si fanno in altri linguaggi e framework, con limitati vantaggi. E se la gente non sa scrivere HTML e CSS—queste tecnologie aliene!—il risultato è un contorto accrocchio, dove mi ritrovo a cancellare forse più codice di quanto ne scriva. Più che un developer, a volte mi sento un janitor.

Non avendo speso sufficiente tempo davanti allo schermo durante la giornata, arrivo a casa e mi rilasso lavorando su codice decente. Così ho finalmente aggiunto categorie per i contenuti del sito: appaiono in fondo ad ogni post, e l'indice è in cima agli archivi. I tag per gli articoli erano già pronti: li ho sempre aggiunti, anche se non erano visibili da nessuna parte. Vederli finalmente nelle pagine è una soddisfazione.

Intanto gli archivi crescono, e la pagina si allunga. Ogni tanto mi chiedo se andrebbe strutturata diversamente, ma per ora resta così. C'è altro codice più importante da scrivere, e resistere all'istinto di rifare cose, apprezzando quello che c'è e funziona, mi sembra un'idea più saggia.

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Bacon roll. A volte appare sul lavoro a rincuorare gli sviluppatori.

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Root è asimmetrico ed interessante.

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Tradizionale inizio autunno.

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Moduli e moduli

L'acquisto della casa sarà stato un istante, ma la burocrazia si dilunga per settimane. Intensiva già di solito, si complica proporzionalmente quando ci sono di mezzo tre stati e tre valute diverse. Settembre è così passato fra moduli e rendiconti, con un pizzico di Brexit-dramma, arrivato alla mia attenzione nei suoi ultimi picchi di assurdità politica.

Parte dell'energia si è anche persa sul lavoro: è un periodo di “sales-driven development”, che porta con sé stanchezza e frustrazione. Per ora è ancora nei parametri dell'accettabile, ma ho iniziato a pensare, a considerare altre opzioni, nel caso il lavoro corrente prenda una direzione poco entusiasmante.

Lato nerderie, nelle scorse settimane ho scoperto che generare SVG lato server è semplice e produce grafici interessanti. Ne ho donati alcuni ad Ork Manager, alcuni a ZakStunts, e forse un giorno ne farò qualcosa su questo sito. Ho anche aggiornato BorderColors-D, un add-on per Thunderbird che mantengo. Il mio client di posta preferito, che segue lo sviluppo di Firefox ad una certa distanza, sta andando attraverso il periodo webextensions, che vuol dire un sacco di API che cambiano. Il progresso non si ferma :-\

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La finestra ed il caos

C'è un periodo negli archivi, fra il 2011 ed il 2015, in cui i post si fanno radi e disconnessi, e la storia sparisce. È un periodo di instabilità, traslochi, e cambiamenti che un giorno vorrei raccontare. In quegli anni ho anche scoperto una cosa che in Italia davo per scontata: l'importanza della luce del sole che entra in casa.

La finestra della sala Non ho una foto del caos purtroppo, ma qua c'è la titolare finestra.

Al tempo del più recente trasloco, quattro anni fa, la ricerca della nuova casa già includeva la luminosità fra i parametri più importanti: no buio, no umidità, no muschio o muffette nei vasi delle piante. La priorità era tale che pochi minuti dopo aver visto questa enorme finestra bene esposta, avevamo deciso.

Da allora la finestra, quasi un'intera parete della sala, è rimasta un punto fisso. Nuvole permettendo, abbiamo luce diretta tutto l'anno, ed un piacevole effetto serra che alza la temperatura della stanza, e di tutta la casa. A volte persino in eccesso, al punto di dover chiudere le tende-un assurdo in questa città uggiosa. Il tavolo è giusto davanti, e la sedia a dondolo punta verso di essa. La finestra definisce questo appartamento, e lo rende accogliente. Negli anni, lo ha fatto diventare casa, il posto dove tornare.

Mentre la finestra era li, quasi un simbolo di stabilità, il 'divenire' non si è fermato: ho cambiato tre lavori, sono mancate persone importanti, e la politica ha preso strane direzioni. Il Regno Unito si è impantanato in un dramma diplomatico-sociale, un purgatorio di incertezza in cui ogni decisione è ripetutamente rimandata.

Da mesi era il momento di scegliere fra l'accettare i cambiamenti e restare, oppure emigrare. Restavamo sospesi, in attesa che una delle due opzioni avesse un chiaro vantaggio sull'altra. Ma spendere troppo tempo sospesi non è bene: ci si muove con forzata cautela, è difficile rilassarsi, e non si può investire in nessuna direzione. Avevamo discusso la situazione giusto a fine Agosto, arrivando alla conclusione di "probabilmente ci spostiamo, ma aspettiamo ancora 3-4 mesi, magari ha senso restare". Ancora in sospeso.

Poi un Venerdì, un paio di settimane fa, rientro dal lavoro e vedo davanti all'entrata del condominio un cartello “For Sale”—Vendesi? Cosa? Scopro che è l'appartamento sopra il nostro, con le stesse dimensioni e planimetria. E le stesse finestre. Passiamo un intenso fine-settimana a leggere documentazione e sommare numeri, poi Lunedì mattina discutiamo un'offerta d'acquisto, e per le tre di pomeriggio è accettata. Di solito comprare casa è più complicato, ma non ho mai creduto nel “di solito”, quindi ho ignorato la tradizione.

Quattro giorni sono stati sufficienti a ribaltare il “magari ci spostiamo in un altro paese” in un “ci fermiamo qua”. Le due opzioni erano così vicine, la massa di svantaggi così simile, che è bastata una piuma a spostare l'ago della bilancia. La piuma è stata la finestra che mi è stata davanti per anni, perlopiù trasparente, visibile solo quando sporca. Ci ha fatto amare questa appartamento, ci ha spinto a comprare una proprietà, e ci ha fatto fermare in una Scozia sull'orlo di due indipendenze.

La farfalla ha battuto le ali, ed il caos si rimescola.

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La Reconquista

Negli ultimi mesi scrivere su questo sito non è stato un grosso problema. Il codice dietro alle quinte funziona egregiamente, e nessuna delle varie estensioni che ho in mente è urgente, o mi blocca in qualche modo. Ma davanti alla tastiera c'è ancora qualcosa che non va: posso scrivere al pub, posso scrivere al caffé, ma scrivere a casa è ancora un problema.

Ad un impreciso punto dell'anno scorso, ho iniziato ad associare l'arrivare a casa con il portare avanti piccole cose secondarie, il leggere roba di vaga utilità su internet, ed in generale portare avanti attività che tendono al “far nulla”. Che di per sé non sono un problema, ma la forte associazione rende difficile usare lo stesso momento, quelle ore fra il tornare a casa dal lavoro ed il preparare cena, per scrivere testo o codice. E di tempo per queste cose non ce n'è mai abbastanza.

C'è voluto un po' per notare questo blocco, ed per aggirarlo ho iniziato a fermarmi, sulla via di casa, in posti con tavoli accoglienti. Ora ho deciso che lo stratagemma non è accettabile nel lungo periodo: serve una soluzione diversa. E siccome le abitudini si costruiscono e si smontano, questo post marca l'inizio della Reconquista del mio tardo pomeriggio, per farne quello che voglio, non quello il mio lasso mesencefalo suggerisce come via di fuga dopo il lavoro.

Non mi aspetto che sia un esercizio facile, né che ogni giornata produca grandi opere di bloggosa maestà. Anzi, il rischio all'inizio è di finire con post poco utili come questo. Un giorno il tag meta sarà visibile, e potrete evitarli!

Believe Me

Eddie Izzard, 2018

A metà Agosto sono andato a prendere caldo a Vienna. Visto che il volo era alle 6:40 di mattina, ho pensato di portarmi qualcosa di leggero da leggere. Sono uscito quindi dalla solita pila—è permesso!—ed ho messo nello zaino Believe Me, l'autobiografia di Eddie Izzard, un comico britannico.

In Italia non ho mai seguito la stand-up comedy, ma da queste parti ci sono personaggi dalla vena surreale con cui vado più d'accordo, fra cui Izzard. È un nome noto da queste parti: al tempo dei DVD ho visto qualche suo spettacolo, e di tanto in tanto partecipava a qualche show disponibile sull'iPlayer, quando questo era aperto a tutti. Nel 2009 avevo guardato qualche episodio della serie che lo vedeva correre una maratona al giorno in giro per il Regno Unito, per beneficenza1.

Ora, le biografie non mi attirano molto come genere, ma leggere libri insoliti è un'abitudine che sto cercando di coltivare. Il libro è abbastanza interessante e divertente, ma non ho un grande interesse per i dettagli dell'infanzia di un comico. Verso la metà, le cose migliorano: una carriera nello spettacolo di rado è lineare e semplice, e quella di Izzard passa attraverso diversi stadi e generi, con le difficoltà aggiunte che una persona transessuale non può che incontrare negli anni '80 e '90. Il libro ha un coerente messaggio, dopotutto: se vuoi fare qualcosa, devi darti da fare ed almeno provare; se ti dai per vinto prima di partire, di certo non ci riuscirai.

Uno dei capitoli migliori è dedicato ai suoi primi spettacoli, durante successive edizioni del Fringe Festival di Edimburgo, che si svolge giusto ad Agosto. Tornato dall'Austria, ho guardato la città ripiena di eventi con una prospettiva diversa, in particolare quei gruppetti di spettatori fermi per strada, l'attenzione su un comico, un acrobata, o un musicista.

I did feel that when I was balancing on that five-foot unicycle in manacles and saying to the audience that I was going to get out, even on a tough day when the weather was bad and the wind was blowing, a certain-size audience would always stick around to see if I succeeded, or if I died. Not died comedically but actually died.

Un quarto di secolo più avanti, lo spettacolo con il monociclo è ancora li, qualcun altro sul sellino, con un cerchio di gente attorno.

Ho biglietti per uno spettacolo di Eddie Izzard a fine Ottobre che purtroppo coincide con l'IndieWebCamp a Brighton. Ahimè, dovrò scegliere.


  1. La beneficenza funziona in modo strano da queste parti: devi fare cose bizzarre per una causa, e la gente fa donazioni. Più bizzarre le cose, più generose sono le offerte. 

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Treni e metropolitana sono ottimi, e riparto da Vienna senza problemi.

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